Dal Ministero dellInterno: Decreto flussi stagionali 2012: disponibile l'applicativo per la compilazione delle domande

L'inoltro telematico delle domande sarà possibile dalle ore 8 del giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13.03.2012. La procedura riguarda l'ingresso in Italia di lavoratori stagionali nella misura massima di 35.000 unità Dal 21 marzo 2012 è possibile compilare le domande relative al decreto flussi  stagionali 2012. L'inoltro telematico delle domande sarà possibile dalle ore 8  del giorno successivo alla pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 marzo 2012 sino alle ore 24 del 31 dicembre 2012. 

The Afghan girls who live as boys

By Tahir Qadiry
BBC Persian, Kabul

For economic and social reasons, many Afghan parents want to have a son. This preference has led to some of them practising the long-standing tradition of Bacha Posh - disguising girls as boys.
When Azita Rafhat, a former member of the Afghan parliament, gets her daughters ready for school, she dresses one of the girls differently.
Three of her daughters are clothed in white garments and their heads covered with white scarves, but a fourth girl, Mehrnoush, is dressed in a suit and tie.
When they get outside, Mehrnoush is no longer a girl but a boy named Mehran.Azita Rafhat didn't have a son, and to fill the gap and avoid people's taunts for not having a son, she opted for this radical decision.

Cile, morto il giovane gay torturato dai neonazisti

È morto martedì sera, ora del Cile, poco prima dell'1,00 in Italia, Daniel Zamudio, il giovane omosessuale cileno aggredito, picchiato e torturato da un gruppo di neonazisti. L'annuncio è stato dato dal direttore del Policlinico di Santiago del Cile, il Posta Central.
L'AGGRESSIONE E LE TORTURE - Zamudio, che aveva 24 anni, è stato assalito a inizio marzo in un parco della città, il San Borja: è stato torturato per oltre sei ore (gli è stato staccato un orecchio, bruciata una gamba, incise delle svastiche su petto e spalla usando cocci di bottiglia, lo hanno colpito al cranio con un masso) e poi è stato ridotto in fin di vita a calci e pugni.
Tutto questo in un punto in pieno centro, ben custodito per la presenza di una casermetta dei carabinieri a guardia di un monumento nazionale. Il dieci di marzo sono stati arrestati quattro giovani tra i 19 e i 26 anni con l'accusa di tentato omicidio, accusa che ora naturalmente sarà modificata. Rischiano dai
dieci anni all'ergastolo.
GLI ARRESTI - Domenica sera era stata decretata la morte cerebrale per Zamudio  giovane. Numerose persone, in questi giorni, si sono recate davanti  all'ospedale per testimoniare il proprio dolore e sostegno, lasciando fiori e  candele. Il portavoce del Movimento di integrazione e liberazione omosessuale
cileno (Movilh), Jaime Parada, ha ribadito al giornale El Mostrador che Zamudio  «è una vittima dell'intolleranza, dell'omofobia e dell'odio che certe persone  coltivano» e che coloro che non hanno voluto una legge antidiscriminazione  «sono i primi discriminatori».

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_28/cile-morto-gay-torturato-
neonazi-daniel-zamudio_4e62c9d6-78b2-11e1-9401-15564ff52752.shtml#.T3LyeFxD2BM
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Pubblicato da Lorenzo Bernini

RAPPORTO SULL'ASILO NEI PAESI INDUSTRIALIZZATI: NEL 2011 DECISO AUMENTO DELLE DOMANDE D'ASILO. IN ITALIA OLTRE 36,000

Ginevra, 27 marzo 2012 - I nuovi conflitti e il crescente flusso in uscita da
alcune crisi di più vecchia data - come quella in Afghanistan – hanno
contribuito all'aumento del 20% nel numero di domande d'asilo registrato nel
2011. È quanto emerge dal rapporto sull'asilo nei paesi industrializzati
pubblicato oggi dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
(UNHCR).

Secondo le stime riportate nella pubblicazione Asylum Levels and Trends in
Industrialized Countries 2011 sono state 441.300 le domande d'asilo registrate
lo scorso anno; erano state 368.000 l'anno precedente. Il rapporto prende in
esame 44 paesi in Europa, Nord America, Australasia e Asia Nord-Orientale.

In termini relativi, l'incremento maggiore è stato riscontrato in Europa
Meridionale, dove sono state presentate 66.800 domande d'asilo: un salto
dell'87%. La maggior parte di tali richieste è stata inoltrata da persone
arrivate via mare in Italia e a Malta, ma un netto incremento si è verificato
anche in Turchia.

In Italia, in particolare, sono state registrate - nel 2011 – oltre 36.000
domande di asilo. Si tratta per la maggior parte di persone provenienti dal
Corno d'Africa e dall'Africa subsahariana giunte via mare dalla Libia. Questa
cifra rappresenta un considerevole aumento rispetto all'anno precedente (circa
10.000), durante il quale però il ridotto numero di domande è attribuibile
anche alle politiche restrittive attuate nel Canale di Sicilia da Italia e
Libia. Un consistente numero di domande era stato registrato già in passato,
come nel 2008 (oltre 30.000), prima che venissero effettuati i respingimenti in
alto mare, e nel 1999 (oltre 33.000) a seguito della crisi del Kosovo.

"L'elevato numero di domande d'asilo mostra chiaramente come il 2011 sia stato
un anno di grande difficoltà per un numero molto alto di persone. Noi possiamo
solo essere lieti del fatto che durante tutto l'anno il sistema internazionale
dell'asilo è rimasto saldo" ha dichiarato l'Alto Commissario ONU per i
Rifugiati António Guterres. "Tuttavia è importante guardare queste cifre in
prospettiva. Il numero delle domande d'asilo presentate in tutti i paesi
industrializzati è ancora inferiore alla popolazione di Dadaab, un campo di
rifugiati che si trova nel nord-est del Kenya".

Considerati nel loro complesso, i 38 paesi europei hanno registrato 327.200
domande d'asilo, più che ogni altra regione, con un aumento del 19% rispetto al
2010. In America Settentrionale sono state inoltrate 99.400 domande, quasi un
quarto in più rispetto a un anno prima, mentre il Giappone e la Repubblica di
Corea hanno fatto registrare la cifra record di 2.900 domande, per un aumento
del 77% rispetto al 2010.

Solo nei paesi Nordici e in Australasia il numero di richiedenti asilo è
diminuito, rispettivamente del 10% (47.500 domande) e del 9% (11.800).

Come diretta conseguenza dell'instabilità in Africa Occidentale e nel mondo
arabo, nel 2011 il numero di richiedenti asilo provenienti da Costa d'Avorio,
Libia, Siria e altri paesi ha raggiunto livelli record con 16.700 domande in
più rispetto al 2010.

Il paese d'origine del più alto numero di richiedenti è stato l'Afghanistan –
con 35.700 - per un aumento del 34% rispetto al 2010. La Cina si è confermata
al secondo posto (24.400 richiedenti), seguita dall'Iraq (23.500).


Ulteriori informazioni

- L'UNHCR produce rapporti statistici sulle tendenze dell'asilo in 44 paesi
industrializzati due volte l'anno. I dati sull'asilo su altri paesi vengono
pubblicati dall'Agenzia nel Global Trends Report, la cui prossima versione sarà
emessa nel giugno 2012.

- Gli Stati Uniti – 74.000 le domande stimate – si collocano al primo posto
tra i paesi con il maggior numero di domande d'asilo ricevute nel 2011 tra i 44
paesi considerati dal rapporto. A livello globale, comunque, il paese che ha
ricevuto il maggior numero di domande d'asilo è stato il Sudafrica (non preso
in esame dal rapporto), in cui nello stesso periodo sono state registrate
107.000 domande.

- È importante sottolineare che le domande d'asilo non costituiscono
un'indicazione di tendenze migratorie, né il riflesso del numero di persone che
vengono riconosciute come rifugiati.

Fonte: http://www.unhcr.it/news/dir/28/view/1171/rapporto-sullasilo-nei-paesi-
industrializzati-nel-2011-deciso-aumento-delle-domande-dasilo-in-italia-oltre-
36000-117100.html#.T3Hy1XgkdsA.facebook

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Carta di soggiorno grazie a lui. Prima coppia gay riconosciuta in Italia

Rafael, giovane uruguayano sposato con un cittadino italiano, ha ottenuto un permesso di soggiorno nel nostro Paese dopo aver presentato un ricorso al tribunale di Reggio Emilia che lo ha accolto.
L`Associazione Radicale Certi Diritti, che ha sostenuto il ricorso della  coppia gay, evidenzia che si tratta della prima in cui in Italia viene rilascio un documento ufficiale che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali.
Il permesso di soggiorno è stato rilasciato dalla Questura di Reggio Emilia  che in un primo momento aveva respinto la richiesta di Rafael poichè in Italia il loro matrimonio non è riconosciuto.

Nel ricorso presentato successivamente pur non richiedendo la trascrizione del matrimonio, materia che con il diritto di famiglia viene lasciata alla competenza esclusiva di ogni Stato membro dell`Unione Europea, si chiedeva l'applicazione delle norme che regolamentano la libera circolazione dei  cittadini europei e dei loro famigliari. Queste normative europee, ratificate  dall'Italia, devono essere applicate anche nel nostro Paese.

Il Tribunale ha quindi accolto il ricorso ai sensi del D. Lgs. 30/2007, legge che dà attuazione alla Direttiva 2004/38/CE, sul riconoscimento del diritto di soggiorno ai familiari (anche stranieri) dei cittadini dell'Unione europea. Nel ricorso si era fatto riferimento alla sentenza n. 1328/2011 della Corte di Cassazione che afferma: a) la nozione di "coniuge" prevista dall`art. 2 d.lgs. n. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell`ordinamento straniero in cui  il vincolo matrimoniale è stato contratto e che b) lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell`Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale "familiare", ai fini del diritto al  soggiorno in Italia.

La sentenza si è richiamata alla sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010 che afferma, tra l`altro, che l`unione omosessuale, "intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso", spetta "il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia" e che il "diritto all`unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (à) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana".

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/gay-prime-nozze260312.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Депутат ЗакСобрания Санкт-Петербурга Виталий Милонов угрожает гей-активистам физической расправой

Политик заявил, что оправдывает насилие родителей в случае проведения гей-пикетов "размалеванных" около детских учреждений Северной столицы

Депутат Законодательного Собрания Санкт-Петербурга Виталий Милонов пригрозил гей-активистам физической расправой в случае проведения одиночных пикетов около
детских учреждений города.
Родители петербургских детей начеку и в случае пикетирования школ или детских садов гей-активистами готовы дать им жесткий отпор. Так информацию о готовящихся на этой неделе пикетах ЛГБТ-организаций у детских учреждений Петербурга корреспонденту "Росбалта" прокомментировал инициатор скандального "закона о геях", депутат Виталий Милонов.
По словам депутата, в своем округе в Петербурге он общался по этому вопросу с родительскими комитетами школ и детсадов. "Люди возмущены попыткой гей-пропаганды.

Cile: ragazzo gay torturato e bruciato vivo da Neonazisti

Filippo Riniolo

E l'estrema destra torna ad uccidere. È stata dichiarata oggi la morte
cerebrale per un giovane ragazzo di 24 anni, omosessuale, Daniel Zamudio, che
da oltre un mese era in coma presso l'ospedale Posta Central di Santiago per le
torture e sevizie subite da parte di un gruppo neonazista cileno. Le sei
lunghissime ore trascorse da Daniel sotto tortura sono state terribili: "Gli
hanno strappato parte dell'orecchio e gli hanno inciso con dei pezzi di vetro
il corpo disegnando delle svastiche", senza contare le pietre che sono state
"lasciate cadere sopra lo stomaco e sopra le gambe fino a quando una di esse
non si è definitivamente rotta". Il ragazzo riporta gravi ustioni sulla gamba e
in altre parti del corpo.
Una "punizione" per la sua omosessualità. La polizia ha già fermato tre dei
quattro sospettati: si tratta, scrive il giornale peruviano El Comercio, di
Alejandro Axel Angulo Tapia (26 anni), Raúl Alfonso López Fuentes (25 anni),
Patricio Iván Ahumada Garay (25 anni), e Fabián Alexis Mora Mora (19 anni).
Questi ragazzi rischiano fino a 40 anni di carcere per omicidio colposo.
In Cile si muore ancora di omofobia e le associazioni glbt locali non si sono
stancate di manifestare sotto l'ospedale. Il sostegno arriva anche da star
internazionali come Ricky Martin: "Niente più odio, niente più
discriminazione", dice il cantante gay portoricano.


Fonte: http://www.ilcorsaro.info/mondo/400-cile-ragazzo-gay-torturato-e-
bruciato-vivo-dai-naziskin

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Albania: omofobia al governo

Di Marco Zoboli

Il viceministro albanese della Difesa, Ekrem Spanhiu, nonchè presidente del
Partito di governo "Movimento per la Legalità" (0,71% dei consensi elezioni
2009) ha apertamente minacciato di atti di violenza la comunità lgbt albanese
che si appresta, per la prima volta nella storia dell'Albania, a organizzare
nella giornata del 17 maggio una manifestazione per ricordare la Giornata
Internazionale contro l'Omofobia.
Il viceministro Spanhiu ha voluto ricordare all'Europa quanto l'attuale
governo albanese di centro destra sia in antitesi con i diritti civili, e come
viceversa navighi nelle acque del populismo, della xenofobia e dell'omofobia
più violenta. Nello specifico Spanhiu ha utilizzato il quotidiano "Gazeta
Shqiptare" per aggravare la propria precedente dichiarazione specificando che
utilizzando la parola "calci" intendeva alludere all'uso dei manganelli.
Il Commissario contro le discriminazioni Irma Baraku ha dichiarato di aver
aperto un'inchiesta ex officio, mentre Kristi Pinderi dell'organizzazione
Prolgbt ha annunciato che ricorreranno a una denuncia penale. Il difensore
civico Igli Totozani ha richiesto scuse pubbliche al viceministro in quanto le
sue dichiarazioni vanno oltre le offese incitando all'odio e alla violenza,
divengono quindi oggetto di reato.
Cogliendo l'occasione per esprimere la nostra solidarietà alla comunità Lgbt
albanese e al popolo albanese così indegnamente rappresentato, riteniamo che
queste dichiarazioni vadano oltre la semplice offesa ma rappresentino una vera
e propria minaccia fisica per i partecipanti alla manifestazione del 17 maggio.
Sarebbe importante che parlamentari italiani partecipassero alla
manifestazione a Tirana per esprimere oltre la propria solidarietà e quella dei
partiti che rappresentano, la vigilanza su ulteriori atti di intimidazione e
intolleranza.
Vogliamo anche ricordare che l'Accordo di Stabilizzazione e Associazione
firmato dall'Albania il 1 aprile 2009 con l'Unione Europea, finalizzato all'
adesione dell'Albania nell'UE prevede la conformità del paese richiedente ai
parametri europei nel campo dei diritti umani e diritti civili. Sarebbe
opportuno che si ricordasse al governo albanese che già il 9 novembre 2010 la
Commissione Europea raccomanda di avviare i negoziati di adesione quando l'
Albania avrà raggiunto il necessario livello di conformità con i criteri di
adesione allora giudicati insufficienti in materia di diritti come recita
testualmente la suddetta commissione : "I diritti umani sono sostanzialmente
rispettati in Albania, ma alcuni aspetti destano ancora preoccupazione… le
persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sono ancora vittime di
discriminazioni…".
Il governo italiano può e deve esercitare ogni pressione politica sul governo
albanese atta a far rispettare i criteri di Copenaghen in materia di diritti
umani e sulle libertà fondamentali, sanciti peraltro negli articoli 6 e 49 del
Trattato dell'Unione Europea.

Fonte: http://www.puntocritico.net/2012/03/24/albania-omofobia-al-governo/
Pubblicato da Lorenzo Bernini

A Boy to Be Sacrificed

By ABDELLAH TAÏA

Paris

IN the Morocco of the 1980s, where homosexuality did not, of course, exist, I
was an effeminate little boy, a boy to be sacrificed, a humiliated body who
bore upon himself every hypocrisy, everything left unsaid. By the time I was
10, though no one spoke of it, I knew what happened to boys like me in our
impoverished society; they were designated victims, to be used, with everyone's
blessing, as easy sexual objects by frustrated men. And I knew that no one
would save me — not even my parents, who surely loved me. For them too, I was
shame, filth. A "zamel."

Like everyone else, they urged me into a terrible, definitive silence, there
to die a little more each day.

How is a child who loves his parents, his many siblings, his working-class
culture, his religion — Islam — how is he to survive this trauma? To be hurt
and harassed because of something others saw in me — something in the way I
moved my hands, my inflections. A way of walking, my carriage. An easy intimacy
with women, my mother and my many sisters. To be categorized for victimhood
like those "emo" boys with long hair and skinny jeans who have recently been
turning up dead in the streets of Iraq, their skulls crushed in.

The truth is, I don't know how I survived. All I have left is a taste for
silence. And the dream, never to be realized, that someone would save me. Now I
am 38 years old, and I can state without fanfare: no one saved me.

I no longer remember the child, the teenager, I was. I know I was effeminate
and aware that being so obviously "like that" was wrong. God did not love me. I
had strayed from the path. Or so I was made to understand. Not only by my
family, but also by the entire neighborhood. And I learned my lesson perfectly.
So deep down, I tell myself they won. This is what happened.

I was barely 12, and in my neighborhood they called me "the little girl." Even
those I persisted in playing soccer with used that nickname, that insult. Even
the teenagers who'd once taken part with me in the same sexual games. I was no
kid anymore. My body was changing, stretching out, becoming a man's. But others
did not see me as a man. The image of myself they reflected back at me was
strange and incomprehensible. Attempts at rape and abuse multiplied.

I knew it wasn't good to be as I was. But what was I going to do? Change?
Speak to my mother, my big brother? And tell them what, exactly?

It all came to a head one summer night in 1985. It was too hot. Everyone was
trying in vain to fall asleep. I, too, lay awake, on the floor beside my
sisters, my mother close by. Suddenly, the familiar voices of drunken men
reached us. We all heard them. The whole family. The whole neighborhood. The
whole world. These men, whom we all knew quite well, cried out: "Abdellah,
little girl, come down. Come down. Wake up and come down. We all want you. Come
down, Abdellah. Don't be afraid. We won't hurt you. We just want to have sex
with you."

They kept yelling for a long time. My nickname. Their desire. Their crime.
They said everything that went unsaid in the too-silent, too-respectful world
where I lived. But I was far, then, from any such analysis, from understanding
that the problem wasn't me. I was simply afraid. Very afraid. And I hoped my
big brother, my hero, would rise and answer them. That he would protect me, at
least with words. I didn't want him to fight them — no. All I wanted him to say
were these few little words: "Go away! Leave my little brother alone."

But my brother, the absolute monarch of our family, did nothing. Everyone
turned their back on me. Everyone killed me that night. I don't know where I
found the strength, but I didn't cry. I just squeezed my eyes shut a bit more
tightly. And shut, with the same motion, everything else in me. Everything. I
was never the same Abdellah Taïa after that night. To save my skin, I killed
myself. And that was how I did it.

I began by keeping my head low all the time. I cut all ties with the children
in the neighborhood. I altered my behavior. I kept myself in check: no more
feminine gestures, no more honeyed voice, no more hanging around women. No more
anything. I had to invent a whole new Abdellah. I bent myself to the task with
great determination, and with the realization that this world was no longer my
world. Sooner or later, I would leave it behind. I would grow up and find
freedom somewhere else. But in the meantime I would become hard. Very hard.

TODAY I grow nostalgic for little effeminate Abdellah. He and I share a body,
but I no longer remember him. He was innocence. Now I am only intellect. He was
naïve. I am clever. He was spontaneous. I am locked in a constant struggle with
myself.

In 2006, seven years after I moved to France, and after my second book, "Le
rouge du tarbouche" (the red of the fez), came out in Morocco, I, too, came out
to the Moroccan press, in Arabic and French. Scandal, and support. Then, faced
with my brother's silence and my mother's tears on the telephone, I published
in TelQuel, the very brave Moroccan magazine, an open letter called
"Homosexuality Explained to My Mother." My mother died the next year.

I don't know where I found the courage to become a writer and use my books to
impose my homosexuality on the world of my youth. To do justice to little
Abdellah. To never forget the trauma he and every Arab homosexual like him
suffered.

Now, over a year after the Arab Spring began, we must again remember
homosexuals. Arabs have finally become aware that they have to invent a new,
free Arab individual, without the support of their megalomaniacal leaders. Arab
homosexuals are also taking part in this revolution, whether they live in
Egypt, Iraq or Morocco. They, too, are part of this desperately needed process
of political and individual liberation. And the world must support and protect
them.

Abdellah Taïa is the author of the novel "An Arab Melancholia." This essay was
translated by Edward Gauvin from the French.

Fonte: http://www.nytimes.com/2012/03/25/opinion/sunday/a-boy-to-be-sacrificed.
html?_r=3&ref=opinion

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Il Cile è stato condannato per aver discriminato una madre lesbica

La Corte Interamericana dei Diritti dell'Uomo ha condannato il Cile dopo aver appurato che la giustizia locale, nel 2004, aveva discriminato la giudice Karen Atala (in foto) togliendole le tre figlie perché la giudice è gay e viveva con la compagna. Secondo la sentenza "lo Stato è responsabile della violazione del
diritti all'uguaglianza e alla non discriminazione". Jorge Contesse, già direttore del Centro Diritti umani dell'Università Diego Portales e avvocato di Karen Atala, commenta soddisfatto la sentenza:
Si tratta di una decisione storica perché per la prima volta nel Cile, un organismo internazionale stabilisce che la giustizia non può discriminare né per orientamento sessuale né per identità di genere al momento di stabilire sulla custodia dei minori.

Il Parlamento Georgiano modifica il Codice Penale contro l'Omofobia

Il Parlamento Georgiano (Più avanti di quello Italiano) modifica il Codice Penale per combattere l'Omofobia, in linea con le indicazioni dell'Unione Europea

El Parlamento de Georgia ha aprobado la modificación del Código Penal para perseguir la homofobia



El Parlamento de Georgia se posicionó el pasado viernes a favor de modificar el Código Penal del país europeo para perseguir la discriminación que sufre la población homosexual, entre otros tipos de discriminación. El Parlamento volverá a reunirse en breve para tratar las cuestiones técnicas de la aplicación de la medida.

Fonte: 
http://noticias.universogay.com
Pubblicato da Zeno Menegazzi per conto di Sportello LGBT Migranti Verona

Ugandan Gay Rights Group Sues U.S. Evangelist

By LAURIE GOODSTEIN

A Ugandan gay rights group filed suit against an American evangelist, Scott Lively, in federal court in Massachusetts on Wednesday, accusing him of  violating international law by inciting the persecution of gay men and lesbians in Uganda.
The lawsuit maintains that beginning in 2002, Mr. Lively conspired with religious and political leaders in Uganda to whip up anti-gay hysteria with warnings that gay people would sodomize African children and corrupt their culture.

The Ugandan legislature considered a bill in 2009, proposed by one of Mr. Lively's Ugandan contacts, that would have imposed the death sentence for the "offense of homosexuality." That bill languished after an outcry from the United States and European nations that are among major aid donors to Uganda, but was reintroduced last month.

Ellen Sirleaf, premio Nobel per la Pace, difende le leggi contro i gay della Liberia

Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia e premio Nobel per la Pace 2011, ha difeso la legge del suo paese che stabilisce che l'omosessualità sia un reato. Intervistata dal Guardian insieme a Tony Blair, ex premier britannico e fondatore dell'Africa Governance Initiative, un'associazione no-profit volta a rafforzare i governi democratici africani, Sirleaf ha detto:
"Abbiamo dei valori tradizionali che intendiamo conservare" A domanda diretta sulla possibilità di depenalizzare l'omosessualità, Sirleaf ha ribadito "andiamo bene così come siamo adesso".
Tony Blair, alla sua sinistra, era molto imbarazzato e abbozzando un sorriso molto contratto ha preferito non commentare.

Richiedenti asilo in Unione europea: i dati sui primi quattro mesi dell’anno

Sono 55.600 le persone che tra gennaio e aprile del 2011 hanno chiesto la protezione internazionale in uno dei paesi membri dell'Unione europea. 
L'incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è stato di 4mila persone. 
Un incremento dovuto, secondo l'ultimo rapporto pubblicato da Eurostat, alle numerose richieste presentate da cittadini tunisini. Il loro numero in seguito alla crisi Nordafricana è infatti cresciuto 
notevolmente se si pensa che nel 2010 sono arrivate circa 50 persone al mese dalla Tunisia mentre tra febbraio e marzo del 2011 ne sono arrivate tra le 1.100 e le 1.200. La maggioranza –il 90% - ha chiesto asilo in Italia.

Gay în Moldova: „Societatea noastră nu este gata să accepte diferite tipuri de dragoste”

Într-o societate în curs de dezvoltare, cu un trecut comunist, unde majoritatea oamenilor împărtășesc o ideologie conservatoare este foarte dificil să îți exteriorizezi orientarea sexuală. Republica Moldova, o țară de mici dimensiuni din estul Europei tinde spre o eventuală aderare la spațiul europen. Acquis-ul Comunitar este setul de reguli pe care țara trebuie să le transpună în legislația, societatea și economia națională, dar Moldova nu îndeplinește în
totalitate aceste cerințe care se referă la „existenţa unor instituţii stabile, care ar fi garante ale democraţiei, supremaţia legii, drepturile omului şi protecţia minorităţilor".

Emergence from the Moldovan ‘Closet’ is difficult and risky

In a post-communist country, where some people have a quite conservative viewpoint it is quite difficult to "come out of the closet." The small Eastern European Republic of Moldova is presently looking forward to joining the European Union one day. The acquis communautaire has yet to be implemented, but Moldova backs off from implementing the first requirement of the criteria which refers to ensuring "the stability of institutions guaranteeing democracy, the
rule of law, human rights including respect for and protection of minorities."

Tunisian gay magazine hacked

by Dan Littauer
15 March 2012
Yesterday, homophobic hackers attacked Tunisia's main LGBT title, Gayday Magazine, taking over its email, Twitter and Facebook accounts.
This comes after several previous attacks which hacked Gmail, Twitter and the main site, renaming account titles to 'Garbage Day Magazine'.

“Chi non rinnega la sua omosessualità muore”

Per i gay e le lesbiche che vivono in Irak febbraio è stato un mese di sangue.
In poche settimane ci sono stati più di quaranta omicidi di persone appartenenti alla comunità LGBT del paese mediorientale. L'eccidio è stato denunciato sia dalla Commissione internazionale per i diritti umani dei gay e delle lesbiche (IGLHRC) , sia dall'organizzazione per la libertà delle donne irachene.

OMICIDI MIRATI – Secondo le informazioni delle due associazioni che si battono per i diritti umani ad inizio febbraio sono comparsi sui muri dei quartieri sciiti di Bagdad, Bassora e altre città irachene dei volantini nei quali erano denunciate alcune persone accusate di essere omosessuali. Erano vere e proprie liste di morte, con tanto di nome, età e talvolta pure indirizzo del gay o della lesbica indicata pubblicamente. Le milizie fondamentaliste chiedevano a queste persone di smentire il loro orientamento sessuale, pena la loro 
persecuzione. Le minacce degli squadroni della morte sciiti si sono concretizzate, perché in circa un mese almeno quarantadue persone hanno perso la loro vita solo perché sospettate di essere omosessuali.


ESECUZIONI SOMMARIE – Il primo omicidio anti gay si è verificato il 6 febbraio, secondo le informazioni di IGLHRC, e la brutalità delle esecuzioni successive evidenzia l'enorme odio provato dai fondamentalisti contro chi ama persone dello stesso sesso. Le vittime sono state buttate giù dai palazzi, oppure sono state lapidate. Ci sarebbero anche ripetute torture, così come tagli di parti del corpo, prima delle esecuzioni. Cary Alan Johnson, il presidente della Commissione internazionale per i diritti umani dei gay e delle lesbiche, ha chiesto al governo e alle autorità irachene di perseguire questi omicidi, ponendo fine agli eccidi che hanno colpito la comunità LGBT del paese. 
"Non ci sono giustificazioni per simili barbarie".


LUNGA PERSECUZIONE – Febbraio è stato un mese particolarmente insanguinato, ma 
è difficile essere gay nell'Iraq attuale. Secondo l'organizzazione Human Rigths Watch che le vittime dell'odio anti omosessuali sarebbero diverse centinaia: omicidi che però non vengono perseguiti per il disinteresse degli organi di giustizia del paese mediorientale. La denuncia di HRW è datata 2009 e si trovava in un rapporto intitolato "Ci vogliono sterminare". Da allora la 
situazione non pare per nulla cambiata, nonostante alcuni governi occidentali come quello tedesco abbiano denunciato la tragica condizione degli omosessuali in Irak.



Pubblicato da Lorenzo Bernini

Joven gay quiere ser presidente de Kenia

Denis Nzioka está trabajando en su campaña de cara a las próximas elecciones en Kenia. Denis es joven, alto, bien parecido, educado; se expresa con claridad,tiene carisma, resulta fotogénico… Uno diría que cuenta con todo lo necesario para entrar en política.


Madrid.- Denis Nzioka está trabajando en su campaña de cara a las próximas elecciones en Kenia. Denis es joven, alto, bien parecido, educado; se expresa con claridad, tiene carisma, resulta fotogénico… Uno diría que cuenta con todo lo necesario para entrar en política.
Excepto por un pequeño detalle. Denis es gay, no hace nada por ocultarlo e incluso ha trabajado como portavoz de la comunidad gay más visible del país, lo que en un lugar como Kenia sigue siendo peligroso aunque su sociedad sea más tolerante que la de países vecinos.

"In Iraq eravamo all'inferno, ma ora è sempre peggio"

Anas (nome ovviamente di fantasia) è una delle pochissime persone che, incompleta clandestinità e solitudine, sta cercando di difendere i diritti delle persone LGBTQ* in Iraq. Anas, per noi, prima che un coraggiosissimo attivista e collaboratore (ci ha aiutati a redigere la scheda sull'Iraq pubblicata tempo fa; per approfondire: Il grande colibrì), è un amico e non averlo sentito per qualche settimana ci ha davvero preoccupato. Per fortuna si è rifatto vivo:
"Sono obbligato a nascondermi ancor più di prima per la mia incolumità" ha spiegato. Qui di seguito Anas ci racconta quello che sta accadendo in quell'inferno senza fondo...

NEW EVIDENCES ON THE COMPLICIT OF THE IRAQI GOVERNMENT AS A NEW MASSACRE IS WAITING TO HAPPEN AGAINST EMO AND LGBTQ YOUTH

A new wave of emo youth murders in Iraq is expected to take place today March 11th and tomorrow the 12th.
A list (pictured here) has been posted, naming future targets of emo youths to be executed in their respective districts (numbered). The note was posted, two weeks ago, in three neighborhoods of Baghdad: Al-Sadr City, Palestine Street, and Gayarah.
Now a new list has been posted on Palestine Street. It was put up four days ago and warns men and women in universities and colleges to stop behaving and dressing 'immorally' within four days.

Immigrato ottiene status di rifugiato perchè perseguitato come omosessuale

Il giovane, proveniente dal Marocco, potrà vivere in Italia Battaglia: «E' frutto del lavoro di Oscad e Arcigay»


ROMA - Un giovane marocchino di 20 anni, F.H., ha ottenuto lo status di rifugiato in Italia: se fosse stato rimpatriato in Marocco, avrebbe rischiato il carcere perchè è omosessuale. F., già vittima di abusi, violenze e discriminazioni nel suo paese, era fuggito dal Nordafrica e viveva da clandestino a Roma: la sua vicenda è stata presa in esame dagli uffici competenti del ministero dell'Interno grazie ad una segnalazione del numero verde Gay Help Line 800.713.713 e al sostegno dell'Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) interforze Polizia di Stato e Carabinieri. Lo status di rifugiato gli è stato conferito grazie alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1954, successivamente ratificata in Italia.

Emerging from Iraq: Reports of Kidnapping and Murder of Gay and Lesbian People

"We demand that the Iraqi Government put a stop to the wanton persecution and killing of gay people and that the perpetrators be punished." 
- Cary Alan Johnson, IGLHRC

The International Gay and Lesbian Human Rights Commission has today received reports from Iraq of a wave of targeted killings of individuals who areperceived to be gay or lesbian. According to Iraqi human rights activists, in early February 2012, an unidentified group posted death threats against "the adulterous individuals" in the predominantly Shiite neighborhoods of Baghdad and Basra. The threats gave the individuals, whose names and ages were listed, four days to stop their behavior or else face the wrath of God, and were to be carried out by the Mujahedin. 

Resentment Toward the West Bolsters Uganda’s New Anti-Gay Bill

By JOSH KRON
KAMPALA, Uganda — At first, it was a fiery contempt for homosexuality that led a Ugandan lawmaker to introduce a bill in 2009 that carried the death penalty for a "serial offender" of the "offense of homosexuality."
The bill's failure amid a blitz of international criticism was viewed by many as evidence of power politics, a poor nation bending to the will of rich nations that feed it hundreds of millions of dollars in aid.

AMNESTY INTERNATIONAL’S LETTER IN RESPONSE TO HUMAN RIGHTS MINISTER

Amnesty International has addressed a letter on February 23rd, to Samir Dilou, Tunisian Minister of Human Rights and Transitional Justice to express its alarm at statements he made about homosexuality in a television talk-show earlier this month.
In summary Amnesty International call on Minister of Human Rights and Transitional Justice to:
- Publically retract the damaging and discriminatory comments about homosexuality, and commit to upholding the human rights of all Tunisians as the Minister for Human Rights and Transitional Justice;
- Urge the government to repeal Article 230 of the Tunisian Criminal Code which makes consensual sex between members of the same sex a criminal offence, punishable with six months to three years imprisonment.
- Call for the principle of non-discrimination to be enshrined in the new constitution including on the basis of sexual orientation and gender identity.


Fonte: http://gaydaymagazine.wordpress.com/2012/03/03/amnesty-internationals-
letter-in-response-human-rights-minister/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Doppio stigma. Essere migranti e omosessuali in Italia

Gianfranco Meneo

Superare gli ostacoli degli approcci "monotematici" significa uscire dall' ottica della discussione comunità lgbt [1] o multiculturalismo e fondere i due momenti in un'unica branca di discussione. Inevitabili sono le difficoltà che questo tipo di approccio determina. Infatti, se consideriamo questi fenomeni come richiedenti un'urgente opera di sensibilizzazione e conoscenza, è possibile immaginare la difficoltà, perdendo la base di riferimento: il tessuto 
antropologico della società italiana, per potersi spostare su territori inesplorati dove confini culturali, attese e istanze sono multiformi e sfaccettate. Infatti, siamo abituati a collocare le discussioni su genere, orientamento sessuale, multiculturalismo utilizzando lo sguardo della nostra società e non comprendiamo come il sentirsi gay o lesbica o transessuale/transgender nella comunità italiana, provenendo da altra cultura, possa determinare un "rimescolamento delle sensazioni".

LIBERIAN PRESIDENT MAY VETO ANTI-GAY BILL

There are reports that Liberian President Ellen Johnson Sirleaf will veto an anti-gay bill recently introduced into parliament, if it is passed.
By Melanie Nathan

The proposed legislation, which aims to increase the penalties for homosexuality to up to ten years in jail and to ban same-sex marriage in Liberia, was introduced by Senator Jewel Howard Taylor, who is the country's former first lady, in a country where homosexuality and lesbian relations are already criminalized.
If passed by parliament, the bill would need to be signed into law by President Sirleaf, who was awarded the 2011 Nobel Peace Prize. According to the Associated Press, however, Sirleaf "has said she will not sign any such bill into law".
Former Liberian first lady Jewel Howard Taylor has introduced a bill making homosexuality liable to a death sentence, amid a raging debate over gay rights in the country.
The bill submitted by former president Charles Taylor's ex-wife, now a senator, also seeks to amend laws to prohibit gay marriage.
"No two persons of the same sex shall have sexual relations. A violation of this prohibition will be considered a first degree felony," reads the proposed amendment to marriage laws.
First degree punishment can range from 10 years to life imprisonment to the death sentence, on the discretion of the judge.
Voluntary sodomy is already a criminal offence in the west African country and can result in up to three years imprisonment, according to a lawyer consulted by AFP.
George Tengbeh, a senator supporting the bill, said he hoped it would put an end to months of acrimonious public debate on gay rights."
In an attached letter to the plenary of the Liberian Senate, Senator Taylor reminded her colleagues that the traditional beliefs of Liberia do not in any way or form mean the thought or action of a marriage between persons of the same sex.
"Even though this idea is totally unaccepted to Liberians, it is a glaring fact that same sex marriages are happening in the world at large," the Bong County Senator noted, adding that it is therefore incumbent upon the Senate as a guardians of the sacred heritage to insure that their generation leaves the nation in a better position than they found it.
Taylor has dismissed the controversy around the bill, saying: "We are only strengthening the existing law."

Her former husband, and the country's former president, Charles Taylor, is being tried for war crimes at the International Criminal Court in The Hague.
TEXt of Bill and earlier article – http://oblogdeeoblogda.wordpress.
com/2012/02/21/liberia-new-anti-homosexuality-bill-text-death-for-gays-and-
lesbians/


Fonte: http://oblogdeeoblogda.wordpress.com/2012/03/01/liberian-president-may-
veto-anti-gay-bill/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Anti-Gay Law Stirs Fears in Russia

By MICHAEL SCHWIRTZ


MOSCOW — St. Petersburg's legislature passed a law on Wednesday aimed at
eliminating what its backers called "propaganda" of homosexuality among minors,
prompting fears among gay rights groups of an impending crackdown on their
activities as other cities vowed to look into adopting similar measures.

The law, which follows similar legislation passed elsewhere recently, appears
to be a reaction to increasingly vocal efforts by gay rights groups,
particularly in St. Petersburg and Moscow, to attract attention to the issue.

Vitaly V. Milonov, the law's principal drafter and an outspoken proponent of
Russia's Orthodox Church, who has referred to gay people as "perverts," has
accused gay rights activists of waging an aggressive campaign of conversion
among Russia's children with the backing of Western governments.

"This is a declaration of Russia's moral sovereignty," Mr. Milonov said in
televised remarks shortly after Wednesday's legislative session.

Under the new law, which passed 29 to 5, "public actions directed at the
propaganda of sodomy, lesbianism, bisexuality and transgenderism among minors"
will be punishable with fines of up to $17,000. The law defines propaganda of
homosexuality as "the targeted and uncontrolled dissemination of generally
accessible information capable of harming the health and moral and spiritual
development of minors," particularly that which could create "a distorted
impression" of "marital relations."

Igor Kochetkov, the head of the Russian L.G.B.T. Network, a rights group based
in St. Petersburg, called the premise of the law "absurd."

"You can also adopt a law against turning off the light of the sun, but no one
has the ability to do this," Mr. Kochetkov said. "Even if someone wanted to, no
amount of propaganda is going to turn a heterosexual gay."

He said he feared that the law could be used to prevent outreach efforts by
gay rights activists, who have only recently become outspoken enough to attract
attention.

"This is a law that can be used, and will be used, to conduct searches of
organizations and prevent public actions," he said. "Most importantly, it will
be used for official propaganda. Officially homosexuality will be considered
illegal, something incorrect and something that cannot be discussed with
children. It will create a negative atmosphere in society around gays and
lesbians as well as our organizations."

Open discussion of homosexuality was almost unheard of in Russia until just a
few years ago. A Soviet-era law that punished same-sex relations between men
with prison time was repealed in 1993, but the subject has long remained taboo
outside a smattering of bars and clubs in major Russian cities.

Attempts in recent years to hold gay rights rallies have been met with
contempt and outright hostility from officials and religious groups, and have
occasionally turned bloody.

But the issue has gradually begun to attract the attention of the Russian news
media, including government-controlled television, which has occasionally given
a platform to advocates of equal rights for gay people.

As often happens, passage of the new law has helped raise to the level of
national discussion the topic it was meant to suppress. The legislation set off
a media frenzy when introduced late last year, and has been the subject of
boisterous debates on television.

In one debate on a popular political talk show, the law's opponents shouted
down Mr. Milonov after he accused gay rights groups of "attacking" children and
"trying to do them sexual harm." At one point, the host donned a rainbow flag
like a cape, taunting another legislator from St. Petersburg who suggested
banning such flags because of their association with gay rights.

International human rights groups and Western governments had urged
legislators not to pass the law, and a few opposition groups in Russia have
condemned it.

"I consider this law a provocation intended to divide society over a question
that could have been used to teach people understanding," Aleksandr Korbinsky,
an opposition member of St. Petersburg's Parliament who voted against the
measure, said on Ekho Moskvy radio. "We need to help them become full-fledged
members of society, not make them feel like second-class citizens."

Supporters of the new measure insist there is broad support in Russian society
for laws meant to protect what they say are Russia's traditional values. In a
July 2010 survey by the Levada Center, a polling agency based in Moscow, 84
percent of the 1,600 adults surveyed said they opposed granting same-sex
couples the right to marry. The poll showed that 45 percent said gay men and
lesbians should enjoy the same rights as all other Russians, 41 percent said
they should not, and 15 percent were undecided. Eighteen percent said
homosexuals should be isolated from society. The poll had a margin of sampling
error of plus or minus three percentage points.

The new law is expected to face no opposition from St. Petersburg's governor,
who must sign it before it can take effect.

Legislatures in Arkhangelsk and Ryazan have passed similar laws, and others
have said they would follow suit. Valentina I. Matviyenko, the chairwoman of
Russia's upper house of Parliament and a former governor of St. Petersburg, has
suggested that the measure could be enacted on a federal level.

Glenn Kates contributed reporting.


Fonte: http://www.nytimes.com/2012/03/01/world/asia/anti-gay-law-stirs-fears-
in-russia.html?_r=1&src=tp&smid=fb-share

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Interview (in Arabic) with TV figures by Helem on the occasion of the international day against homophobia 2011.

http://www.youtube.com/watch?v=z2VYjdWS47s&feature=share

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Tre donne arrestate per omosessualità in Camerun

Tre donne in Camerun aspettano il processo dopo che sono state arrestate per
omosessualità. L'udienza è stata fissata per l'8 marzo dopo un primo rinvio a
causa di una forte affluenza di curiosi. A difenderle ci sarà uno dei più noti
"avvocati" dei diritti umani, Alice N'Kom, presidente dell'Association de
défense de l'homosexualité (Adefho).
Martine, Estelle e Léonie sono state arrestate il 14 febbraio in base all'
articolo 347 bis del Codice, che punisce l'omosessualità con il carcere fino a
5 anni. Negli ultimi tempi in Camerun si sono moltiplicati gli arresti ai danni
di gay e lesbiche.

Fonte: http://www.queerblog.it/post/14537/tre-donne-arrestate-per-
omosessualita-in-camerun

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Homosexualité africaine

Les droits des homosexuels reculent-ils en Afrique, malgré les pressions
occidentales ? Souvent illégale, l'homosexualité est même passible de la peine
de mort dans quatre pays. Et plusieurs états africains envisagent de durcir
leurs législations.

Robin Cornet.

Plusieurs organisations le constatent : les sentiments homophobes
progresseraient en Afrique. L'influence de certains pasteurs évangéliques
américains est pointée du doigt. Il y a deux ans, l'Ouganda avait déclenché une
tempête de protestations en tentant de faire passer un projet permettant
l'application de la peine mort dans certains cas d'homosexualité masculine.
Devant les pressions internationales, le texte avait finalement été retiré. Il
a été réintroduit, au parlement début février et sous les applaudissements. La
proposition de loi serait largement soutenue par les députés. Mais le texte
aurait été modifié, le risque de peine capitale aurait été supprimé. Mais les
sanctions seront élargies. Ce qui sera considéré comme une 'promotion de
l'homosexualité' sera sévèrement punis. Les gays avérés risquent déjà
aujourd'hui jusqu'à la prison à vie.

Le New York Times explique que les pressions internationales, ces dernières
années ont eu un effet contre-productif. "S'il y a deux choses sur lesquelles
la plupart des ougandais s'accordent, c'est qu'ils ne tolèrent ni
l'homosexualité, ni la domination des puissances occidentales". Les sentiments
anticolonialistes favoriseraient ce durcissement de la loi.

Il est vrai que Washington et Londres, en particulier, ont accentué la
pression sur les pays africains, liant d'avantage leurs aides au développement
au respect des droits de l'homme - en ce compris les droits des homosexuels.
Plusieurs chefs d'état africains ont répliqué qu'ils n'autoriseraient "jamais"
l'homosexualité. Le Zimbabwéen Robert Mugabe (qui n'a plus grand-chose à
espérer comme aide) a même répondu à David Cameron 'd'aller en enfer'.

38 pays africains, sur 54 considèrent que l'homosexualité est illégale. Les
peines applicables sont très variables. Elles vont jusqu'à la mort en
Mauritanie, au Soudan, en Somalie et dans le nord du Nigéria. En revanche,
c'est légal dans plusieurs états d'Afrique Centrale et de l'Ouest. L'Afrique du
Sud fait figure d'exception reconnaissant le mariage gay et bétonnant dans la
constitution une protection des droits très complète.

Le pays qui inquiète ces derniers jours, c'est le Libéria. Un projet de loi
rendant l'homosexualité passible de la peine de mort vient d'être déposé par la
sénatrice (et ancienne première dame) Jewel Howard Taylor. Difficile, à ce
stade, d'évaluer le soutien dont il bénéficie. Mais les défenseurs des droits
de l'Homme se mobilisent. Et ils s'étonnent du silence de la présidente Ellen
Johnson Sirleaf. La prix Nobel de la paix ne s'est pas clairement élevée contre
la proposition.

Fonte: http://www.rtbf.be/info/emissions/article_histoire-du-monde-
homosexualite-africaine?id=7657113

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Resentment Toward the West Bolsters Uganda’s New Anti-Gay Bill

By JOSH KRON

KAMPALA, Uganda — At first, it was a fiery contempt for homosexuality that led
a Ugandan lawmaker to introduce a bill in 2009 that carried the death penalty
for a "serial offender" of the "offense of homosexuality."

The bill's failure amid a blitz of international criticism was viewed by many
as evidence of power politics, a poor nation bending to the will of rich
nations that feed it hundreds of millions of dollars in aid.

But this time around — the bill was reintroduced this month — it is a bitter
and broad-based contempt for Western diplomacy that is also fueling its
resurrection.

"If there was any condition to force the Western world to stop giving us
money," said David Bahati, the bill's author, "I would like that."

The Obama administration recently said it would use its foreign diplomatic
tools, including aid, to promote equal rights for lesbian, gay, bisexual and
transgender people around the world. Prime Minister David Cameron of Britain
has threatened to cut aid for countries that do not accept homosexuality.

But African nations have reacted bitterly to the new dictates of engagement,
saying they smack of neo-colonialism. In the case of Uganda, the grudge could
even help breathe new life into the anti-homosexuality bill.

Antigovernment demonstrations sometimes turn violent and news about corruption
scandals fills the tabloids here, but two things most people agree on is that
homosexuality is not tolerated and that Westerners can be overbearing.

The United States says it remains "resolutely opposed" to the bill, and at the
American Embassy in Uganda's capital, Kampala, officials are actively engaged
in lobbying Ugandan policy makers to oppose the bill, too.

"Our position is clear," said Hilary Renner, a State Department spokeswoman.

The pressure has worked, to a certain degree. Some of the most contentious
elements of the bill — the death penalty, and a clause ordering citizens to
report known acts of homosexuality to the police within 24 hours — would be
taken out, Mr. Bahati said in a recent interview. That could make the bill less
explosive for lawmakers.

But the diplomatic tensions surrounding the bill also seem to be increasing
its popularity.

"While covert behind-the-scenes donor pressure on the Ugandan government has
been useful in the past," said Dr. Rahul Rao, a lecturer at the Center for
International Studies and Diplomacy in London, "overt pressure can be extremely
counterproductive."

The government of President Yoweri Museveni, while distancing itself from the
bill, defended the right for the bill to be debated in Uganda's Parliament,
saying in a recent statement that "cultural attitudes in Africa are very
different to elsewhere."

Kizza Besigye, an opposition leader who has courted the West, said Western
pressure on the issue of homosexuality was "misplaced" and "even annoying."

"There are more obvious, more prevalent and harmful violations of human rights
that are glossed over," Mr. Besigye said. "Their zeal over this matter makes us
look at them with cynicism to say the least."

When Mr. Bahati reintroduced the bill in Parliament, he did so to rounds of
applause.

In this religious and traditional society, the tug of war between advocates
and opponents of gay rights remains tense.

Days after the bill was reintroduced, a clandestine gay rights meeting at a
hotel was broken up personally by Uganda's minister of ethics.

"In the past they were stoned to death," said the minister, Simon Lokodo. "In
my own culture they are fired on by the firing squad, because that is a total
perversion."

Last year, a newspaper published a list of gay people in Uganda and urged
readers and policy makers to "Hang Them."

Much of Africa's anti-homosexuality movement is supported by American
evangelicals, the Rev. Kapya Kaoma of Zambia wrote in 2009, who are keen to
export the American "culture war" to new ground. Indeed, American evangelical
Christians played a role in stirring the anti-homosexual sentiment that
culminated in the initial legislation in Uganda.

The few gay rights advocates in Uganda who work publicly on the issue have
seen their own exposure — and support — widen, too. One received the Robert F.
Kennedy Human Rights Award last year. The organization whose conference was
shut down this month receives tens of thousands of dollars from the American
Jewish World Service, according to the organization's Web site. As for Mr.
Bahati, orphaned at the age of 3 and until recently a relatively unknown
politician, the past several years have been a roller-coaster-ride of emotions,
from obscurity to fame and infamy. The American news media, he said, have
shredded his reputation.

"They really worked out on the word 'death,' " he said, referring to coverage
of the bill's death penalty provision. "We used to have friends in America, but
most of them are now scared even to identify with us."

It was in the United States, Mr. Bahati contended, that he first became close
with a group of influential social conservatives, including politicians, known
as The Fellowship, which would later become a base of inspiration and technical
support for the anti-homosexuality bill.

Mr. Bahati said the idea for the bill first sprang from a conversation with
members of The Fellowship in 2008, because it was "too late" in America to
propose such legislation. Now, he said, he feels abandoned.

"In Africa we value friendship," Mr. Bahati said. "But the West is different."

Richard Carver, who said he served as president of The Fellowship until August
2011, said members of his group were actively involved in Uganda, including one
with close ties to lawmakers. But Mr. Carver said the group never took an
official position on the proposed legislation.

"This is a very large group," said Mr. Carver, adding that "individuals can
speak for themselves."

Mr. Bahati contends that African nations like Uganda, by contrast, cannot
speak for themselves — that reliance on international aid makes
"unindependent."

Nothing was more telling, he said, than Prime Minister Cameron's threat to cut
development aid to countries that refuse to accept homosexuality. As for the
United States, the State Department has pledged at least $3 million to civil
society organizations working on gay rights.

According to Mr. Bahati, his anti-homosexuality bill would upend that. A
clause in the bill prohibits organizations that support gay rights from working
in Uganda, potentially including the development arms of foreign governments.

"It becomes very easy," Mr. Bahati said. "Their licenses will be revoked."

A parliamentary committee has 45 days to debate the bill before sending it
back to Parliament or asking for an extension. Mr. Bahati said that he was
confident the bill would pass, but that if it did not, he had a Plan B: hope
for a Republican victory in November.

"The good thing with the West is that we know that Obama can influence the
world only up to 2016," he said. "That's a definite."

Fonte: http://www.nytimes.com/2012/02/29/world/africa/ugandan-lawmakers-push-
anti-homosexuality-bill-again.html?_r=2&pagewanted=1

Pubblicato da Lorenzo Bernini