India: Omosessualità ritorna illegale

Grande giubilo internazionale, nel 2009, aveva suscitato la sentenza dell'Alta Corte di New Delhi che depenalizzava l'omosessualità in India, la quale aveva ridato vigore e speranza ad una comunità lgbt che vive in un continente, che se da un lato è in piena modernizzazione e sviluppo, dall'altro è ancora immerso in un profondo passato religioso.

Doccia fredda abbastanza pesante è arrivata in questo crepuscolo di 2013, con la Corte Suprema Indiana che annulla di fatto quella sentenza, rigettando nel panico milioni di persone lgbt in tutta l'India. Le pene, se applicate potrebbero comportare per le persone condannate, fino a 10 anni di reclusione e le associazioni Lgbt temono una nuova recrudescenza di violenze, fermi ed abusi da parte delle già corrotte forze di polizia.

Anche la premier indiana Sonia Gandhi ha preso posizione contro la reintroduzione della legge contro i gay.
Le associazioni ,tramite i loro legali e rappresentanti hanno annunciato comunque che non si faranno intimorire e che la battaglia indiana per i diritti lgbt continuerà.

Convegno "Contro Natura?" Sabato 9 Novembre 2013

Sabato 9 Novembre 2013
Palazzo della Gran Guardia - Verona

Contro la cosiddetta “teoria del gender” (versione semplificata e caricaturale di un ampio campo di ricerca accademica a cui appartengono gli studi di genere e le teorie queer) è in corso, in Italia, un’accesa polemica. Con il pretesto di discutere questioni teoriche, c’è chi si oppone alla legge contro omofobia e transfobia e sostiene pubblicamente che omosessualità e transessualità sono contro natura, che da esse si può e si deve “guarire”, che lesbiche, gay, bisessuali e trans* non sono persone felici, perché compiono il male – che “è come un pungolo che ferisce le loro coscienze”.

Buona notizia da Israele

[1] http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/.premium-1.547311

[2] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4430459,00.html

[3] http://972mag.com/israeli-high-court-strikes-down-law-allowing-imprisonment-of-asylum-seekers-without-trial/78948/

[4] http://www.acri.org.il/en/2013/09/16/anti-infiltration-overturned/

Le prigioni di Saharonim e Ktziot, dove sono detenuti oltre 2.000 richiedenti asilo in Israele
Oggi, 16 Settembre 2013, la Corte Suprema d'Israele ha dichiarato incostituzionale la legge che permetteva di detenere per TRE ANNI senza processo (nell'UE il limite è diciotto mesi) gli immigrati clandestini, che venivano rinchiusi nelle prigioni mostrate in fotografia.

Il verdetto è stato all'unanimità: nove giudici su nove, che hanno dato al governo israeliano 90 giorni per esaminare la posizione di ognuno dei circa 2.000 immigrati clandestini detenuti, e verificare che non abbiano diritto a chiedere asilo - la maggior parte di loro viene da Sudan ed Eritrea, dove hanno ogni motivo di temere per la loro vita.

In teoria, il verdetto riguarderebbe solo gli israeliani; in pratica, la giurisprudenza di una corte costituzionale influenza le altre, ed il fatto che perfino in un paese ossessionato dalla sicurezza ed in cui le minoranze etniche e religiose sono vilipese (per non dire maltrattate), non si può porre la dignità umana in secondo piano, può ispirare positivamente il resto del mondo.

Raffaele Ladu

Verona contro l'Omofobia - NOI CI SAREMO!

Verona Sabato 21 settembre 2013 -
Piazza Bra, davanti al Palazzo della Gran Guardia - dalle ore 8.00 del mattino, ore 18.00 del pomeriggio.

Noi ci saremo! Presidio per i diritti gay-lesbici-bisex-trans-intersex e queer. 


Per contrastare l’omofobia dei Tosi-boys e contestare gli pseudo-scienziati che parteciperanno al convegno “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo”, in pratica un’accozzaglia malassortita di antievoluzionisti e integralisti cattolici, il tutto con patrocinio di Comune e Provincia, sala gratis e saluti del vescovo, del sindaco e del presidente della Provincia di Verona. Presidio creativo con fantastici giochi a premi all’insegna del famoso torneo Tocachi-acitocatoca Il presidio va avanti tutto il giorno, per chi arriva da fuori Verona e non volesse passare tutta la giornata in Piazza consigliamo di esserci dalle 15.00 in poi, dato che da quell'ora entrerà nel vivo, altrimenti noi saremo in Piazza dalle 8.00 del mattino.

Partecipate numerosi, l’iniziativa ha già raccolto moltissime adesioni a livello locale, regionale e nazionale Vieni con noi A sbeffeggiare I supereroi I super super super Tosi-boys E’ una produzione: Circolo Pink GLBTE Verona, Arcigay Pianeta Urano Verona, Milk center Verona, Gruppo Lieviti - Bisessuali, pansessuali e queer, Arcilesbica Verona, Sportello Migranti LGBT Verona. 

LGBT nel mondo: venerdì 20 settembre 2013 al Milk

Nell'ambito delle attività dello Sportello Migranti LGBT di Verona, Arcigay Pianeta Urano propone una serata di dibattito sul tema delle persecuzioni contro le persone LGBT nel mondo: faremo il punto della situazione con Pier Cesare Notaro (Il Grande Colibrì) sul mondo arabo-musulmano e con Marina Sorina, dottore di ricerca in letteratura russa e guida turistica, sul fronte più caldo di questo periodo, la Federazione Russa. 

L'incontro, aperto a tutti/e, sarà preceduto, dalle 20 alle 21, da un aperitivo con buffet per l'autofinanziamento della sede (offerta minima 3 euro). 

"Put it In Putin", arriva la prima parodia porno su Putin


Per aiutare le persone LGBT russe a chiedere asilo in altri paesi. 


Sarà presto una realtà l'iniziativa di uno studio di porno gay di donare il 100% dei profitti per aiutare le persone LGBT russe a cercano l'asilo in occidente e fuggire dalle persecuzioni nella Russia di Putin. Il Proprietario della Monarchy Distribution, Mike Kulich ha annunciato la creazione della Boys Town Studios il mese scorso dopo aver appreso il trattamento orribile che le persone LGBT stanno subendo in Russia dopo l'approvazione della famigerata legge Contro la Propaganda gay. "Voglio aiutare le persone che soffrono in tutto il mondo e che vivono in paesi che utilizzano modi sempre più sofisticati per perseguitare i gay", ha detto, voglio, continua "fare porno di qualità." Kulich progetta di contribuire alla causa della lotta alle discriminazioni, donando il 100% delle vendite di DVD e altri formati per beneficenza aiutando, LGBT russi che cercano asilo. Scettico all'inizio, Kulich si è già assicurato un dominio per il nuovo sito e sostiene di essere già in fase di post-produzione del suo primo titolo, "nel profondo del buio". Lo studio sta già lavorando velocemente al secondo titolo che sarà una parodia della vita e dell'ascesa al potere di Vladimir Putin e s'intitolerà " Put It In Putin". La trama narra della storia d'amore tra Putin e la sua guardia del corpo, un tenente dell'armata rossa di nome Alessandro. «Questa sarà una storia d'amore per i secoli." dice Kulich e la sua uscita è prevista per novembre.

Trad. ed elaborazione di Zeno Menegazzi

Denmark: Petition with over 50,000 signatures delivered to Russian embassy against anti-gay law



50,000 Danes signed a petition in protest against the new homophobic law in Russia, which bans the promotion of “non traditional relationships”. On Wednesday morning representatives from Amnesty’s Danish branch and To Russia with Love Denmark met with the Russian Embassy in Copenhagen and delivered the signatures. Amnesty’s campaign coordinator Helle Jacobsen. said: ”The massive support from Danes shows that we in this country have the fundamental understanding that love knows no boundaries and that everyone should be allowed to love who they want. Regardless of your sexuality, you have the same rights as everyone else. The message has been sent to President Putin of Russia together with a demand that the law should be withdrawn.”

L'ONU alla Russia: Abrogate la legge antigay

Mentre il Comitato Olimpico Internazionale ha ribadito il fermo divieto a qualsiasi manifestazione contro le norme anti gay vigenti in Russia da parte di tutti gli atleti che prenderanno parte a Solchi 2014, dall'Onu è finalmente giunta la prima posizione ufficiale. L'ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, infatti, ha espresso la propria condanna e ne ha richiesto l'abrogazione. «Queste misure -ha dichiarato Claude Cahn dell'Alto Commissariato- sono la base per molestie permanenti e regolari come anche per la detenzione arbitraria e contribuiscono a creare un clima di terrore per ogni persona che lavora nel campo della promozione dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali». Ad essere inclusa nel monito non è stata la sola Russia, ma anche le altre nazioni che hanno ritenuto di voler seguire il suo esempio nel punire la cosiddetta "propaganda omosessuale" (come la Repubblica Moldava e l'Ucraina). Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2013/08/lonu-chiede-labrogazione-delle-leggi.html

Russia antigay: La Lingua biforcuta di Vitaly Mutko

La Lingua biforcuta di Vitaly Mutko, ministro russo dello sport: Atleti e turisti che verranno a Sochi per le Olimpiadi Invernali nel 2014 stiano tranquilli, non saranno perseguiti per la legge antigay... o forse si...vedremo!

Commento e traduzione (da CBSnews) di Zeno Menegazzi

La Legge russa che vieta "propaganda Gay" verso i minori, non viola la vita privata di atleti e spettatori che verranno alle Olimpiadi invernali del prossimo anno a Sochi, così ha affermato Vitaly Mutko, ministro russo dello sport.
Ma i commenti di Vitaly Mutko nel giorno finale dei campionati del mondo di atletica lasciano aperta la possibilità che gli atleti olimpici, turisti e visitatori appassionati di sport, potranno anche essere perseguiti per legge, se faranno affermazioni che potrebbero essere considerate propaganda gay.
In una conferenza stampa di Domenica, Mutko ha paragonato le relazioni omosessuali all'abuso di sostanze. "Vogliamo proteggere i nostri bambini, la cui psiche non è ancora formata dalla propaganda del consumo di droga, ubriachezza e rapporti sessuali non tradizionali", ha detto Mutko.
L'omosessualità è stata depenalizzata in Russia nel 1993 e Mutko, insieme ad altri funzionari russi, si è preoccupato di sottolineare che la legge non penalizza l'orientamento o l'attività omosessuale.
"Posso dire ancora una volta che la libertà di atleti, ospiti russi e stranieri che vengono a Sochi saranno assolutamente protetti", ha detto Mutko. Tuttavia, la legge riflette la diffusa ostilità verso gli omosessuali nella società russa e verso i suoi problemi correlati ad essa. La legge penalizza chi diffonde informazioni volte a persuadere i minori che i rapporti "non tradizionali" sono normali o attraenti, ma non definisce e stabilisce di preciso che cosa sarebbe considerato informazione o diffusione. Così è possibile che chiunque indossa una bandiera arcobaleno per la strada o la scrive post o notizie su relazioni gay su Facebook, per esempio, potrebbe essere accusato di "propaganda". 

La questione ha attirato l'attenzione ai campionati del mondo di questa settimana quando svedese saltatore in alto Emma Green Tregaro, ha dipinto le sue unghie nei colori dell'arcobaleno per sostenere gay e lesbiche. Il gesto della Green Tregaro, che ha detto è stato finalizzato a promuovere la tolleranza, ha fatto scattare un reclamo dall'atleta russa, stella di salto con l'asta Yelena Isinbayeva , che ha affermato che con quel gesto la Green Tregaro stava mancando di rispetto Russia. Dopo che i funzionari della IAAF, organo di governo dello sport, hanno detto che il gesto poteva essere una violazione del codice del concorso di condotta, la Green Tregaro è apparsa nel round finale di Sabato con le unghie rosse.
Due volte campione olimpico di pattinaggio artistico Johnny Weir ha detto alla CBSNews che considera la Russia "il più magnifico posto nel mondo", ma è preoccupato che "in Russia, solo per il semplice fatto di essere gay, è possibile essere arrestati, multati, ed è una cosa terribile anche solo a pensarlo. " La legge contro la Propaganda gay  ha scatenato una campagna negli Stati Uniti di boicottare vodka russa e una mobilitazione chiesta dagli attivisti gay di boicottare le Olimpiadi invernali di Sochi 2014.
Mutko ha minimizzato la polemica di Domenica. "A mio parere, i media occidentali, i media fuori dalla Russia, dovrebbero dare più attenzione a ciò che facciamo in Russia", ha detto Mutko.

SOS RUSSIA: Campagna Associazioni LGBT Italiane

SOS RUSSIA: LE ASSOCIAZIONI LGBTI ITALIANE LANCIANO UNA CAMPAGNA NAZIONALE A SOSTEGNO DEGLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI DELLE PERSONE LGBTI IN RUSSIA.
Associazione Radicale Certi Diritti, Agedo, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Equality Italia, Arcilesbica e Rete Genitori Rainbow lanciano la campagna SOS RUSSIA a sostegno delle associazioni che combattono per i diritti umani delle persone LGBTI nel grande Paese euroasiatico.


La situazione in Russia è particolarmente drammatica: gli attivisti LGBTI sono costantemente oggetto di violenze da parte della polizia durante le manifestazioni, i crimini d’odio hanno raggiunto un livello estremamente preoccupante, mentre lo Stato continua a varare leggi che rendono impossibile la vita delle persone LGBTI. Poche settimane fa Putin ha promulgato una legge che sanziona su tutto il territorio nazionale la "propaganda di relazioni sessuali non tradizionali davanti a minori”, rendendo di fatto impossibile pronunciare le parole “gay”, “lesbica”, “bisessuale”, “transessuale” e “intersessuale” in qualunque contesto pubblico. Ultime vittime di questa legge sono stati 4 registi olandesi che stavano girando un film su una storia d’amore tra due persone dello stesso sesso. Ma il lavoro delle associazioni per i diritti delle persone LGBTI è reso impossibile da un’altra legge che obbliga all’iscrizione a un particolare registro tutte quelle associazioni che ricevono fondi da enti non russi. La mancata iscrizione a questo registro degli “agenti stranieri”, che nel contesto russo equivale a essere considerati traditori della patria, comporta sanzioni pesantissime. Le associazioni che difendono i diritti umani delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali in Russia si rifiutano di essere considerate degli agenti di potenze straniere poiché ciò significherebbe dar ragione a chi sostiene che l’omosessualità è una degenerazione importata in Russia dall’Occidente. Invece le associazioni LGBTI russe si battono per proteggere i diritti dei cittadini russi e aiutare il loro Stato a rispettare la propria Costituzione Federale che impone il rispetto dei diritti umani di tutti. Questa situazione ha portato varie associazioni LGBTI a dover pagare multe salatissime (sino a 25.000€) e a dover interrompere tutti i progetti fatti in collaborazione con enti non russi, dovendo conseguentemente restituire le somme anticipate.


Per aiutare le associazione LGBTI russe a sopravvivere e a continuare il loro prezioso lavoro l’Associazione Radicale Certi Diritti, Agedo, Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Equality Italia, Arcilesbica e Rete Genitori Rainbow hanno deciso di dare il via a una corsa di solidarietà nazionale per raggiungere la somma di almeno 10000€ entro la fine di agosto. Per effettuare una donazione basta seguire questo link: www.sosrussia.it. Tutte le associazioni italiane che hanno a cuore la difesa dei diritti umani nel mondo sono invitate ad aderire all’iniziativa inviando una mail a info@certidiritti.it.

Russia: Arresteremo turisti "Palesemente gay"

Dopo la firma del presidente Vladimir Putin sulla legge che vieta la "Propaganda gay", nonostante manifestazioni e proteste internazionali anche da parte di importanti istituzioni come il Parlamento Europeo e dell'amministrazione USA, la Russia annuncia un nuovo provvedimento omofobo che prevede l'arresto e il trattenimento dei turisti stranieri "palesemente gay". Un motivo in più, non solo per evitare qualsiasi viaggio in Russia, ma per avviare finalmente un sistematico boicottaggio del turismo e dei prodotti russi.

Leggi art. (Eng) http://www.travelandescape.ca/2013/07/russia-says-it-will-arrest-openly-gay-tourists/

FREE UGANDA! Martedi 14 Maggio 2013 @ Milk Center

Circolo pink GLBTE Verona e Arcigay Pianeta Urano 
presentano

"Free Uganda"
incontro con Sandra Namutebi attivista lesbica dell'associazione Freedom and Roam Uganda.

SABATO 14 MAGGIO 2013 - ore 21
al MILK Center Verona

La situazione in Uganda per le persone gay lesbiche e transessuali è sempre difficilissima. Dopo il tentativo da parte del parlamento ugandese di approvare una legge contro le persone GLBT il tasso di omofobia e transfobia nel Paese è molto cresciuto, dato che tanti pensano che la legge sia già in vigore. Molto frequenti sono le notizie di gay, lesbiche e trans attaccati fisicamente dalla polizia e dalla popolazione. Nessuno di noi ha scordato l'omicidio di David Kato, attivista gay ucciso nel 2011 proprio a causa della sua visibilità e del suo attivismo. Il disegno di legge rimane sempre lì con il rischio che approdi in Parlamento per essere discusso e magari approvato in Parlamento. I politici del nuovo parlamento, insediatosi nel 2011, assicurano che nella nuova versione è stata eliminata la pena di morte. Gli attivisti sono molto scettici su questa terribile precisazione e, fino a che non sarà reso pubblico il testo definitivo, rimangono sempre all'erta, perché l'incolumità fisica di gay lesbiche e trans in Uganda è continuamente a rischio. Per conoscere meglio questa, purtroppo, tragica realtà, il Circolo Pink e Arcigay Pianeta Urano hanno organizzato l'incontro con Sandra Numubeti, in Europa per cercare di attivare sempre più contatti affinché la vita delle persone GLBT in Uganda possa cambiare.


La serata si svolgerà al Milk Center di Via Nichesola (ex sede PD) a San Michele Verona, dalle ore 21.00.  In collaborazione con: Sportello LGBT Migranti Verona

Dal consiglio d'Europa una iniziativa contro la repressione anti LGBT in Russia

"Finalmente, dopo molte sollecitazioni, anche dal Consiglio d'Europa parte un
primo segnale di denuncia nei confronti della repressione che, nella
Federazione russa, si sta compiendo contro i cittadini omosessuali e LGBT e le
loro associazioni".

Così ha dichiarato oggi Luciano Vecchi (PD), consigliere regionale dell'Emilia-
Romagna e membro del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'
Europa.

Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa – organizzazione che riunisce
tutti i Paesi del Continente, Russia compresa – rispondendo ad una
interrogazione sul tema della "legislazione discriminatoria contro i cittadini
LGBT in Russia" presentata dal democratico italiano Luciano Vecchi – ha infatti
dichiarato che essa e' "non conforme alla Dichiarazione Europea dei Diritti
dell'Uomo", che "qualora adottata violerebbe i principi di libertà di
espressione ed associazione che devono essere garantiti a tutti i cittadini" e
che "occorre evitare che la Duma – il Parlamento russo – la adotti
definitivamente con una seconda lettura".

"Si tratta solo di un primo ma pur importante passo – ha affermato Luciano
Vecchi. E' necessario bloccare l'adozione di una legislazione che considera
reato, punibile con il carcere, anche la sola espressione di "tolleranza" nei
confronti delle persone omosessuali; bisessuali o transessuali e che incita la
prosecuzione delle inaccettabili violenze a cui gli individui e le comunità
LGBT sono sottoposti in Russia".

"Sul tema della non discriminazione in base all'orientamento sessuale – ha
concluso Vecchi – il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'
Europa adotterà, nei prossimi mesi, una raccomandazione che avrà un impatto in
tutti i 47 Stati aderenti al Consiglio d'Europa."

Pubblicato da Lorenzo Bernini
Fonte: http://blog.lucianovecchi.it/?p=4826

Kosovo: sfidare l’omofobia

di Francesco Gradari

"Challenging Homophobia" è il titolo del primo progetto europeo per la tutela
e la promozione dei diritti delle persone LGBT in Kosovo. Nasce per sostenere
una comunità LGBT in crescita, ma intimorita da episodi di violenza tollerati
dalle istituzioni. Ne parliamo con Simon Maljevac dell'organizzazione
Legebitra, promotore dell'iniziativa

Il 14 dicembre 2012 una ventina di uomini hanno fatto brutalmente irruzione
all'interno della Sala Rossa dello Youth Palace "Boro i Ramizi", luogo di
ritrovo giovanile e sede di eventi culturali in pieno centro a Pristina, a due
passi dal celebre monumento "New Born".
La missione punitiva si è conclusa con la distruzione del palco e l'
aggressione fisica ai danni di un giovane attivista, mentre le forze dell'
ordine presenti sul posto per garantire la sicurezza sono rimaste immobili.
Questa volta, le motivazioni della violenza non avevano carattere etnico o
politico: si è trattato invece di un atto di intimidazione nei confronti della
comunità LGBT del Kosovo.
Quella sera era in programma la presentazione al pubblico del quarto numero
del magazine "Kosovo 2.0" (www.kosovotwopointzero.com/en). Dopo aver già
affrontato nei tre numeri precedenti temi tabù per l'opinione pubblica
kosovara, come l'immagine del Kosovo post-indipendenza, la corruzione e la
religione, lo staff di Kosovo 2.0 ha deciso di rincarare la dose intitolando
"Sex" l'ultima edizione del magazine (scaricabile dal sito). All'interno della
rivista, ampio spazio è stato dedicato alla descrizione delle condizioni di
vita della comunità LGBT in Kosovo attraverso la viva voce dei suoi membri.
All'aggressione fisica è seguita una dimostrazione di protesta a cui hanno
aderito un centinaio di manifestanti. Riunitisi all'esterno del palazzo essi
hanno innalzato cori e urla del tipo "Via i pederasti!" e "Allah u akber!".
Visto il clima di violenza e di tensione, l'evento lancio della rivista è stato
interrotto per decisione degli stessi organizzatori.
L'analisi di quanto è accaduto è tutta nelle parole di un comunicato emesso su
Facebook da "Kosovo 2.0" il giorno successivo all'episodio: "I fatti di
violenza della notte scorsa rivelano in modo inconfutabile il bisogno di un
pensiero libero e critico (nel paese). Essi dimostrano, inoltre, quanto
facilmente i diritti umani possano essere messi in pericolo dagli estremismi
religiosi, dalle tifoserie organizzate e dalla ristrettezza mentale".
Quello ai danni di Kosovo 2.0 non è di certo il primo atto di violenza ai
danni di sostenitori e/o appartenenti alla comunità LGBT del Kosovo. A fine
2011, il personale di un bar dichiaratosi "gay-friendly" sul web (il "Pure
Pure") era stato oggetto di pesanti minacce via internet e di persona ad opera
di un gruppo di tifosi organizzati della capitale. Il risultato?
Nel giro di pochi mesi il locale è stato rinnovato e ha cambiato completamente
la sua immagine. Il cameriere "responsabile" dell'apertura alla comunità LGBT è
stato costretto a trasferirsi all'estero per sfuggire alle minacce e agli
insulti. Episodi simili sono stati registrati anche a danno della ong
"Libertas", la quale ha recentemente inaugurato a Pristina un "social-space"
per la comunità LGBT.
Queste tristi azioni di intimidazione fotografano alla perfezione e
racchiudono in sé, da un lato, tutto il coraggio di una piccola ed emergente
comunità LGBT che tenta di far valere i propri diritti e, dall'altro, la
reazione, spesso violenta e tollerata dalle istituzioni, di ampie frange
omofobe presenti nella società kosovara.
Simon, quali sono le condizioni di vita dei membri della comunità LGBT in
Kosovo?
Le persone che appartengono alla comunità LGBT nella quasi totalità dei casi
preferiscono nascondere la loro identità di genere e le proprie preferenze
sessuali. Evitano di parlare apertamente di questo tema e dei loro diritti.
Hanno il fondato timore di poter essere discriminate e stigmatizzate e ne
temono le conseguenze. L'ong Center for Social Group Development di Pristina,
impegnata da anni nel supporto sanitario ai membri della comunità, sostiene che
i comportamenti di una società tradizionalista come quella kosovara nei
confronti dell'omosessualità intimidiscono la maggioranza dei gay e delle
lesbiche portandoli a non rivelare a nessuno i propri orientamenti sessuali.
Vivono pertanto in un clima di costante insicurezza e timore per la propria
sorte. Ed è questo il motivo principale che spinge molti di loro a cercare
asilo in altri paesi.
L'omofobia è ancora profondamente radicata nella società kosovara: i membri
della comunità LGBT sono vittime di un'ampia discriminazione non solo nella
sfera pubblica, ma anche e soprattutto a livello di famiglia di appartenenza, e
condannati a rimanere invisibili. Questo è confermato dalla pressoché totale
assenza, escludendo poche eccezioni a Pristina, di luoghi di ritrovo e
incontro. Non vi sono bar né altri locali "LGBT-friendly", ma solo rare
attività o eventi privati organizzati dagli attivisti della comunità.
Se confrontata con quella di altri paesi della regione, la cornice legale del
Kosovo è molto all'avanguardia in termini di riconoscimento dei diritti delle
persone LGBT. Qual è il ruolo giocato dalle istituzioni locali nel combattere l'
omofobia?
A dispetto di quanto sancito formalmente dalla Costituzione, è impossibile
oggi per la comunità LGBT poter esercitare i propri diritti a causa di una
diffusissima omofobia. La mancata applicazione da parte delle istituzioni delle
norme in vigore che riconoscono i diritti delle persone LGBT rappresenta un
aspetto cruciale delle difficoltà esistenti nel contrasto all'omofobia. Non vi
sono molti casi di omofobia che vengono denunciati e trattati dalle autorità
pubbliche. Questo non vuol dire però che gli episodi di omofobia siano rari, ma
piuttosto che le persone LGBT non si fidino delle autorità e che,
conseguentemente, siano portate a non denunciarli.
Credo che l'unico modo per ottenere il rispetto dei diritti delle persone LGBT
e una reale implementazione della legislazione esistente sia quello di
accrescere la consapevolezza e la conoscenza dei pubblici ufficiali. Molti
funzionari di polizia e del sistema giudiziario hanno loro stessi pregiudizi e
comportamenti omofobici. Questo impedisce loro di compiere il proprio dovere:
molto spesso, infatti, essi si rifiutano di prendere sul serio segnalazioni di
minacce provenienti dalla comunità LGBT o di perseguire chi ha commesso dei
crimini a danno dei suoi membri. Tutto ciò fa sì che l'omofobia presente nella
società venga rafforzata dall'incapacità delle istituzioni di tutelare i
diritti della comunità LGBT. Le leggi esistenti in materia non trovano in
sostanza una reale applicazione.
Il problema di fondo è che finora non vi è mai stata nel paese una vera e
propria discussione pubblica sulla diversità sessuale: l'opinione pubblica non
si è mai confrontata apertamente su questo argomento. D'altro canto, i media
non danno copertura al tema dei diritti delle persone LGBT. Nella maggioranza
dei casi, il loro interesse è limitato agli episodi violenti di omofobia come
quello ai danni di "Kosovo 2.0". Vi è un bisogno profondo di far conoscere ai
non appartenenti alla comunità le condizioni di vita quotidiane delle persone
LGBT e di educarli al rispetto dei loro diritti.
In che cosa consiste il vostro progetto e chi sono i vari attori in esso
coinvolti?
L'obiettivo di fondo del nostro intervento ("Challenging homophobia – Building
support systems for LGBT people in Kosovo") è quello di rafforzare la comunità
LGBT del Kosovo attraverso uno scambio di buone prassi, esperienze e strumenti
con la nostra organizzazione. Legebitra (www.drustvo-legebitra.si) è impegnata
da anni nello sforzo di inclusione sociale e nella tutela dei diritti delle
persone LGBT in Slovenia e nel resto dei Balcani. Attraverso le nostre
iniziative puntiamo a migliorare le condizioni di vita delle persone LGBT,
ponendo particolare attenzione ai giovani.
Dai dati e dalle informazioni che abbiamo raccolto in fase di preparazione
dell'intervento, è emerso che il livello di organizzazione della comunità LGBT
del Kosovo è davvero basso. Grazie al contributo di validi attivisti vengono
realizzate iniziative, ma manca un approccio sistematico alla lotta contro la
discriminazione, gli stereotipi e i pregiudizi. Attraverso visite studio e
attività di formazione, ricerca e sensibilizzazione intendiamo sostenere il
percorso che la comunità LGBT del Kosovo ha intrapreso verso una sua maggiore
strutturazione e presenza nella vita pubblica e politica del paese. A fine
marzo pubblicheremo, ad esempio, il primo report sulle condizioni di vita della
comunità LGBT in Kosovo.
La nostra strategia prevede anche il coinvolgimento e la sensibilizzazione
delle istituzioni kosovare, come enti locali, forze di polizia, personale
sanitario e insegnante. Il progetto è finanziato dall'Unione Europea. E'
promosso da Legebitra, ma vede anche la partecipazione, in veste di partner, di
IRD Slovenia del Center for Peace and Tolerance.


Pubblicato da Lorenzo Bernini
Fonte: http://www.balcanicaucaso.org/aree/Kosovo/Kosovo-sfidare-l-omofobia-
131780

Russia, Putin vara la legge anti-gay: "Sarà vietato persino parlarne"

La Duma approva il divieto di propaganda. Arrestati i manifestanti che
protestavano davanti al Parlamento. Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei
russi sono d'accordo. E l'opposizione tace
NICOLA LOMBARDOZZI


MOSCA - Rappresentano da sempre la più fragile, la meno amata, delle tante
opposizioni al governo di Vladimir Putin. Adesso gli omosessuali di Russia
stanno per essere definitivamente emarginati per colpa dell'ennesima legge dal
gusto sovietico. Con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo ha
approvato ieri l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in
vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città
russe: il divieto di propaganda omosessuale.

Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e
delle speranze dei cittadini gay. La definizione, strategicamente un po' vaga,
di "propaganda" darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe
(fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad
esprimere un'opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Ma
soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni,
concerti, che possano essere ritenuti a rischio di "propaganda gay".

Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel '34 e abolito
solamente nel '93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di
omosessualità ma l'evocazione del passato è evidente e pesante. E tanti anni di
omofobia di Stato hanno comunque lasciato un segno. Pochissimi contestatori
ieri davanti alla Duma. Solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al
semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l'unica cellula di attivisti
Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni
lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.

Nell'indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione hanno
sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a
baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan. E' bastato un solo furgone per
portare in cella i trenta ragazzi catturati dopo qualche ben assestato colpo di
manganello. Mentre salivano sul cellulare hanno preso qualche calcio e qualche
sputo anche dai soliti estremisti della Chiesa ortodossa, sempre in piazza in
occasioni come queste. Gli stessi che esultavano davanti al tribunale per la
condanna delle Pussy Riot.

In aula intanto si poteva ascoltare una raffica di pareri e di pregiudizi che
sono purtroppo largamente diffusi nell'opinione pubblica. "Siamo in Russia, non
a Sodoma e Gomorra", diceva uno particolarmente esaltato. "Non è una legge
contro gli omosessuali - spiegava in vena di giustificazioni - quanto una via
per proteggere la nostra gioventù i cui valori sono minacciati da certi
discorsi, certe immagini scandalose". E i giornali più allineati riportavano
con evidenza i risultati dell'istituto di sondaggi più serio del Paese, la
Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d'accordo con la decisione del
Parlamento. E c'è di peggio: due terzi della popolazione ritiene che
l'omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell'esercito
russo di radiare ogni "sospetto omosessuale" dal servizio militare.

La mancanza di solidarietà nei confronti dei giovani malmenati e arrestati del
resto parla da sola. Il blogger anti corruzione Aleksej Navalnyj, ritenuto uno
dei più coraggiosi oppositori del Cremlino e che attacca ogni giorno qualunque
decisione del Parlamento, preferiva rimanere in silenzio. Solo la scrittrice
Ljudmilla Ulitskaja, accettava di mettere tra virgolette una dichiarazione
contro "una legge medievale che gioca sull'ignoranza di una popolazione ancora
dominata da pregiudizi e da retoriche machiste".

Anche Vladimir Putin tace. Sull'omosessualità ha sempre evitato di esprimere
pareri ma ha sempre precisato: "La Russia ha un problema demografico, io ho il
dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".

Pubblicato da Lorenzo Bernini
Fonte:http://www.repubblica.it/esteri/2013/01/26/news/putin_vara_la_legge_anti-
gay_vietato_persino_parlarne-51313130/?ref=HRER2-1

Cameroon: gay man stoned to death

There are reports that a Nigerian man was stoned to death in northern Cameroon
on Sunday after he was found allegedly having sex with a 17-year-old boy.

According to camnews24.com, Lamine Goche, a wholesale medicine supplier, was
murdered by a crowd in the Central Market of Maroua, after he was caught in the
act in his shop.

A street child alerted fellow traders to the activity in the shop by crying
out "Samaroka! Samaroka!" (homosexual in the Fulfulde language).

Said to be in his thirties, Goche was an Islamic teacher, a fact which is
likely to have added to the crowd's fury.

One merchant was quoted as saying: "We suspected for years. But Allah did not
give us an opportunity to act. … Today Allah answered our prayers and we
surprised him."

Another commented: "We had never seen him in action, especially because he was
hiding beneath religious attire and pious behaviour."

Goche's body is reported to have been left out by the attackers and was later
buried by Christians. The 17-year-old was taken to the district chief. His fate
is unknown.

Both male and female same-sex sexual activity is illegal in Cameroon, with
penalties including imprisonment of up to five years.

In November, the United Nations Office of the High Commissioner for Human
Rights said it was "deeply concerned" about the plight of LGBT people in
Cameroon.

The office's Rupert Colville said he was worried about ongoing reports of the
harassment, intimidation, arrest and imprisonment of individuals on suspicion
of being lesbian or gay.

Fonte: http://www.mambaonline.com/article.asp?artid=7765
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Climate Of Fear Among LGBTI Cameroonians

A GAY activist in Cameroon has said that they have received reports of LGBTI
members being targeted by blackmailers through dating sites.

In an article, Yves Yomb, executive director of Alternatives-Cameroun said
that 'a climate of fear has spread in the LGBTI community of Cameroon because a
group of criminals has infiltrated dating websites frequented by homosexuals'
in recent weeks.

Earlier this week, unconfirmed reports say that a gay man was lynched to death
in a market place after he was caught having sex with a 17 year old boy.

Yomb highlighted cases of several gay and lesbian members who fell victim to
blackmailers who were using dating sites to target victims. The latest victim,
from Douala was attacked by three people who threatened to expose his sexuality
unless he gave them money.

Yomb says that the victim traced the attack after he met one of the member of
the gang in 2011 and after spending a night together, he was asked to part with
money.

'A year later, the gang returned to the victim's home with three accomplices
and demanded money under threat of revealing he was gay. After a violent fight
between the victim and his attackers, the gang escaped with some of his
possessions,' writes Yomb.

The lead member of the gang was arrested and forced to return the stolen good
after intervention from Alternatives-Cameoroun.

Earlier this year, a Cameroon court acquitted two men who had been handed 5
year sentences for 'looking gay.' According to reports, the two were alleged to
have been caught having oral sex in a car in the capital.

The judge who sentenced the two said that they were gay 'given they were
drinking Bailey's liqueur' a remark that was regarded as irrelevant.

Lesbians are also targeted, writes Yomb. A recent case of a lesbian who was
blackmailed by a lady she met online proves this.

The victim had agreed to meet in a hotel with the lady she met online but
after a while, another man joined them saying he was a police officer and
threatened to take the victim to a police station and charge her with
lesbianism.

'We have received many other complaints from members of the LGBTI community
about blackmail and ambushes,' notes Yomb. 'All these abuses were planned with
the complicity of some members of the LGBTI community and most of the abusers
are also from this community.'

He added: 'It is sad to see that a community so strongly discriminated against
by society has begun to fight itself. It is also sad to see that the LGBTI
community in Cameroon is, as the French writer Aimé Césaire said, a crowd which
doesn't know how to be a crowd.'

You can also follow Identity Kenya on Twitter for the latest news, jobs,
updates, info and events and much more here https://twitter.com/IdentityKenya

Fonte: http://identitykenya.com/index.php/homepage/featured/1120-climate-of-
fear-among-lgbti-cameroonians

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Une ONG tunisienne accuse des militants pro-islamistes de l'avoir attaquée

L'Association tunisienne de soutien des minorités, qui lutte contre
l'antisémitisme et l'homophobie, a accusé mercredi une organisation
controversée de militants proches des islamistes au pouvoir d'avoir vandalisé
et cambriolé ses locaux.
"Notre local a été vandalisé et cambriolé, nous venons de porter plainte. Nous
savons très bien qui a fait ça, c'est la Ligue de protection de la révolution
qui nous a menacés à plusieurs reprises", a déclaré à l'AFP Yamina Thabet, la
présidente de l'assocation.
Elle a précisé que les sections de la Ligue dans les quartiers du Kram et de
la Goulette (banlieue de Tunis) avaient mis en garde l'association, via le
réseau social Facebook et oralement, contre des représailles à cause de
l'organisation le 29 décembre d'une commémoration de la déportation des juifs
tunisiens durant la Seconde guerre mondiale.
"Ils nous ont traités de sionistes, et d'autres choses que je n'ose pas
répéter. Ils nous ont dit 'on v'a s'occuper de vous'", a ajouté Mme Thabet.
Selon elle, le ministre de l'Intérieur Ali Larayedh a promis de "se charger
lui-même de l'affaire".
La Ligue de protection de la révolution, sorte de milice favorable aux
islamistes d'Ennahda qui dirigent le gouvernement, est au coeur de plusieurs
scandales.
Elle est accusée d'avoir attaqué en décembre les locaux du principal syndicat
du pays, l'UGTT, et d'être responsable du meurtre en octobre d'un militant de
l'opposition dans le sud du pays. De nombreux partis et ONG ont demandé la
dissolution de cette organisation.
L'Association tunisienne de soutien des minorités est très active dans les
domaines de la lutte contre l'antisémitisme et la reconnaissance des droits des
homosexuels, alors que l'homosexualité est passible de trois ans de prison en
Tunisie.
En décembre, cette ONG a porté plainte pour incitation à la haine contre un
imam de la banlieue de Tunis, dont un prêche appelant à un génocide divin des
juifs avait été diffusé à la télévision en direct le 30 novembre.


Fonte: http://www.jeuneafrique.com/actu/20130109T181645Z20130109T181644Z/une-
ong-tunisienne-accuse-des-militants-pro-islamistes-de-l-avoir-attaquee.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Second Uganda gay youth worker arrested for ‘recruiting’ teens into homosexuality

Ugandan police arrest a second LGBT advocate and youth worker for law on
homosexuality that doesn't exist

BY DAN LITTAUER

Kabuye Najibu, of the LGBT group Youth on Rock Foundation, was arrested in
Uganda today while visiting his co-worker who had been arrested on New Year's
Eve.

Najibu has been arrested on charges which relate to homosexuality, and could
possibly include the unfounded allegation of 'recruitment into homosexuality',
which does not exist under Ugandan law.

Frank Mugishu, of the Sexual Minorities of Uganda (SMUG) charity, told GSN
that Najibu was arrested when he entered Kawempe police station in order to
bring food to his detained friend and colleague Joseph Kaweesi.

According to Melanie Nathan, South African attorney and LGBT rights advocate
based in the USA, both Najibu and Kaweesi have been arrested for 'crimes
relating to homosexuality' and 'recruitment into homosexuality'.

In November 2012, Rebecca Kadaga, the speaker of the parliament of Uganda,
promised to enact a revised anti-homosexuality bill (AHB), providing for
harsher penalties against suspected LGBT people and anyone who fails to report
them to authorities, including long-term imprisonment and the death penalty for
what the law terms 'repeat offenders'. The notion of 'recruiting' is implicit
in the AHB bill.

Neither bail nor a trial date has been set.

A third man, according to Nathan, whose identity has not disclosed for his own
safety, was with Najibu at the time and witnessed the arrest, but managed to
escape.

The witness stated that the police officers had Kaweesi and Najibu's Facebook
pages open on their computers when he was present and told it may be used as
'evidence' to convict the two.

Nathan expressed concern that the police may be targeting Ugandan human rights
defenders through Facebook posts.

Mugishu told GSN that the police have been extracting information out of
Kaweesi through interrogation and this may lead to further arrests.

He said: 'We are liaising with the police at all levels, working hard to get
them both released, I hope by tomorrow.

'My fear is, however, that by interrogating the two, the police are collecting
as much information as they can – they already are very likely to have by now a
list of names, telephone numbers and addresses.

'The police are operating in the same neighbourhood of the two - they know
them by name, by face and their parents.

'They have most likely been following the meetings of the youth group for
sometime now – so this operation is coordinated and planned'.

Earlier this week, the office of SMUG was broken into and vandalized, with
much its equipment having being stolen.

Activists stated that the information stored on some of the computers,
containing addresses and telephone numbers of LGBT Ugandans may now put them at
risk.

Speaking with GSN Nathan said: 'It is no coincidence, in my opinion, that
these men have been arrested shortly after the offices of SMUG had been broken
into, where computers hosting sensitive information were stolen.

'It seems to me that the frustration engendered by Speaker Kadaga's failure to
deliver the AHB by Christmas has unleashed a wave of heightened and illegal
persecution against gays'.

Nathan also stated that she has been contacted by members of the Ugandan LGBT
community who say that they have gone into hiding.


Fonte: http://www.gaystarnews.com/article/second-uganda-gay-youth-worker-
arrested-'recruiting'-teens-homosexuality020113

Pubblicato da Lorenzo Bernini