Regolarizzazione. Ora attenti ai truffatori

L'esperienza del passato insegna, in tanti cercheranno di lucrare sulla voglia
di permesso di soggiorno. Tra finti datori di lavoro e intermediari, i
"clienti" hanno ben poco da guadagnare

di Elvio Pasca

Roma – 27 luglio 2012 – La nuova regolarizzazione è attesa da centinaia di
migliaia di immigrati, ma in questi giorni brindano anche i tanti sciacalli che
si riempieranno le tasche sulle loro speranze.

Non serve la palla di vetro per capire come entreranno in azione, basta
guardare al passato più recente, come la sanatoria di colf e badanti del 2009.
Allora le truffe iniziarono prima ancora di presentare le domande, con tanti
furbi che vendevano a caro prezzo, il più delle volte a ingenui connazionali, i
moduli necessari per versare il contributo forfetario. Moduli che, in realtà,
venivano distribuiti gratuitamente negli uffici postali e nelle banche.

Quando poi si entrò nel vivo, si sprecarono le offerte di volenterosi datori
di lavoro, per lo più italiani, aiutati da altrettanto volenterosi
intermediari, questi ultimi spesso stranieri. Il succo era: "La domanda la
presento io per te, a patto che paghi il contributo e il mio disturbo". Il
conto? Anche diverse migliaia di euro, soldi che il più delle volte non si sono
trasformati in una regolarizzazione perché gli Sportelli Unici che hanno
esaminato le domande individuarono facilmente quelle sospette.

Le tecniche dei truffatori furono varie. C'è chi incassati i soldi, anche solo
un acconto, nemmeno presentò la domanda di regolarizzazione e magari consegnò
al "cliente" una ricevuta falsa. Altri ne presentarono decine pur potendosene
permettere una sola, oppure ne presentarono solo una, ma già sapendo di non
avere i requisiti perché venisse accettata. Qualcuno mise addirittura in scena
la firma del contratto di soggiorno spacciando lo studio un commercialista per
lo Sportello Unico per l'Immigrazione.

Per gli immigrati finite nelle loro grinfie c'è stato ben poco da fare. Non
avevano i requisiti per essere regolarizzati e presentandosi alle forze dell'
ordine per denunciare chi li aveva gabbati avrebbero rimediato subito un'
espulsione. Quelli che sono riusciti a rintracciare intermediati e i finti
datori e hanno tentato di recuperare i loro soldi hanno rimediato, nella
migliore delle ipotesi, delle minacce: "Sparisci, altrimenti le prendi".

Per avere un'idea della casistica delle truffe e del loro esito si può leggere
il documentato dossier sulla sanatoria 2009 pubblicato dal Naga, associazione
di volontariato milanese che martedì prossimo organizzerà anche un'assemblea
pubblica per mettere in guardia le potenziali vittime di nuovi raggiri.

"Temiamo che la macchina delle truffe si sia già messa in moto e quindi
vogliamo giocare d'anticipo con una corretta informazione. Nella consapevolezza
che gli immigrati che 'ci cascano' non sono degli sciocchi, ma persone spesso
disperate che le proverebbero tutte pur di mettersi in tasca un permesso di
soggiorno" dice Fabio Forfori, coordinatore dello sportello legale del Naga.

L'esperienza, insomma, insegna e chi in questi giorni pensa di comprarsi la
regolarizzazione è avvisato. Meglio stare alla larga da chi promette
scorciatoie: può regolarizzarvi solo il vostro "vero" datore di lavoro, quello
che finora vi ha impiegato necessariamente in nero perché non avevate un
permesso di soggiorno. E ricordatevi che i mille euro di contributo
forfettario, oltre agli arretrati di tasse e contributi, dovrebbero essere a
carico suo.

Bisogna infine tenere presente che solo nelle prossime settimane usciranno il
decreto interministeriale e le circolari che definiranno modalità delle
domande, limiti di reddito dei datori di lavoro e altri particolari, compresi i
documenti validi per dimostrare che si è in Italia almeno dal 31 dicembre 2011.
Meglio non fidarsi di chi oggi dice di sapere più di quanto è stato pubblicato
in Gazzetta Ufficiale. Soprattutto se chiede soldi in cambio di aiuto e
informazioni.

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/attualita-regolarizzazione.
_ora_attenti_ai_truffatori_15606.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Londra 2102, bacio lesbo durante la cerimonia trasmesso anche da TV saudite

Era sfuggito ai più ma non è passato inosservato nei paesi arabi, si tratta del
segmento della cerimonia di inaugurazione olimpica nel quale il regista Danny
Boyle ha montato una sequenza del telefim "Brookside" che mostra le
protagoniste mentre si scambiano un bacio lesbico. La diretta della cerimonia è
stata trasmessa in oltre 76 paesi del mondo, inclusi molti come l'Arabia
Saudita dove l'omosessualità è ancora illegale. La scena che risale al 1994
entrò nella storia per essere il primo bacio lesbico trasmesso in televisione
nel Regno Unito e ora entra di nuovo nella cronaca - e nel vortice delle
polemiche - per essere il primo trasmesso dalle televisioni nei paesi arabi.


Fonte: http://www.repubblica.
it/speciali/olimpiadi/londra2012/2012/07/29/foto/londra_2102_il_bacio_lesbo-
39957521/1/?ref=HREA-1#1
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Liberian president urged to veto anti-gay bill or lose Nobel prize

Liberian president urged to veto anti-gay bill or lose Nobel prize

Petition calls for Ellen Johnson-Sirleaf to reject law which criminalizes gay
marriage
26 JULY 2012 | BY MATTHEW JENKIN

Gay rights activists are calling on the Liberian president to lose her Nobel
Peace Prize if she signs a ban on gay marriage into law.

The Liberian Senate unanimously supported a bill criminalizing same-sex
marriage, but the country's leader Ellen Johnson-Sirleaf is yet to sign the
proposal into law.

Now campaigners are calling for the African president to lose her Nobel Peace
Prize if she does not reject the homophobic legislation.

An online petition started by the director of Mr Gay South Africa, Coenie
Kukkuk, asks Johnson-Sirleaf to honor her previous pledge to oppose tougher
penalties for homosexuality.

'President Ellen Johnson Sirleaf has previously said she would veto any bill
on homosexuality, whether to legalise it or to toughen laws,' the petition
reads.

'This petition is to hold her to that promise and if she does not veto the
bill and signs it, that her Nobel Peace Prize of 2011 be revoked and that she
has to repay the prize money.

'She has to live up to her country's mantra of "The Love Of Liberty Brought Us
Here". Liberia of all places should know what Liberty means and that it
includes LGBTI people.'

Under the law, entering into a same-sex marriage would be a bailable offence
and those convicted would only have to spend a short amount of time in prison
or pay a fine.

The bill was sponsored by Senator Jewel Howard-Taylor, the wife of convicted
war criminal and former president, Charles Taylor.

President Johnson-Sirleaf is on the record as opposing same-sex marriage and
she has recently come under fire from colleagues for not being anti-gay enough.

Sirleaf was awarded the Nobel peace prize in 2011 for her work in campaigning
for women's rights and became Liberia's first woman president in 2006.


Fonte: http://www.gaystarnews.com/article/liberian-president-urged-veto-anti-
gay-bill-or-lose-nobel-prize260712

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Regolarizzazione, domande dal 15/9. Ecco come funzionerà

Dichiarazioni di emersione da metà settembre a metà ottobre e un contributo
forfetario di mille euro, esclusi gli immigrati considerati pericolosi. Un
decreto interministeriale definirà i dettagli



Roma – 17 luglio 2012 - Imprese e famiglie non incorreranno nelle sanzioni
previste per chi dà lavoro a immigrati irregolari e, in generale, per i
rapporti "in nero". Gli immigrati che sono alle loro dipendenze otterranno un
permesso di soggiorno.



È il succo della regolarizzazione prevista da una "disposizione transitoria"
inserita nel decreto legislativo approvato il sei luglio scorso dal Consiglio
dei ministri per recepire la direttiva 2009/52/CE. Il testo (che
Stranieriinitalia.it anticipa qui) è stato già firmato dal Capo dello Stato e
arriverà tra qualche giorno in Gazzetta Ufficiale.

I requisiti
La dichiarazione di emersione potrà essere presentata dal 15 settembre al 15
ottobre dai datori italiani, comunitari o extracomunitari titolari di carta di
soggiorno (permesso ce per soggiornanti di lungo periodo) che, all'entrata in
vigore del decreto legislativo, occupano da almeno tre mesi lavoratori
stranieri irregolari. Il rapporto di lavoro deve essere a tempo pieno, tranne
che nel caso dei lavoratori domestici, per i quali è ammesso anche un part-time
da almeno venti ore settimanali.

I lavoratori stranieri dovranno però anche dimostrare, attraverso
"documentazione proveniente da organismi pubblici" di essere in Italia almeno
dal 31 dicembre 2011. Una norma introdotta per evitare l'effetto richiamo di
altri clandestini dall'estero, ma che potrebbe complicare la vita a molti
irregolari che, per forza di cose, sono invisibili.

Gli esclusi
Non sono ammessi datori di lavoro condannati negli ultimi cinque anni, anche
con sentenza non definitiva, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina,
per tratta o sfruttamento di prostituzione e minori, per caporalato o per aver
dato lavoro a immigrati irregolari. Niente da fare anche per chi in passato ha
presentato una domanda per i flussi o per altre regolarizzazioni e poi non ha
assunto il lavoratore.

Sono esclusi gli immigrati espulsi per motivi di ordine pubblico o sicurezza
dello Stato e quelli condannati, anche con sentenza non definitiva, per uno dei
reati previsti dall'articolo 380 del codice di procedura penale.
Regolarizzazione vietata anche per chi è segnalato come "non ammissibile" in
Italia, e per chi è considerato, anche in base a condanne non necessariamente
definitive, una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dell'Italia o di
altri paesi dell'area Schengen.

Mille euro
L'emersione costerà ai datori di lavoro mille euro per ogni lavoratore da
regolarizzare, soldi che non potranno dedurre dall'imposta sul reddito e che
vengono considerati un "contributo forfettario". Al momento della stipula del
contratto di soggiorno dovranno inoltre dimostrare di aver versato regolarmente
retribuzione, tasse e contributi per almeno sei mesi o, se, superiore, per
tutta la durata del rapporto di lavoro.

Per avere un quadro completo della procedura bisognerà aspettare qualche
settimana. Entro venti giorni dall'entrata in vigore del decreto legislativo,
un decreto interministeriale definirà infatti le modalità della dichiarazione
di emersione (che sarà probabilmente telematica), quelle del versamento del
contributo forfetario, i limiti di reddito del datore di lavoro e altri
dettagli.

Elvio Pasca


Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/attualita-
regolarizzazione_domande_dal_15_9._ecco_come_funziona_15540.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini

http://www.ilgrandecolibri.com/2012/07/pestaggi-omofobia-torino.html

Pestaggi omofobici a Torino, tra i rom c'è chi reagisce

massimo ankor (CC)

"Entrano nella mia roulotte, se lo tirano fuori e mi dicono di succhiarli se
non voglio le botte". La prima volta che ha sentito questa storia, Valter
Halilovic, mediatore culturale e animatore della comunità rom di Torino, quasi
non ci voleva credere. Ma, nel corso delle ultime settimane, le testimonianze
di minacce e violenze ai danni di omosessuali e bisessuali all'interno della
comunità rom sono diventate più numerose e gravi. Halilovic ha deciso di
denunciare la situazione dopo che l'altroieri notte sono stati diagnosticati
quattordici giorni di prognosi ad un amico che aveva accompagnato al pronto
soccorso: lo avevano ripetutamente colpito in testa con i pugni avvolti in
catene di ferro. "E ad altri è andata anche peggio, con un mese di prognosi. Se
va avanti così, ci scappa il morto" racconta Halilovic a Il grande colibrì.

La banda di violenti sarebbe composta da ragazzi del campo nomadi "Aeroporto".
"Hanno dai 25 ai 32 anni, girano in cinque-sette alla volta, colpiscono membri
della comunità sia nel loro campo sia nel campo di via Germagnano". Il gruppo
avrebbe iniziato le proprie scorribande violente circa un anno fa, quando uno
di loro è uscito dal carcere. Le loro vittime, tutte rom, sono "i più
disgraziati, quelli che non possono reagire", racconta ancora il mediatore
culturale: tra di loro sembra ci siano anziani, disabili, intere famiglie che
vengono malmenate, senza che siano risparmiati né i bambini piccoli né le
donne. Halilovic ha raccolto in particolare le testimonianze dirette di tre
omosessuali e di un bisessuale.

Uno di questi ragazzi, dopo essere stato più volte picchiato e derubato, dopo
che la banda gli ha distrutto l'automobile e l'ha costretto ad abbandonare la
casa faticosamente conquistata, è fuggito da Torino e spera di non essere più
rintracciato dai suoi aguzzini. Gli altri tre vivono in una situazione
angosciosa di costanti angherie. Solo in due, però, hanno sporto denuncia alle
autorità: se in un caso il processo non si è ancora aperto, nell'altro il
giudice ha vietato ai componenti del gruppo di avvicinarsi alla loro vittima.
Ovviamente, purtroppo, il divieto non è stato mai rispettato: "A questi non
gliene frega niente delle autorità".

La mancata applicazione delle sentenze penali, tuttavia, spiega solo in parte
perché gli altri due ragazzi angariati non abbiano sporto denuncia: i loro
timori sono tanti, da quello di vedersi rovinata la reputazione rivelando il
proprio orientamento sessuale alla possibilità di ritorsioni contro se stessi o
contro le proprie famiglie. E alla mancanza reale o percepita di tutele legali
(l'assenza dell'aggravante di omofobia per i reati è spesso sentita dalle
vittime come una manifestazione di disinteresse dello stato) si aggiunge il
silenzio della propria comunità: "Tutti sanno tutto, persino nelle comunità rom
di origini bosniache delle altre città, ma nessuno fa niente. Quelli della
banda appartengono a famiglie molto numerose e potenti e la fiducia nello Stato
è molto bassa".

La situazione, insomma, è complessa. Per ragioni contestuali, con le forze
dell'ordine che, purtroppo, appaiono molto più impegnate negli inumani sgomberi
fatti a scopi mediatici ed elettoralistici che in attività di integrazione. E
per ragioni interne alla cultura rom, perché, come spiega Halilovic, "la
comunità non ti dà nessuno spazio per ribellarti". E allora cosa possono fare
queste persone sole, che non sanno più cosa fare e dove andare? Dopo averne
parlato con loro, il mediatore culturale ha deciso: "E' tempo di parlare. E
abbiamo scelto Il grande colibrì, perché magari gli altri media avrebbero
puntato tutto sul sensazionalismo". I rom sanno bene quanto le loro storie,
quando finiscono nelle mani di un giornalista, possano essere usate non per
risolvere problemi, ma per diffondere paura ed emarginazione...

E invece questa storia è piena di violenza, ma è anche un esempio importante
di volontà di non stare più a tacere e di cambiare in meglio il proprio e
l'altrui destino, come riconosce anche Paolo Hutter, giornalista e attivista
gay da sempre attento anche al contrasto del razzismo: "Valter Halilovic è una
figura nuova, che prende parola senza paura contro la violenza e l'omofobia. E'
un esempio di come si possono promuovere i diritti all'interno delle minoranze
etniche: mantiene salda la solidarietà con la propria comunità, ma non accetta
che diventi omertà".

Ora dobbiamo dimostrare tutti che davvero i diritti sono universali, che la
loro violazione non può essere intesa come un problema di un gruppo nel quale
non ci si riconosce, ma invece ci riguarda tutti personalmente. Hutter è
ottimista: "Con le sue strutture comunali, con la sua società civile, con le
sue associazioni, Torino saprà rispondere nel migliore dei modi". Coinvolgendo
positivamente, si spera, l'intera comunità rom.

Fonte:
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Accoglienza rifugiati. Continua lo sciopero della fame dei sindaci calabresi

La protesta dei primi cittadini di Riace e Acquaformosa e di un operatore
sociale di Caulonia. "Fondi bloccati, i migranti ora rischiano di rimanere
anche senza cibo"


Roma – 24 luglio 2012 - Senza fondi, l'accoglienza di richiedenti asilo e
rifugiati è impossibile. Finchè non verranno scloccati, Domenico Lucano,
sindaco di Riace, Giovanni Manoccio, sindaco di Acquaformosa e Giovanni Maiolo,
operatore sociale a Caulonia, continueranno lo sciopero della fame.

La loro protesta dura ormai da una settimana. "I progetti di Riace, Caulonia
ed Acquaformosa, che testimoniano di come sia possibile accogliere i migranti
in modo umano e solidale promuovendo allo stesso tempo sviluppo locale, sono in
serio pericolo" denunciano. "La Protezione civile da un anno non eroga i
finanziamenti dovuti peri progetti "Emergenza Nord Africa", nonostante si
tratti di fondi da tempo già stanziati dal Governo"

A causa del blocco dei finaziamenti, "gli operatori sociali non ricevono
stipendio da moltissimi mesi e i migranti devono vivere in case senza
elettricità e rischiano la fame considerato che la maggior parte dei negozianti
non può più permettersi di fare credito. Abbiamo urgente bisogno che vengano
sbloccati i fondi del 2011 e quelli del 2012".

Domani mattina è prevista una manifestazione di protesta a Riace. "Aiutateci a
mantenere viva l'alternativa ai Cara, ai respingimenti, alle galere etniche e
alla clandestinizzazione dei fratelli e delle sorelle migranti, per
un'accoglienza tra diversi, che sia umana e solidale. Ribadiamo che in assenza
di risoluzione piena del problema continueremo il nostro sciopero della fame"
concludono Lucano, Maiolo e Manoccio.

Ieri Maiolo ha inviato anche una lettera al presidente della Regione Calabria
Giuseppe Scopelliti. "Siamo al sesto giorno di sciopero della fame e
cominciamo a stare male. Mal di testa, crampi allo stomaco, spossatezza. Di qui
a non molto – ha scritto - potremmo essere portati in ospedale. Ci auguriamo
che si trovi al più presto una soluzione, fino ad allora non mangeremo".

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/attualita-accoglienza_rifugiati.
_continua_lo_sciopero_della_fame_dei_sindaci_calabresi_15578.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Russia Omofoba: Sul mensile EMERGENCY

E' uscito in edicola il nuovo mensile di EMERGENCY, con un interessante e ampio servizio sulla condizione LGBT nella Russia dello neo Zar Putin.

UNA VITA DIFFICILE
Nella Russia di oggi, come ai tempi dell'Urss, per gli omosessuali la strada è piena di tranelli, insidie e discriminazioni. Il governo, la polizia, i nazionalisti, i datori di lavoro, e anche alcune famiglie, impediscono ogni giorno a tante coppie gay di godere degli stessi diritti degli etero. Ma c'è chi, nelle organizzazioni Lgbt, non si arrende ai soprusi.

Postato da: Zeno Menegazzi

Immigrati, chi denuncia lo sfruttatore potrà avere il permesso di soggiorno

Il governo adotta norme con profonde innovazioni per la nuova legge
sull'immigrazione. In particolare quella per combattere il caporalato che
premia la denuncia con la regolarizzazione. Norma transitoria per i datori di
lavoro per mettersi in regola
di VLADIMIRO POLCHI


ROMA – Pene più severe per chi assume e sfrutta un immigrato irregolare.
Permesso di soggiorno per sei mesi allo straniero vittima di "grave
sfruttamento" che denuncia il suo datore di lavoro. Due norme che promettono di
migliorare la vita dei migranti. Ma è la terza, la norma transitoria, che
annuncia di rivoluzionare il destino di molti: la sanatoria per chi mette in
regola il dipendente extracomunitario, stipulando finalmente un contratto alla
luce del sole. E' questo il risultato del decreto legislativo che il Consiglio
dei ministri oggi ha approvato in via definitiva.

Via libera alla direttiva europea. Il decreto approvato su proposta del
ministro per gli Affari europei e del ministro del Lavoro, recepisce finalmente
la normativa comunitaria in materia: la direttiva europea (2009/52/CE) sulle
"norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di
lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare".
Nel nostro Paese impiegare chi non è in regola col permesso di soggiorno è già
un reato previsto dalla legge Bossi-Fini e punito con l'arresto da tre mesi a
un anno e una multa di cinquemila euro per ogni lavoratore impiegato. Ora le
pene si fanno più severe: sanzioni aumentate, in particolare, se i lavoratori
occupati sono più di tre, se sono minori in età non lavorativa o se sono
sottoposti a condizioni di "pericolo".

Il permesso a chi denuncia. Non solo: l'immigrato, vittima di casi di "grave
sfruttamento", che denuncia il suo datore di lavoro, potrà avere un permesso di
soggiorno della durata di sei mesi, rinnovabili. E ancora: il decreto nei fatti
potrebbe dare il via libera a una piccola sanatoria. Una norma transitoria
permette, infatti, al datore di lavoro di "pentirsi" (entro una finestra
temporale che si aprirà dopo la pubblicazione delle nuove norme) e denunciare i
propri dipendenti irregolari. Stipulando contratti di lavoro e, dunque,
avviando anche in questo modo il processo di regolarizzazione.

La regolarizzazione. Il ministro Andrea Riccardi qualche mese fa, ha infatti
espresso l'opinione che fosse necessario accompagnare l'applicazione delle
nuove norme con una breve fase transitoria che preveda la possibilità di un
"ravvedimento operoso" per il datore di lavoro, permettendo allo stesso di
adeguarsi in tempi congrui alla nuova disciplina, previo pagamento di una
somma, per evitare sanzioni più gravi. Le Commissioni parlamentari della Camera
(24 maggio 2012) e del Senato della Repubblica (4 e 5 giugno 2012) nel
formulare il loro parere sullo schema di decreto legislativo hanno espresso a
larga maggioranza la volontà di prevedere questa fase transitoria. I tecnici
dei Ministeri interessati stanno ora lavorando per ultimare i dettagli. Si
parla di una sanzione intorno ai 1.000 euro, oltre ai mancati pagamenti degli
oneri fiscali, previdenziali ed assistenziali.

Fonte: http://www.repubblica.
it/solidarieta/immigrazione/2012/07/06/news/legge_immigrazione-38627182/
Pubblicato da Lorenzo Bernini

I rifugiati omosessuali, in Uganda e Kenya, rischiano il rapimento e lo stupro

Articolo di David Smith tratto dal The Guardian (Gran Bretagna), 18 maggio
2012, liberamente tradotto da Adriano C.

Uno studio rivela che, le persone LGBTI in fuga dalle persecuzioni nel paese d'
origine, sono tra le più vulnerabili e ed isolate di tutti i profughi.
La ricerca ha scoperto che in Kenya e Uganda, gli omosessuali Africani che
fuggono dalle persecuzioni nei loro paesi d'origine vengono rapiti, picchiati e
violentati nelle nazioni in cui cercano asilo.

Secondo quanto riportato dal rapporto di Human Rights First le persone
lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali sono tra le più
vulnerabili e isolate di tutti i profughi.

Questo avviene soprattutto nei posti dove sono maggiormente a rischio, a causa
di attacchi violenti, discriminazioni e leggi che criminalizzano le relazioni
omosessuali.

L'organizzazione non-governativa americana ha chiesto a Hillary Clinton,
Segretario di Stato Americano, un aiuto affinchè ci si assicuri che i rifugiati
LGBTI possano avere, nei paesi d'asilo, sicurezza e protezione dalla violenza.

Human Rights First ha esaminato la situazione dei rifugiati LGBTI in Kenya e
Uganda, due paesi nei quali l'omosessualità è illegale.

Il suo rapporto "The Road to Safety (La strada verso la sicurezza)" cita ampi
esempi di violenza tra i quali:

• Nel 2010 in Uganda, due donne profughe sono state rapite e violentate perchè
prestavano assistenza a rifugiati LGBTI.

• Lo scorso novembre in Uganda, un profugo omosessuale è stato bloccato nella
sua casa da un gruppo di rifugiati che ha poi tentato di bruciarlo vivo nell'
abitazione.

• Alcune Organizzazioni non-governative riferiscono che tra giugno e novembre
del 2011, si sono verificati in Uganda cinque casi di "stupro correttivo" ai
danni di profughe lesbiche o maschi transessuali.

• Nel 2010 in Kenya, più precisamente a Eastleigh (vicino a Nairobi), un
adolescente omosessuale Somalo è stato cosparso di benzina, e se non fosse
intervenuta un'anziana donna somala, sarebbe stato dato alle fiamme da una
folla di ragazzi della sua stessa nazionalità.

Human Rights First dice che il Kenya e l'Uganda ospitano in totale più di un
milione di profughi, provenienti da Somalia, Repubblica Democratica del Congo,
Rwanda, Sudan, Etiopia, Eritrea e Burundi.

I rifugiati LGBTI trovano alti livelli di pregiudizio tra le comunità dei
profughi, che negano loro la maggiore fonte di sostegno sociale, impedendo l'
accesso alle reti sociali a loro riservate.

Aggiunge il rapporto, che alcuni di loro sono stati spinti a cambiare
frequentemente abitazione per evitare la potenziale ostilità dei proprietari,
dei vicini o di altri rifugiati che avrebbero potuto molestarli, minacciarli o
sfrattarli qualora fossero venuti a conoscenza del loro orientamento o identità
sessuale.

"Inoltre, i governi che li ospitano, aggravano il rischio per i rifugiati
LGBTI con una politica ufficiale di discriminazione da parte dei loro governi,"
dice l'autore, sottolineando che, da quando in Uganda è stato introdotto un
disegno di legge contro gli omosessuali, "la pubblica opinione demonizza l'
omosessualità in modo particolarmente feroce".

L'esempio più eclatante è stata la pubblicazione sulla copertina di un
quotidiano, delle fotografie e dei nomi di 100 presunti omosessuali con il
titolo "Impicchiamoli!".

Continua il rapporto: "Sebbene in Kenya la retorica pubblica sia generalmente
meno violenta, le persone LGBTI devono affrontare la discriminazione, le
molestie e talvolta la violenza.
In Kenya, una condanna per comportamento sessuale consensuale tra uomini
comporta una sentenza di cinque anni di carcere".

I rifugiati LGBTI, prosegue il rapporto, affrontano particolari difficoltà nel
denunciare trattamenti o attacchi violenti della polizia. Sono vulnerabili ad
abusi ed estorsioni da parte di agenti della polizia, alcuni dei quali utilizza
le leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali, come arma di minaccia d'
arresto qualora non vengano pagate delle tangenti.

"Queste leggi, così come la più vasta discriminazione sociale, limita l'
ottenimento dell'asilo politico e rende particolarmente difficile trovare, per
i rifugiati LGBTI, un'effettiva protezione e soluzioni durevoli per il loro
stanziamento".

Human Rights First chiede urgentemente alle Nazioni Unite e alle principali
Organizzazioni non-governative, che i profughi LGBTI trovino gli aiuti
necessari nel denunciare alla Polizia gli incidenti di violenza, nell'
avvicinare le comunità di rifugiati che possano contrastare la violenza di
altri profughi, e a lavorare con organizzazioni nazionali LGBTI che possano
avere accesso a linee telefoniche di emergenza, servizi di emergenza e corsi di
sicurezza.

E' stato chiesto anche l'accesso a rifugi di sicurezza dedicati ai profughi
LGBTI, con possibilità di alloggi separati da quelli in cui vivono gli altri
rifugiati, e che vengano aumentati gli sforzi affinchè si ottenga un rapido
reinserimento.

Fonte: http://www.gionata.org/notizie/dal-mondo/i-rifugiati-omosessuali-in-
uganda-e-kenya-rischiano-il-rapimento-e-lo-stupro.html

Testo originale: Gay African refugees face abduction, violence and rape in
Uganda and Kenya: http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/18/gay-african-
refugees-violence-kenya-uganda

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Rifugiati gay: l'accoglienza delle ONG è insufficiente

Doveva essere il luogo in cui i rifugiati LGBTQ* potessero trovare protezione e
invece la "casa sicura" della Coalizione Gay e Lesbica del Kenya (GALCK) era
diventata il regno in cui imperversava un padre padrone autoritario e violento.
Dopo che un'ospite transessuale ha denunciato di avere subito abusi sessuali da
parte del responsabile della struttura di accoglienza (GALCK), è scoppiato lo
scandalo, che è dilagato quando si è scoperto che altri rifugiati si erano
lamentati per essere stati ridotti in schiavitù dall'uomo e che la Coalizione
aveva rimosso l'aguzzino solo per un breve periodo, per poi richiamarlo a
gestire la "casa sicura". La vicenda, secondo alcuni attivisti, potrebbe
segnare la fine di GALCK (Identity Kenya) e, in ogni caso, rivela quanto possa
essere difficile la vita dei rifugiati LGBTQ* nel mondo.

Proprio in questi giorni, infatti, l'Organizzazione per il Rifugio, l'Asilo e
la Migrazione (ORAM) ha pubblicato la sua ricerca "Porte che si aprono", in cui
ricostruisce l'atteggiamento delle organizzazioni non governative (ONG) che si
occupano di rifugiati e richiedenti asilo nei confronti di lesbiche, gay e
transessuali. Ed il quadro che ne emerge non è molto confortante. Sicuramente
la vicenda della struttura keniota è una tragica eccezione, ma non sempre le
cose vanno per il verso giusto. Se il 95% degli intervistati ritiene che le
persone LGBTQ* meritino protezione in caso di persecuzione e il 90% dichiara di
essere disposto ad aiutarle, solo il 64% degli operatori non condivide un
giudizio morale negativo sugli omosessuali e solo il 57% sui transessuali.
Posizioni omofobiche e transfobiche sono diffuse soprattutto negli enti
africani, asiatici e sudamericani.

Il ruolo delle convinzioni religiose, per una volta, sembra relativamente
ridotto: anche la stragrande maggioranza degli operatori umanitari che
dichiarano di farsi guidare dalla propria fede, infatti, denuncia l'ingiustizia
delle persecuzioni contro le minoranze sessuali e si dice desiderosa di aiutare
i rifugiati omosessuali e transessuali. Un intervistato ambiguamente spiega:
"Per i cristiani, questi temi rappresentano una sfida interessante. Io credo
che sia possibile restare saldi sulle proprie convinzioni su quel che è giusto
e quel che è sbagliato, pur continuando a mostrare compassione e a fornire
servizi agli utenti vulnerabili, indipendentemente dal loro stile di vita".

L'ostilità aperta, dichiarata, è generalmente poco diffusa, ma troppo spesso
gli operatori manifestano disagio nei confronti della diversità sessuale,
incapacità a relazionarsi con lesbiche, gay e transessuali, indifferenza. Le
parole di un intervistato riassumono un atteggiamento molto comune: "Chi se ne
importa dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere? Aiutiamo i
rifugiati indipendentemente dal motivo della loro persecuzione". Si creano
così, spesso con le migliori intenzioni, ambienti incapaci di accogliere le
persone LGBTQ*, di sostenerle nei bisogni legati alla loro sessualità e
identità e di aiutarle nel percorso per ottenere protezione internazionale: per
un omosessuale perseguitato, non dichiarare il proprio orientamento significa
non esporre il reale motivo della persecuzione e dunque della domanda di asilo.

Si apre inoltre un circolo vizioso: visto che le organizzazioni non si
mostrano chiaramente accoglienti nei confronti di omosessuali e transessuali, i
rifugiati e richiedenti asilo gay, lesbiche e trangender preferiscono non
manifestare la propria diversità sessuale e identitaria. E alla fine le
organizzazioni neppure si rendono conto di avere la necessità di migliorare la
propria azione per un'utenza di cui ignorano aspetti fondamentali. Tutto ciò
motiva tanto le richieste di corsi di formazione per gli operatori sui temi
dell'omosessualità e della transessualità, quanto l'esistenza di associazioni e
progetti specificamente dedicati a rifugiati e richiedenti asilo LGBTQ*, come
ORAM negli Stati Uniti ed il gruppo Immigrazione e Omosessualità dell'Arcigay
italiana, un'esperienza di cui il movimento dovrebbe essere orgoglioso.


Pier
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Fonte:
pubblicato da Lorenzo Bernini

Un anno dall' arrivo

Come sportello vi segnaliamo quest'importante ed interessante  iniziativa, Giovedì 5 Luglio alle ore 18, presso il Polo Zanotto dell'Università di Verona, Aula 1.1.

Un Anno dall'arrivo è la voce dei ragazzi delle primavere arabe, richiedenti Asilo (a cui è stato negato).



Con la partecipazione di Giuseppe Turrini e Serena Bimbati della Cooperativa Sociale Azalea di Verona e Marco Zanetta della Cooperativa Sociale K-Pax della Valcamonica.
Sarà presente il professor Lorenzo Bernini, docente di Filosofia Politica. Con la partecipazione e gli interventi dei ragazzi africani ospitati in Valcamonica e Verona

Postato da:
Zeno Menegazzi

ONU : Maurice vote une résolution contre la discrimination envers les homosexuels

Maurice est parmi les 23 signataires d'une résolution signée à Genève ce
vendredi 17 juin sur la discrimination basée sur l'orientation sexuelle d'une
personne. Arvin Boolell indique que Maurice l'a déjà inclus dans l'Equal
Opportunities Act.

Le vote est déjà qualifié « d''historique » par Hillary Clinton, la secrétaire
d'Etat américain, ce vendredi 17 juin. Maurice figure parmi l'un des 23 pays
signataires d'une résolution du Conseil des droits de l'homme des Nations Unies
contre la discrimination basée sur l'orientation sexuelle d'une personne.

Cela fait bientôt trois semaines que le Conseil des Droits de l'Homme
travaille sur la question. Mais il a fini par être voté in extremis malgré une
forte opposition des pays membres de l'Organisation de la conférence islamique
(OCI). 19 pays ont voté contre alors que trois s'y sont abstenus.

Ce texte présenté par l'Afrique du Sud est largement salué à travers le monde,
des tentatives pour le faire voter dans le passé ayant échoué. « Notre
politique est claire. On doit être fidèle à nous-mêmes en terme de droits
humains », confie le chef de la diplomatie mauricienne, Arvin Boolell.

« Outre le fait d'être membre du Conseil des Droits de l'Homme, il faut
rappeler que nous avons inclus le respect de l'orientation sexuelle des
citoyens au sein de l'Equal Opportunities Act », a réagi le ministre des
Affaires étrangères, peu après ce vote.

Avec ce texte de loi, le Haut Commissaire de l'ONU aux Droits de l'homme devra
publier d'ici décembre une étude sur les discriminations basées sur
l'orientation sexuelle dans toutes les régions du monde. Afin d'y mettre un
terme. Ce qui ne pourra que réjouir l'organisation non gouvernementale Amnesty
qui souligne que l'homosexualité est interdite dans 76 pays.

Présentant le texte, le représentant de l'Afrique du Sud, Jerry Matthews
Matjila, a déclaré que « personne ne doit être soumis à la discrimination ou la
violence en raison de son orientation sexuelle », indique l'Agence France
Presse (AFP). La résolution, a-t-il ajouté, « ne cherche pas à imposer
certaines valeurs à des pays, mais à amorcer le dialogue » sur ce thème.

Hillary Clinton a réagi par voie de communiqué. « Cela représente une occasion
historique de mettre en lumière les violations des droits de l'homme que les
lesbiennes, gays, bisexuels et transgenre subissent à travers le monde, et qui
sont fondées uniquement sur qui ils sont et qui ils aiment », dit-elle.

« La résolution historique d'aujourd'hui affirme que les droits de l'homme
sont universels. Les individus ne peuvent être laissés sans protection en
raison de leur orientation ou de leur identité sexuelle», ajoute-t-elle.

Fonte: http://www.lexpress.mu/services/archivenews-25611-onu-maurice-vote-une-
resolution-contre-la-discrimination-envers-les-homosexuels.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Maurice va-t-elle légaliser l'homosexualité?

Le débat qui divise la société mauricienne sur une éventuelle dépénalisation
des relations entre personnes du même sexe est le reflet des atermoiements de
la classe politique africaine sur la question.


Il aura fallu que l'Etat mauricien vote le 12 juin 2011 une résolution des
Nations unies sur les droits des homosexuels pour mettre le feu aux poudres. Ce
pays de l'océan Indien, d'ordinaire si pudique lorsqu'il s'agit d'aborder des
questions sensibles de société, connaît depuis plusieurs semaines une agitation
toute particulière. Même si les formulations sont un peu alambiquées, car
personne n'ose vraiment appeler un chat un chat, la question de l'homosexualité
est sur toutes les lèvres à l'île Maurice, notamment sur celles des politiques.

Au début du mois d'août, une vive altercation a opposé à l'Assemblée nationale
mauricienne Paul Bérenger, le leader de l'opposition et Navin Ramgoolam, le
Premier ministre:

«Maurice a toujours adhéré au principe d'universalité des droits humains», a
déclaré en séance plénière à l'Assemblée, le chef du gouvernement mauricien,
pour justifier l'adoption de la résolution onusienne.

Rien n'est gagné

Certes, il ne s'agit pas d'une reconnaissance formelle des droits des
homosexuels dans ce pays, car la résolution de l'ONU n'est en rien coercitive
pour les Etats qui l'ont votée. Mais la déclaration de Navin Ramgoolam, même si
elle a des relents de politiquement correct, est bien la toute première faite
par les autorités mauriciennes en faveur des gays.

Le chef de l'opposition lui a répondu que le gouvernement avait agi de façon
précipitée:

«Maurice aurait au préalable dû définir sa position sur la légalisation ou non
de l'homosexualité et tous ses corollaires, à savoir le mariage et l'adoption,
avant d'aller voter cette résolution.»

Ce dernier est d'ailleurs soutenu par le député Cehl Meeah du Front solidarité
mauricien, un parti que des observateurs soupçonnent pourtant de vouloir faire
alliance avec la majorité:

«Le pays est en train de camoufler la réalité et se dirige vers la
légalisation de l'homosexualité», estime Cehl Meeah, qui a déclaré à l'Express,
le principal quotidien de l'île Maurice, être volontaire pour un combat contre
la légalisation de l'homosexualité.

Il faut souligner qu'en la matière, l'île Maurice est un bel exemple de
contradiction en Afrique. Comme dans de nombreux pays du continent, l'
homosexualité y est encore criminalisée. Mais la loi, qui prévoit jusqu'à cinq
ans de prison, n'a jamais été appliquée.

En 2008 d'ailleurs, une autre loi a été votée, l'Equal Opportunity Act, qui
inclut le respect de l'orientation sexuelle des citoyens —même si sa
promulgation se fait toujours attendre depuis lors. Dans le même temps, depuis
2006, les homos peuvent librement se pavaner dans les rues de l'île à l'
occasion de la Gay Pride mauricienne, la Rainbow March, sans être le moins du
monde inquiétés par une éventuelle arrestation.

De la même façon, le militantisme gay s'est fortement développé ces dernières
années au point de devenir un partenaire social incontournable dans le pays. C'
est d'ailleurs grâce à la détermination des associations homosexuelles, réunies
au sein du collectif Arc-en-ciel, que la lutte contre les discriminations à l'
encontre des gays a pu être introduite dans le fameux Equal Opportunity Act.

La vie n'est pas toujours rose

Malgré toutes ces avancées, une chape de plomb pèse toujours sur les
homosexuels à Maurice et la dépénalisation ne semble pas pour demain. En effet,
le tissu social est encore imperméable aux identités sexuelles considérées
comme «déviantes». Certaines familles organisent même l'enlèvement de leurs
enfants pour les «guérir de l'homosexualité» en les faisant interner dans des
hôpitaux psychiatriques, comme l'a souvent raconté dans ses colonnes le
magazine KotZot.

En général, aucune explication rationnelle n'est donnée pour justifier ce type
d'abus. Tous ceux qui combattent l'homosexualité à Maurice se réfugient
derrière de prétendues «traditions et croyances religieuses». De fait, les
chefs religieux, nombreux et très influents dans la société multiraciale qu'est
Maurice, sont ceux que l'on entend le plus dans le débat actuel autour de la
légalisation des relations entre personnes du même sexe.

Tous sont montés au créneau pour dénoncer le vote de la résolution onusienne.
Jean-Maurice Labour, le vicaire-général du diocèse de Port-Louis, la capitale,
n'est pas passé par quatre chemins pour déclarer dans la presse que «l'
homosexualité est un dysfontionnement hormonal, physiologique, psychologique et
culturel». Les imams quant à eux ont appelé à un «front religieux commun contre
l'homosexualité».

Nathalie Ahnee, la présidente du collectif Arc-en-ciel, estime pour sa part
que «les valeurs religieuses n'ont pas leur place dans les décisions juridiques
et l'élaboration des lois». Or là est bien le problème. A Maurice, comme
partout ailleurs, les chefs religieux semblent avoir une grande influence sur
les responsables politiques. Ce qui, de fait, freine considérablement toute
velléité de légiférer clairement sur la question. Obligeant les responsables
politiques «progressistes» à utiliser des solutions de contournement, comme le
vote de cette résolution du comité des Nations unies pour les droits de l'
homme; comme cet Equal and Opportunity Act qui n'a toujours pas été promulgué;
comme aussi cette déclaration de l'ONU signée en 2008 et dans laquelle déjà
Maurice, avec quatre autre pays africains (Gabon, Cap-Vert, Guinée-Bissau,
République centrafricaine) se prononçaient en faveur de la dépénalisation de l'
homosexualité.

Hypocrisie généralisée

Tout cela est symptomatique d'une classe politique africaine qui n'arrive pas
à se décider —ni à décider. En mars 2011, l'ancien président du Botswana Festus
Mogae déclarait qu'il avait clairement privilégié sa carrière au détriment des
droits des homosexuels.

«Je n'étais pas prêt à perdre une élection au nom de la défense des
homosexuels», avait-il affirmé.

Et l'actuel président, Ian Khama, même s'il tient un discours modéré, n'est
pas plus enclin à légiférer sur la question. Au contraire, les arrestations se
multiplient, notamment à l'approche des échéances électorales.

C'est d'ailleurs ce qui s'observe au Cameroun depuis plusieurs semaines. En
l'espace d'un mois, sept personnes ont été incarcérées pour «délit
d'homosexualité» et risquent jusqu'à cinq ans de prison. Des arrestations
arbitraires, selon les ONG de défense des droits humains. Une journaliste de La
Nouvelle Expression, un des principaux titres camerounais, s'exprimant sous
couvert d'anonymat, a sa petite idée sur la question:

«Cette résurgence des arrestations de gays à l'approche de l'élection
présidentielle d'octobre est sûrement de nature à se rallier les chefs
traditionnels conservatistes et le clergé qui avaient déjà ouvert la boîte de
Pandore ayant mené à la publication de listes de présumés homosexuels dans la
presse en 2006.»

Les responsables politiques, partout sur le continent, sont donc très peu
disposés à lutter efficacement contre l'homophobie, même quand celle-ci devient
un délit, comme en Afrique du Sud. Ce pays est le seul en Afrique à avoir
autorisé depuis 2006 le mariage et l'adoption par les gays. Les villes de
Johannesburg et du Cap accueillent une Gay Pride depuis 1990, et pourtant les
agressions homophobes y sont encore très présentes.

On a donc, d'une part, ceux qui veulent faire bouger les choses mais sont pris
par des contingences socioreligieuses et culturelles, et d'autre part, ceux qui
s'arc-boutent sur une pathétique hypocrisie, en essayant d'arrêter le vent du
changement. A Maurice aussi, on en est toujours là.

Raoul Mbog

Fonte: http://www.slateafrique.com/33231/homophobie-maurice-va-t-elle-
legaliser-lhomosexualite

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Permesso di almeno un anno ai disoccupati. Dal 18 le nuove regole

Pubblicata la Gazzetta Ufficiale la riforma del lavoro. Appena entrerà in
vigore, tutelerà maggiormente chi ha perso il posto e rischia di perdere anche
il diritto di rimanere in Italia

Roma - 4 luglio 2012 – Arriva il salvagente. Gli immigrati che hanno perso il
lavoro avranno presto più tempo per trovarne un altro prima di perdere il
diritto a soggiornare in Italia.

Sono state pubblicate ieri in Gazzetta Ufficiale ed entreranno in vigore il 18
luglio le "Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una
prospettiva di crescita" (Legge 92/2012), scritte dal governo e approvate con
poche modifiche dal Parlamento. Tra le altre cose, modificano il testo unico
sull'immigrazione cercando di tutelare i disoccupati stranieri, come chiesto da
sindacati e associazioni anche alla luce della crisi economica.

Chi ha perso il lavoro, per dimissioni o per licenziamento, potrà rimanere
iscritto alle liste di collocamento, e quindi avere un permesso di soggiorno
per attesa occupazione, almeno per un anno (oggi il limite è di sei mesi) e
comunque per tutta la durata di eventuali ammortizzatori sociali, come la cassa
integrazione. Scaduto questo periodo, potrà soggiornare regolarmente in Italia
solo chi dimostra di avere un reddito sufficiente a mantenersi, calcolo in cui
andrà considerato anche il reddito complessivo dei familiari conviventi.

Elvio Pasca

LEGGE 28 giugno 2012, n. 92
Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva
di crescita
Articolo 4, comma 30
All'articolo 22, comma 11, secondo periodo, del testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, le parole:
«per un periodo non inferiore a sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «per
un periodo non inferiore ad un anno ovvero per tutto il periodo di durata della
prestazione di sostegno al reddito percepita dal lavoratore straniero, qualora
superiore. Decorso il termine di cui al secondo periodo, trovano applicazione i
requisiti reddituali di cui all'articolo 29, comma 3, lettera b)».


Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/attualita-
permesso_di_almeno_un_anno_ai_disoccupati._dal_18_le_nuove_regole_15461.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini