Zimbabwe, la nuova costituzione rimarrà omofobica

L'ultimo attacco di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, contro i gay sta
sortendo effetti nefasti: i presidenti della commissione costituente, impegnata
a scrivere una bozza di nuova carta fondamentale per il paese africano, hanno
annunciato che nessuna norma riconoscerà, direttamente o indirettamente, i
diritti LGBTQ*. "La nuova costituzione sarà costruita sul nostro passato e
sulle nostre tradizioni. L'omosessualità è un concetto estraneo. La nostra
cultura, la nostra tradizione e la nostra mentalità, sempre più cristiana, non
ci permettono di legalizzare l'omosessualità e i matrimoni tra persone dello
stesso sesso. Per questo l'omosessualità è e rimarrà illegale" ha detto anche
Edward Mkhosi, esponente del Movimento per il Cambiamento Democratico , partito
di opposizione a Mugabe capeggiato da quel Morgan Tsvangirai che ancora ad
ottobre si dichiarava favorevole ai diritti LGBTQ*. Parole al vento in un paese
dove l'omofobia già trionfante continua ad avanzare a passo di marcia e dove
anche gli spiragli di speranza si chiudono: il candidato dello Zimbabwe a
Mister Gay World, dopo aver fatto tanto parlare di sé, si è ritirato dalla
gara. Intanto un altro candidato, quello dell'Etiopia, è dovuto fuggire dal suo
paese e chiederà asilo politico.

Fonte: http://www.ilgrandecolibri.com/2012/02/zimbabwe-la-nuova-costituzione-
rimarra.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Homosexualité au Cameroun : sortir du Nkuta

http://www.bonaberi.com/tv,homosexualite_au_cameroun_sortir_du_nkuta,543.html


Pubblicato da Lorenzo Bernini

Omofobia a San Pietroburgo - Flash Mob Internazionale


OMOFOBIA IN RUSSIA: 28 Febbraio 2012 - FLASHMOB A MILANO, DAVANTI CONSOLATO RUSSO, CONTRO NUOVA LEGGE CHE COLPISCE PERSONE LGBTI. IN CORSO MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE. 

Roma, 27 febbraio 2012 Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti: L'Associazione Radicale Certi Diritti e l'Associazione Radicale Enzo Tortora organizzano, domani martedì 28 febbraio, alle ore 17, un flashmob a Milano in Piazza Segesta (di fronte al Consolato di Russia) per chiedere al Governatore di San Pietroburgo di mettere il veto sulla legge omofoba che vuole limitare la libertà d’espressione nella regione e per dire agli italiani di non visitare più la città se la legge dovesse essere approvata. L’iniziativa è fatta in partnership con l'associazione AllOut.org, che ha lanciato un boicottaggio globale di San Pietroburgo. Hanno aderito anche l'Associazione AnnaViva e il Centro d'Iniziativa Gay - Arcigay Milano. Il 29 febbraio la città di San Pietroburgo potrebbe approvare in terza e ultima lettura una legge che renderebbe illegale scrivere un libro, pubblicare un articolo o parlare in pubblico di omosessualità. Questa legge è chiaramente volta a criminalizzare qualunque attività o informazione relativa alle persone LGBTI e alle relazioni tra persone dello stesso sesso, in patente violazione delle libertà di espressione e associazione nonché degli impegni presi dalla Russia ratificando la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Nonostante la condanna dell’UE (http://www.certidiritti.it/parlamento-europeo-approva-risoluzione-di-condanna-nei-confronti-della-russia-per-le-leggi-omofobe) e anche dell’Italia (http://www.certidiritti.it/ministro-degli-esteri-italiano-risponde-a-certi-diritti-e-senatore-perduca-su-gravi-fatti-omofobi-della-regione-di-san-pietroburgo-italia-impegnata-contro-omofobia) la legge sarà probabilmente approvata. La terza e ultima votazione sul provvedimento avverrà il 29 febbraio e aprirà una finestra di 10 giorni per il Governatore di San Pietroburgo Petrenko di porre il veto. Alla vigilia del voto finale i partecipanti all’iniziativa nonviolenta si uniranno a una crescente rete internazionale di flashmob davanti ad Ambasciate e Consolati russi coordinata dall’Associazine AllOut.org (manifestazioni si terranno a Parigi, New York, Buenos Aires, Rio, Berlino, Milano, Anversa e molte altre città in solidarietà con i gruppi di San Pietroburgo). 

 Facebook Event Page: https://www.facebook.com/events/313267152053799/

Strasburgo, l'Italia condannata per i respingimenti verso la Libia

Sentenza storica della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo che condanna l'Italia all'unanimità. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, è stato violato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura. Il nostro Paese dovrà versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime.
Riccardi: "Ripensare alla nostra politica sull'immigrazione". La Cancellieri: "Sentenza va rispettata"
di VLADIMIRO POLCHI

ROMA - Stop ai respingimenti in mare. Bocciate le espulsioni collettive. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato all'unanimità l'Italia per i respingimenti verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, è stato violato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura. Strasburgo ha così posto un freno ai respingimenti indiscriminati in mare e ha stabilito che l'Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani. L'Italia è stata condannata a versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, in quanto due ricorsi non sono stati giudicati ammissibili. La Farnesina. "Il trattamento riservato a migranti e profughi messi in salvo è stato sempre conforme agli obblighi internazionali ed informato ai fondamentali principi di salvaguardia dei diritti umani". Così fonti della Farnesina
commentano la sentenza di Strasburgo aggiungendo che l'Italia "rispetta" e "analizzerà " il verdetto.
Il ministro dell'Interno. "La sentenza - ha detto in un comunicato stampa Annamaria Cancellieri - in quanto proveniente da un alto organo giurisdizionale europeo, va rispettata e non commentata. Il Governo si confronta con i mutati scenari in Libia e sono in corso contatti con la nuova dirigenza per riavviare la collaborazione operativa fra i due Paesi. Ogni iniziativa sarà improntata all'assoluto rispetto dei diritti umani, ma con altrettanta fermezza sarà contrastata l'immigrazione illegale".
Riccardi. La sentenza della Corte di giustizia di Strasburgo che ha condannato l'Italia per i respingimento in Libia di alcuni immigrati "sarà ricevuta e valutata con grande attenzione" dal governo italiano "e ci farà pensare e ripensare alla nostra politica per l'immigrazione". Così il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi, a margine della due giorni Ifad sull'agricoltura sostenibile. Il ministro ha spiegato che come governo "ne prenderemo insieme visione e capiremo che fare. Io l'accetto con molto rispetto per le istituzioni europee", ha aggiunto Riccardi, sottolineando che il fine del governo è quello di "fare una politica chiara, trasparente e corretta sull'immigrazione". Maroni. Di "incomprensibile picconata del buonismo peloso" parla invece l'ex ministro dell'Interno, Roberto Maroni, principare sponsor della politica di respingimenti inaugurata dal governo Berlusconi. "È una sentenza politica di una corte politicizzata", dice Maroni. "Rifarei esattamente quello che ho fatto: impedire ai barconi di clandestini di partire dalla Libia, salvare molte vite umane e garantire maggiore sicurezza ai cittadini".
I precedenti. La politica migratoria del vecchio governo Berlusconi continua a perdere pezzi. A picconare i pacchetti sicurezza e la Bossi-Fini 1 sono tribunali ordinari, Consiglio di Stato, Corte di Cassazione, Consulta e Corte di giustizia dell'Unione europea. Sotto le loro sentenze cadono: l'aggravante di clandestinità, il divieto di matrimonio con irregolari, il reato di clandestinità (nella parte che punisce con il carcere gli immigrati irregolari). Ora a crollare è il muro dei respingimenti in mare dei migranti, sotto i colpi della Corte europea dei diritti dell'uomo 2 Il respingimento del 6 maggio 2009. La sentenza della Corte di Strasburgo colpisce i respingimenti attuati dall'Italia verso la Libia, a seguito degli accordi bilaterali e del trattato di amicizia italo-libico siglato dal governo Berlusconi. "Il 6 maggio 2009, a 35 miglia a sud di Lampedusa - spiega il Consiglio italiano per i rifugiati 3 (Cir) - in acque internazionali, le autorità italiane hanno intercettato una nave con a bordo circa 200 persone di nazionalità somala ed eritrea (tra cui bambini e donne in stato di gravidanza).
I migranti - stando al ricorso - sono stati trasbordati su imbarcazioni italiane e riaccompagnati a Tripoli contro la loro volontà, senza essere prima identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro effettiva destinazione. I migranti non hanno avuto alcuna possibilità di presentare richiesta di protezione internazionale in Italia. Di queste 200 persone, 24 (11 somali e 13 eritrei) sono state rintracciate e assistite in Libia dal Cir e hanno incaricato gli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani di presentare ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo".
Le condizioni di detenzione in Libia. "Le successive condizioni di vita in Libia dei migranti respinti il 6 maggio 2009 sono state drammatiche -  sostengono dal Cir - La maggior parte è stata reclusa per molti mesi nei centri di detenzione libici, dove ha subito violenze e abusi di ogni genere.
Due ricorrenti sono deceduti nel tentativo di raggiungere nuovamente l'Italia a bordo di un'imbarcazione di fortuna. Altri sono riusciti a ottenere protezione in Europa, un ricorrente proprio in Italia. Prima respinti e poi protetti, a dimostrazione della contraddittorietà e insensatezza della politica dei respingimenti". Al riguardo va ricordato che, secondo le stime dell'Unhcr, circa 1.500 migranti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Italia via mare nel 2011.
Le reazioni alla sentenza. "Viene condannato il governo italiano ma vince lo spirito della nostra Costituzione, nonché la tradizione del popolo italiano -  sostiene Andrea Olivero, presidente nazionale Acli - quella di un paese accogliente che non respinge i disperati in mare consegnandoli ad un tragico destino. Un monito durissimo per il governo che ha commesso quell'errore e per le forze politiche che non solo difesero, ma si fecero vanto di quell'azione, mentre tutte le organizzazioni della società civile per il rispetto dei diritti umani ne denunciavano l'illegalità e la disumanità".
Unhcr. La sentenza è "un'importante indicazione per gli stati europei circa la regolamentazione delle misure di controllo e intercettazione alla frontiera".
Lo ha affermato Laurens Jolles, il Rappresentante dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati 4(Unhcr) per il sud Europa: "ci auguriamo che rappresenti un punto di svolta per ciò che riguarda le responsabilità degli Stati e la gestione dei flussi migratori". L'Unchr comprende le "sfide che le migrazioni irregolari pongono all'Italia e agli altri paesi dell'Unione Europea e riconosce i significativi sforzi compiuti dall'Italia e dagli altri stati per salvare vite umane nell'ambito delle loro operazioni di ricerca e soccorso in mare". Ma, sottolinea l'Alto Commissariato, "Le misure di controllo alla frontiera non esonerano gli stati dai loro obblighi internazionali; l'accesso al territorio alle persone bisognose di protezione dovrebbe pertanto essere sempre garantito".
5 Amnesty International. 6  Ha definito "una pietra miliare" la sentenza emessa
oggi dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri contro l'Italia. L'Organizzazione era intervenuta come parte terza durante la procedura scritta dinanzi alla Corte, ricordando che l'azione delle autorità italiane aveva costituito l'avvio di una politica di respingimenti che aveva attirato numerose condanne e aveva rischiato di compromettere i principi fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani. Il verdetto di oggi resta dunque un punto fermo "perché - si legge in una nota di Amnesty - rafforza e favorisce il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Europa e pone fine alle misure extraterritoriali di controllo delle migrazioni che non contemplano l'identificazione delle persone che gli stati sono invece obbligati a proteggere"
Fonte: Repubblica.it
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Rights group: Members of Uganda's gay community fleeing the country

Kampala - Members of Uganda's beleaguered gay community are fleeing the country
because of worsening discrimination and harassment, a leading gay rights group
said on Friday.
'We are not safe at all. Our members are receiving daily attacks from all
sides. Some members of our community are running away from the country,' Julian
Pepe Onziema, the head of the umbrella group Sexual Minorities Uganda, told
dpa.
Three people fled to Nairobi after receiving death threats, Pepe added.
'Although some of our people have left and some plan to leave, me I am not
leaving. I am receiving threats each day but I am staying in Uganda. I am not
moving anywhere, let them kill me,' said Onziema.
Minister for Ethics and Integrity Simon Lotodo last week shut down a gay
rights workshop, scaring an internationally-acclaimed human rights activist
into hiding.
In an interview with dpa, Lotodo pledged to tighten the crackdown on gays and
prevent the community from holding any more meetings.
Uganda has been facing international criticism and threats of shutting off aid
from foreign donors since a tough anti-homosexual bill was introduced in
parliament in 2009. The bill was shelved, but introduced again in January.
Under the draft legislation, leading a gay lifestyle would lead to automatic
prison time and even the death penalty.
A year after the killing of prominent gay rights activist David Kato made
international headlines last year, newspapers, government officials and
preachers continue to launch verbal assaults on homosexuals. Attacks and
threats against members of the community are still being reported.
Laws dating back to colonial times prohibit same-sex relations in Uganda but
no one had ever been convicted of the offense.

Fonte: http://news.monstersandcritics.com/africa/news/article_1692703.
php/Rights-group-Members-of-Uganda-s-gay-community-fleeing-the-country

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Liberia: Gay Activist Escapes Angry Mob

BY WINSTON W. PARLEY

Self-proclaimed Liberian gay activist Archie Ponpon, and few followers were
Thursday narrowly hustled out of the premises of a local radio and television
station by Police Support Unit (PSU) officers of the Liberia National Police
(LNP) in Monrovia, after over 500 members of the public had besieged the
vicinity of the radio station to attack him for his pro-gay campaign.

Ponpon and his group had appeared on an early morning talkshow to defend their
activism for the legalization of same sex marriage in Liberia.

According to bystanders, the manager of the radio station swiftly called in
the police to protect members of the group due to the presence of a huge crowd
that could not easily be contained by private security guards.

Most ordinary Liberians, who opposed same sex marriage, have reportedly issued
threats against both gay activists and lawmakers, warning them of serious
consequences should gay and lesbian marriages be legislated.

But the activists headed by Ponpon, are insisting that same sex marriage
should be legislated to avoid those engaging in the practice hiding their
identities for fear of being harmed by angry citizens.

The advocacy has always encountered harsh responses and condemnations from
most Liberians, who argued that the legalization of same sex marriage could
worsen immoralities in the country.

Most Liberians from diverse backgrounds also expressed fears that accepting
such immoral practice in the country will be against their culture and would
offend religious doctrines.

This is the third time that Ponpon has been rescued by police from angry
crowd. He escaped attacks twice from angry students on the campus of the
University of Liberia.

Fonte: http://allafrica.com/stories/201202241583.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Il governo indiano contro i gay? Arriva la smentita

"Governo indiano: omosessualità contro natura" o "India: governo contro i gay"
hanno titolato in queste ore i giornali di tutto il mondo. E, a onor del vero,
di dubbi ne lasciava davvero pochi il procuratore generale indiano Malhotra, il
quale, a nome del governo di New Delhi, aveva chiesto alla Suprema Corte di
rivedere la decisione con cui aveva abrogato il reato di omosessualità nel
2009: "Il sesso omosessuale è altamente immorale e contrario all'ordine sociale
ed esistono alte probabilità di diffondere malattie attraverso questi atti". La
situazione, però, è ben diversa da quel che sembrava a prima vista e, per
fortuna, il ministero dell'interno indiano ha prontamente e ufficialmente
smentito il proprio rappresentante: il governo non ha alcuna intenzione di
tornare a dichiarare illegale il sesso tra uomini adulti e consenzienti (NDTV).
Contro la depenalizzazione dell'omosessualità, tuttavia, molti gruppi politici
e religiosi continuano a presentare ricorsi, che la Suprema Corte, dal canto
suo, continua a rigettare: solo pochi giorni fa, ad esempio, i giudici hanno
sostenuto che l'evoluzione della società indiana ha reso positivo il giudizio
su gay e lesbiche. E avevano ragione, almeno a leggere i sondaggi che mostrano
una situazione non perfetta, ma più rosea del previsto sul fronte omofobia.

Fonte: http://www.ilgrandecolibri.com/2012/02/il-governo-indiano-contro-i-gay-
arriva.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

KENYAN MSM ATTACKED WHILE ATTENDING HIV EDUCATION MEETING

A group of MSM in Mombasa this morning sustained injuries while escaping from
an angry crowd of religious leaders and homophobes who barged into a meeting
they were attending.

The meeting had been organised by the Kenya Aids NGO Consortium (Kanco) and
the invasion seems to have been arranged to flush out the MSM (men who have sex
with men) who were in attendance.

Mombasa is Kenya's second largest city after the capital Nairobi and lies on
the Indian Ocean coast.

Kanco was carrying out a HIV/Aids Peer Education training that began at the
Likoni Youth Empowerment Centre on Monday, February 20 and was set end today,
Thursday, February 23. Peer Education is an approach to health promotion, in
which community members are supported to promote health-enhancing change among
their peers.

Kanco had invited the MSM community to participate in the training and 24
members of the community were present during the attack.

Reports monitored by Behind the Mask in Nairobi say that residents barged in
accusing the participants of "promoting homosexuality in the community."

Angry youth surrounded the meeting area and the participants had no choice but
to flee for their lives.

One participant who sought anonymity spoke to BTM on phone about the incident
saying, "The community attacked us while we were learning about prevention,
care and treatment methods on HIV/Aids interventions. They accused us of
promoting homosexuality. There were no security measures to protect us so
everyone fled for their lives."

He added, "We climbed the roof, I cut my hand as I leapt out on the corrugated
iron sheet. Someone broke a finger, some are bleeding. We all fled in different
directions."

It has been reported that when the attack seemed imminent, the venue
attendants asked the participants to leave so as not to risk vandalism to their
libraries and computer equipment. This left the MSM vulnerable to the wrath of
the angry crowds.

A Kanco official who preferred to remain unnamed said in a telephone
interview, "We have been carrying out this training in a space [which is] used
to hold youth meetings. But I believe that because this is a small community,
perhaps word got out [about who was attending] and that is what may have
jeopardised this meeting."

The official added, "All the trainees are safe now and the training will
continue at a different venue due to security reasons."

Esther an activist from the Persons Marginalized and Aggrieved-Kenya (Pema-
Kenya) organisation said, "We were not aware of this training, in fact I heard
about it yesterday. Had we known, we would have advised Kanco not to have a
meeting in Likoni. Before we could get the opportunity to advise those
participating, we heard that they had been attacked."

For LGBTI activists however, the most worrying issue currently is the fact
that one of the participants was followed to his home and captured on camera by
representatives of a number of media houses.

Participants are very concerned about his safety and the fact that the press
outed (disclosed his sexual orientation without his consent) him and gave away
the location of his home.

Pema has now indicated that they have moved into emergency safety procedure
mode in order to secure those who may be under further attack.

Esther from Pema said, "The security of those under threat need to be dealt
with swiftly, we will send those exposed to media to a safe house till further
notice. I hope we can learn from this and ensure that we have a safe house near
Mombasa so as to protect threatened activists."

She added, "The situation is grave and I will be discussing the way forward
with Kanco to ensure the safety of all the MSM who participated."

Fonte: http://www.mask.org.za/kenyan-msm-attacked-while-attending-hiv-
education-meeting/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

India: ministero dell' interno contro i gay: 'e' comportamento contro natura e veicolo diffusione aids'

(ANSA) - NEW DELHI, 23 FEB - Il ministero dell'Interno indiano ha chiesto oggi
alla Corte suprema di bloccare una decisione adottata dall'Alta Corte di New
Delhi che prevede la depenalizzazione dell'omosessualita'. In una recente
sentenza, l'Alta Corte ha disposto la sostanziale irrilevanza penale
dell'omosessualita' se implicati sono due adulti consenzienti.

L'omosessualita' ''e' un comportamento contro natura ed un veicolo di
diffusione dell'Aids'', sostiene invece il ministero.


Fonte: http://www.ansa.
it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/02/23/visualizza_new.html_103189596.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Sudafrica: contro lo stupro correttivo città paralizzate

MONDO Mezza Johannesburg è stata paralizzata lo scorso venerdì a causa di una
marcia organizzata dall'organizzazione femminista dell'African National
Congress, il più importante partito politico del Sudafrica, per protestare
contro le violenze cui sono continuamente sottoposte le donne che vestono in
minigonna o in modi giudicati da alcuni troppo provocante. La protesta ha
riscosso l'approvazione del governo. Particolarmente importante la
dichiarazione del ministro per le donne Lulu Xingwana, che ha esteso il
significato della protesta ai frequenti casi di "stupro correttivo" di cui sono
vittime le donne omosessuali del Paese: "Nessuno ha diritto di commetterlo: uno
stupro è uno stupro. I veri uomini non stuprano, i veri uomini amano e
rispettano le donne". Il premier della provincia di Gauteng, Nomvula Mokonyane,
ha aggiunto che "nessuno può essere soddisfatto della situazione dei diritti
umani se donne e bambini vivono nel rischio di potenziali abusi". Una seconda
marcia è programmata per il prossimo 8 marzo nelle strade di Pretoria: le donne
sudafricane non hanno intenzione di fermarsi (News24).

Fonte: http://www.ilgrandecolibri.com/2012/02/sudafrica-contro-lo-stupro-
correttivo.html

pubblicato da Lorenzo Bernini

“Mo(vi)mentiviola” Gruppo di lettura a tematica LGBT


Arcilesbica Verona in collaborazione con Casa di Ramìa, è lieta di presentare 

 “Mo(vi)mentiviola”
Gruppo di lettura a tematica LGBT; 


Il gruppo di lettura si propone di scandagliare la cultura lesbica attraverso la lettura di “Il movimento delle lesbiche in Italia” (ed. Il dito e la luna ISBN 978-88-86633-55-0), a cura delle maggiori esponenti di Arcilesbica Italia. Il primo appuntamento “Con divisioni: spostamenti semantici e politici del termine lesbica” è stato fissato per venerdì 2 Marzo alle h. 20.00.



 “Nessuna cosa è dove la parola – cioè il nome – manca. E' la parola che procura l'essere alla cosa.” Martin Heidegger, L'essenza del linguaggio.

Presso Casa di Ramìa, in via Nicola Mazza, 50 VERONA; 

Introdurrà alla lettura una breve presentazione del libro a cura di Rita Di Martino, presidente Arcilesbica Verona. 

Seguiranno altri 2 appuntamenti a cadenza quindicinale:

16 Marzo 
 2° incontro: Le femministe, le lesbiche, le storiche. Appunti per una storia da scrivere; 

30 Marzo
3° incontro: Salva con nome: 10 anni di ArciLesbica; 



 Rita Di Martino – Presidente Arcilesbica Verona
 arcilesbica.verona@gmail.com – tel 349.0505031

Gay rights in Cameroon

By: Hywel Sedgwick-Jell
Gay rights - or lack thereof - in sub-Saharan Africa (and indeed, parts of  Asia and the Middle East) are becoming an increasing cause for concern among  human rights groups, campaigners and forward thinking governments around the world. Many states punish those perceived as homosexual with hefty fines, lengthy prison sentences, torture, and sometimes even death.

Zanele Muholi. L’attivista sudafricana che ricompone i “frammenti di una nuova storia”

Zanele Muholi è una donna sudafricana che racconta attraverso le immagini la realtà della comunità nera di lesbiche, gay, transessuali e trasgender, contrastando una lettura e una scrittura maschile e maschilista della storia.
Fotografa conosciuta a livello mondiale si definisce anzitutto un'"attivista visuale". Nata a Umlazi nel 1972, Zanele Muholi ha trascorso diversi anni a documentare i crimini omofobi e razzisti compiuti nel Sudafrica post-apartheid: omicidi e "stupri correttivi" praticati come "cura" dell'omosessualità, tacitamente accettati dalla maggior parte della popolazione e giustificati ai fini di una rieducazione alla norma(lità).
Queste violenze sono una realtà molto diffusa in Sudafrica tanto che nella sola Città del Capo l'organizzazione locale Luleki Sizwe denuncia una media di dieci "stupri correttivi" a settimana contro le lesbiche nere, soprattutto quelle appartenenti alle fasce più povere della popolazione.
"I always say to people that I'm an activist before I'm an artist. To me, you take a particular photo in order for other people to take action. So you become an agent for change in a way. I say that I am a visual activist because it's important to me to go beyond just being a photographer. Because you know, that sounds so sexy and it's a 'profession'. I think to myself what's the point of just taking a picture? What happens after that? I'm doing what I'm doing to make a statement and also to say to people: This is possible."
Zanele Muholi ha iniziato il suo percorso fotografico con il desiderio di commemorare le persone a cui non è dato spazio tra le pagine dei libri e che, anche nella quotidianità, si tenta di eliminare, sia concettualmente che
fisicamente. È nato così il progetto Faces and Phases che ritrae i volti delle lesbiche nere incontrate in Sudafrica, Canada, Europa e in altri Stati africani. Dai loro sguardi, che grazie alle sue opere possiamo incrociare in un delicato e profondo faccia a faccia, emergono la determinazione, le scelte, la dignità, le lotte, la complicità, la fierezza e la rivendicazione del "diritto ad essere pienamente sé stesse e a poter amare liberamente".

Le immagini raccolte da Zanele sono un prezioso documento storico e un intenso archivio emozionale sulla sessualità e sulla questione di genere nel continente africano. Nonostante i numerosi riconoscimenti internazionali (tra gli altri, il premio Casa Africa alla Biennale di Bamako del 2009), la fotografia resta per lei lo strumento che permette di raccontare i sentimenti e le storie d'amore delle persone che incontra, i cosiddetti "frammenti di una nuova storia".
A fine 2011 è stato reso pubblico il report delle Nazioni Unite che illustra la situazione della comunità LGBT a livello mondiale, monitorando le discriminazioni contro le persone con un diverso orientamento sessuale.
Ancora una volta parlare di diverso (orientamento sessuale) presuppone una norma dalla quale una presunta diversità si allontanerebbe. E se, invece, considerassimo come norma la complessità e la singolarità degli individui e come diversità le infinite sfumature tra questi?MARIA GIOVANNA CASU, laureata in antropologia all'Università Sapienza di Roma


Fonte: http://affrica.org/zanele-muholi-l-attivista-sudafricana-che-ricompone-
i-frammenti-di-una-nuova-storia/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Gay Ugandans flee fearing for their lives

With the latest incarnation of Uganda's Anti-Homosexuality Bill tabled before parliament, the BBC's East Africa correspondent Will Ross talks to several people who fled the country to escape harassment.
"I was at home watching a movie when I heard people shouting that they wanted  to kill these people," said Paul, which is not his real name. "As the voices grew louder I knew it was my day so I knelt down and prayed to God," the gay Ugandan man in his mid-twenties said.
"The large mob of men and women smashed my car, broke into the house and started beating me," he said.

The police shot in the air to disperse the crowd, he said, but when he went to record a statement he was locked up.
"The police officer told the people in the cell that I loved men and when I was put in there I was beaten and abused - sexually abused."
Paul said he was bleeding profusely and he was only released because the inmates feared he was dying and alerted the officers.
Paul's partner John - again not his real name - also told me he had been beaten by a mob on the street.
He said this happened 18 months ago after his name and photo were published in a local newspaper that was calling for homosexuals to be hanged.
Both men are now living in exile in Nairobi.'Forbid boasting' It has not been possible to independently verify their testimonies.
The Ugandan government says it knows of no cases of people being tortured or victimised in custody because of their sexuality.
"We have never hurt or isolated persons of this particular sexual orientation," Uganda's Minister for Ethics and Integrity Simon Lokodo said.
The minister said it was possible that people had left the country fearing they might be prosecuted should the Anti-Homosexuality Bill be passed into law.
When the bill was first introduced in 2009 it proposed lengthy prison sentences and even the death penalty for "repeat offenders".
Ugandans would be required to report any homosexual activity within 24 hours or face prosecution themselves.
The proposed legislation was shelved following an international outcry but is now back before parliament - although the MP behind it, David Bahati, says a clause proposing the death penalty will be dropped. Mr Lokodo gave me a somewhat baffling interpretation of the legislation: "The bill does not marginalise, does not criminalise or stigmatise the homosexuals.
"All we forbid is their boasting, exposing their identity because then they will be giving the impression that this is up lauded[sic] by the laws of this country."
It is possible that the reintroduction of the bill is meant to divert attention away from bad news stories in Uganda - like high level corruption scandals and the ongoing threat of street protests.
Homophobia is deeply entrenched across much of Africa and in most countries homosexuality is illegal.
If given parliamentary time, the legislation is likely to sail through Uganda's parliament.
"If society is intensely homophobic then the chances are that in order to get a vote the last thing an MP would want to do is challenge a societal perception or norm," Monicah Kareithi of Kenya Human Right's Commission said.
She says that with advocacy change is happening - but it will take a long time.
'Trapped' One person who fought hard against the legislation was Danie - a 31-year-old
transgender Ugandan - also in exile in Nairobi. 
"I'd prefer 'she'," was the response when I asked Danie which pronoun to use. "All my life I've felt trapped in a man's body but at heart I feel I'm a woman - I should be a woman," she said. "But given the atmosphere at home I tried to hide it."
Danie told me she worked in a Ugandan government office - and secretly worked  with US activists.
Part of that campaign involved trying to persuade people who were pro-rights for the lesbian, gay, bisexual and transgender (LGBT) community to stand in elections for parliament.
This is not an easy task in a conservative society.
She told me this effort to give the LGBT community a political voice angered the authorities - and she was arrested on 10 April 2011.
"I was taken to a military facility in Entebbe. I was locked up and every morning I was questioned," she said.
"They tortured me by whipping and beating me with an iron rod to try to get information out of me."
Danie said as a result of the beatings a chip of iron became embedded in her right knee - which then swelled up so badly she needed medical attention.
'Propaganda' Fearing a treason trial against her was being prepared, Danie said she fled
the country.

The response to Danie's allegations from Uganda's military spokesman Felix
Kulayigye was: "Not true. It is laughable that the army would get involved in such a case."

The Anti-Homosexuality Bill has led to an increase in the number of Ugandans seeking asylum.
A human rights group in Kenya told me dozens had chosen to cross the border for fear of persecution.
Whether all these cases are genuine is debatable, as some people may well invent stories in order to leave the country for greener pastures.
As Danie awaits news of an asylum application to the US she dismisses such talk as homophobic propaganda intended to block support and sympathy for victims.
"If I'd wanted to go to America I think I would have better options than going through this ordeal," she said.
"I have to keep running to save my life," she said.
"But my hope is that some day I will be able to live as a Ugandan and claim my
right back as a Ugandan."


Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-17058692
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Nozze gay con un italiano? Lo straniero resti in Italia!

"L'autonomia dei singoli Stati nel definire al nozione di matrimonio per il
diritto interno non è in contrasto con la tutela della libera circolazione
delle famiglie dei cittadini europei": grazie all'espressione di questo
principio da parte del tribunale di Reggio Emilia si afferma oggi la regola che
chi è sposato con un cittadino italiano ha diritto a vivere con il coniuge. Il
semplice buonsenso non bastava alla Questura di Bologna che, forte dell'assenza
di diritti per le coppie omosessuali nel nostro paese, ha impugnato la
richiesta di carta di soggiorno dello straniero che aveva contratto matrimonio
con un italiano in Spagna perché il suo stato matrimoniale non era previsto dai
documenti italiani. Il tribunale emiliano spazza via questa discriminazione: un
matrimonio europeo è sempre valido.

Fonte: http://www.ilgrandecolibri.com/2012/02/nozze-gay-con-un-italiano-lo-
straniero.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Libertà d'espressione a rischio in Russia

Il diritto alla libertà di espressione delle persone lesbiche, gay, bisessuali,
transgender e intersessuali nella città russa di San Pietroburgo potrebbe
essere fortemente limitato se un nuovo disegno di legge venisse approvato. Il
disegno di legge è atteso per la terza udienza all'assemblea legislativa
cittadina nei prossimi giorni.

Il disegno di legge, che prevede l'imposizione di multe per "azioni pubbliche
volte alla propaganda di sodomia, lesbismo, bisessualità, transgenderismo fra i
minori", se supererà la terza udienza sarà convertito in legge dal governatore
di San Pietroburgo. In questo caso, avrà un impatto negativo sulla libertà di
espressione e riunione delle persone Lgbti e impedirà ai giovani Lgbti di avere
accesso o condividere informazioni fondamentali per la loro salute e il loro
benessere, fra cui informazioni sui gruppi sociali, le reti di supporto e la
salute sessuale e riproduttiva. Il disegno di legge, inoltre, limiterà
duramente a San Pietroburgo le attività delle organizzazioni Lgbti.

La proposta di legge viola il diritto alla libertà di espressione e riunione,
così come il diritto alla non discriminazione e all'uguaglianza di fronte alla
legge, garantiti dai trattati internazionali sui diritti umani firmati dalla
Russia, fra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la
Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali. La legge viola, inoltre, la stessa costituzione della Federazione
russa, che proibisce la discriminazione e protegge il diritto alla libertà di
espressione. Questo disegno di legge riconosce giuridicamente la
discriminazione contro le persone Lgbti, che è già diffusa in Russia, perpetra
il giudizio per cui le persone Lgbti non meritano la stessa protezione dei
diritti umani dei loro amici, familiari e colleghi eterosessuali e contribuisce
a creare un clima di ostilità e violenza nei confronti delle persone Lgbti.

Fonte: http://www.amnesty.it/Liberta-espressione-a-rischio-in-Russia
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Ugandan gay rights activist forced into hiding

BY TARA CARMAN, VANCOUVER SUN
A prominent Ugandan gay and lesbian rights activist with a history of being harassed by the authorities has been forced into hiding after police raided the hotel where she was participating in a workshop on the rights of sexual minorities.
Ugandan Ethics and Integrity Minister Simon Lokodo personally attended the raid in Entebbe with the police on Tuesday and ordered the arrest of Kasha Jacqueline, who was profiled in The Vancouver Sun in 2010, but she was able to escape and is now in hiding, according to her Facebook page. The raid comes the week after Uganda's parliament reintroduced its  controversial anti-homosexuality bill, which would impose the death penalty on those who participate in "serial" homosexual acts, and up the penalty for homosexual acts to life imprisonment from the current 14 years. Jacqueline is the founder of Freedom and Roam Uganda, the country's only exclusively lesbian organization. It's a dangerous job in a country where there are strong taboos against same-sex relationships and some citizens are not 
afraid to take the law into their own hands. Just over a year ago, gay Ugandan activist David Kato was bludgeoned to death with a hammer after a tabloid printed his name and picture in a front-page story that purported to expose "Uganda's top homos" and called for them to be hanged. Jacqueline's name and photo appeared in the same article, along with allegations that she hosts gay orgies at her mansion. In fact, Jacqueline and her colleagues live and work in nondescript, discreet locations behind high walls so that neighbours will not see them and report them to the police. If passed, the anti-homosexuality bill will make anyone who fails to report homosexuals to the authorities subject to fines and jail terms. Jacqueline was the recipient of the 2011 Martin Ennals Award for Human Rights Defenders for her work in Uganda, where she created a safe space for lesbians to meet, and her efforts to raise international awareness of the plight of homosexuals in that country.

The anti-homosexuality bill was reintroduced in the Ugandan parliament last week after being withdrawn in the face of significant diplomatic pressure from aid donor countries including the 
U.S., Canada and Sweden.



Read more: http://www.vancouversun.com/life/Ugandan+rights+activist+forced+into+hiding/6153668/story.
html#ixzz1mZGqZD4I


Fonte: http://www.vancouversun.com/life/Ugandan+rights+activist+forced+into+hiding/6153668/story.html
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Ethics Minister shuts down gay rights conference

By Martin Ssebuyira

Posted Tuesday, February 14 2012 at 17:09
There was drama at Imperial Resort Beach Hotel in Entebbe today when State
Minister for Ethics and Integrity Simon Lokodo broke up a secret gay rights
activists conference.

The two week conference organised by Freedom and Roam Uganda, an association
that lobbies for the recognition of same sex relationships in Uganda ended
prematurely when the minister ordered them to disperse.

"I have closed this conference because it's illegal. We do not accept
homosexuality in Uganda. So go back home," Minister Lokodo told the
participants.

Hotel staff had been asked by the organisers not to direct anyone to Elgon
hall where the conference was taking place unless the person had been cleared.
This would have required a phone call from the organisers.

The Minister said the hotel's management apologized for hosting the event.

Lokodo ordered for the arrest of the organization leader, Jacquline Kasha, but
she escaped.

The two weeks residential conference attracted 30 participants and was
supposed to close on February 14 with an evening barbecue at the hotel's pool
side.

This comes on the heels of a private members bill recently tabled in
Parliament by David Bahati that seeks to punish "aggravated homosexuality," and
proposes the death sentence for someone deemed to be a "serial offender."
Although homosexuality is illegal under the penal code, public assembly of gay
persons is not a crime. But that would change once Bahati's bill is signed into
law.

mssebuyira@ug.nationmedia.com

Fonte: http://www.monitor.co.ug/News/National/-/688334/1327440/-/b0qolnz/-
/index.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

An Open Letter to Leymah Gbowee: A Piece of the Peace for LGBT Liberians

PUBLISHED: The Daily Observer (print only, Monrovia, February 7, 2012)

A Piece of the Peace: Leymah, Please Speak Out for Human & Civil Rights for
All Liberians

Written by Stephanie C. Horton

Dear Leymah,

Your courage is legendary. You are an icon in your own time for peace-
building.

In answer to a question about what worries you, you said: "The safety of my
children and their future. The conduct of the world."
Your reply shows what fears tremble inside a mother's heart.

It is said that you speak your mind without fear or favor. When appointed by
President Sirleaf in late 2011 to head the Liberian Reconciliation Initiative,
you said that the "LRI's broad aim is to provide an independent and impartial
platform for all Liberians irrespective of social, economic, political, and
geographic orientation to collectively address past abuses, reconcile fractured
relations and communities, and promote dialogue and consensus building as
instruments of politics and public culture."

I want to believe that you agree LGBT Liberians are included in this mandate.
Your voice must be heard above the present uproar about LGBT rights, because
there seems to be a collective dissociative fugue around the cruel ways the
civil and human rights of gay, lesbian and gender-variant Liberians are
violated.

You have said: "Reconciliation is like dressing a sore: You can't bandage a
sore without first cleaning it."

LGBT Liberians live in fear, disempowered and daily imperiled. The war for
them has not ended. Their lives are defined by danger and violence,
persecution, hate speech and threats, discrimination and harassment. They are
stigmatized, publicly rejected and almost completely abandoned by government.
Their vulnerability affects all areas of their lives from every quarter –
church, school, employers, landlords, media, street mobs, rapists, predators,
political actors, opinion leaders, family.

Their stories are paralyzing, but their terrors hardly ever make the papers.
Those flinging acid words and shouting hatred at them do.

Ignorance is contagious, but bigotry cannot thrive when challenged. You have
proven that violence can be vanquished. Your hero and fellow laureate Retired
Archbishop Desmond Tutu said, "I have spoken against the injustice of
apartheid, racism, where people were penalized for something about which they
could do nothing, their ethnicity . . . I therefore could not keep quiet, it
was impossible, when people were hounded for something they did not choose,
their sexual orientation."

"Gay, lesbian, bisexual and transgendered people," Archbishop Tutu stresses,
"are part of so many families. They are part of the human family. They are part
of God's family. And of course they are part of the African family."

Liberia's own LGBT community deserves no less than to be considered legitimate
sons and daughters. They cry out for a piece of the peace like all Liberians.

You have written lucidly about "what can happen if an individual is able to
transform some of the negative images into something positive." You have said
that the principles you live by are "courage, kindness and the will to fight
for others what you yearn for yourself." I'm inspired by your words, which is
why I feel compelled to write you. I believe that all Liberians, together,
regardless of gender or sexual identity, should stand on equal footing to usher
in a new era of progressive thinking in which our country will flourish.

In your reconciliation efforts, I urgently call on you to:
Open dialogue to bring the LGBT human rights issue to the surface.
Denounce institutional homophobia, hate speech and discrimination against LGBT
Liberians.
Advocate for the abolition of laws that criminalize LGBT individuals.
Call for the prosecution of hate crimes targeting LGBT individuals and
activists.
Model leadership for sensitizing education and awareness about LGBT issues.
Open a space for LGBT individuals to safely express their opinions and speak
about their traumas, concerns and experiences as second-class citizens.
Support the rights for security, privacy and dignity for LGBT Liberians.
I appeal to you to resume Liberia's humane tradition of progressive thought
and action and re-cast Liberia as an international leader for human liberation,
re-shaping Liberia from a country controlled by war criminals, violence and
hatred to a country at the forefront of social inclusion and harmony.


Respectfully, in sisterhood,

Stephanie C. Horton
February 6, 2012


Fonte: http://lgbtqliberia.blogspot.com/2012/02/open-letter-to-leymah-gbowee-
piece-of.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Uganda: ripresentato in Parlamento il disegno di legge "antigay"

La comunità lgbt ugandese ripiomba nell'incubo da "antigay bill".

E' la comunità che lo scorso 26 gennaio si è stretta nel ricordo di David, l'
attivista gay ucciso un anno fa, in una commovente cerimonia di commemorazione
tenutasi a Kampala.

Il disegno di legge che introduce misure severissime per le persone lgbt era
stato presentato in parlamento
nel 2009. La pressione della comunità internazionale e il lavoro
coraggiosissimo della comunità lgbt ugandese erano riusciti a far accantonare
la terribile proposta di legge, ma purtroppo non definitivamente.

E' notizia di pochi giorni fa che il parlamento insediatosi dopo le elezioni
del 2011 riprenderà a discutere, probabilmente in tempi molto brevi, un
provvedimento che farebbe compiere a questo Paese africano un enorme salto all'
indietro sul piano dei diritti umani.

L'Uganda è una terra meravigliosa, ma la reputazione che si sta costruendo è
quella di uno dei Paesi più omofobi al mondo.

Cosa possiamo fare?
La Gran Bretagna di recente ha annunciato di voler tagliare i fondi ai Paesi
del Commonwealth che considerano illegale i rapporti omosessuali, ma in questo
modo ha avvallato la posizione di tanti politici africani secondo cui l'
accettazione dell'omosessualità è un valore del mondo occidentale che gli
occidentali, con modalità che ricordano il periodo coloniale, vogliono imporre.
La stessa comunità lgbt ugandese denuncia che, in un Paese in cui non a tutti
è garantito il fabbisogno alimentare, questo tipo di politica da parte dell'
occidente finisce con l'innalzare dei muri all'interno della società civile e
si ritorcendosi contro le persone lgbt .
E allora i suggerimenti che arrivano direttamente dall'Uganda per la comunità
internazionale sono: sì all'azione importantissima della diplomazia che però
dovrà muoversi con molta discrezione e cautela, sì a raccolta firme contro l'
approvazione del disegno di legge, come quella che aveva promosso avaaz qualche
tempo fa.
Pertanto invitiamo fortemente chi non l'avesse già fatto a FIRMARE LA
PETIZIONE contro l'approvazione del disegno di legge

Come dice spesso Kasha: la lotta continua!

Fonte: http://www.pianetaviola.com/
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Tunisie : Le fondateur de Gay Day s’exprime (Interview)

Gay Day, blog dédié à la communauté LGBT tunisienne, a suscité une vive
polémique sur le Net, depuis que la Une d'un magazine éponyme circule sur les
réseaux sociaux. Pour en savoir plus sur l'activité de Gay Day, sa réaction à
la déclaration de Samir Dilou, son regard sur la société tunisienne et sa
communauté, Tekiano a interviewé Fadi, fondateur de Gay Day.
Tekiano : Que pensez-vous de la déclaration faite par Samir Dilou au sujet de
GayDay lors du numéro de l'émission «Saraha raha», diffusé sur Hannibal Tv,
samedi 04 février ?
Fadi : On s'attendait à une telle réponse. L'homosexualité en Tunisie, comme
dans plusieurs pays du monde, est encore camouflée par certains clichés et
préjugés. Ce qui nous a déçu le plus, c'est quand il a avoué être contre notre
liberté d'expression même s'il est un ministre des Droits de l'Homme. On pense
que c'est grave venant d'une personne occupant un tel poste.
Après tout, Gayday est un journal électronique dont la mission est de parler
des individus LGBT. Nous voulons préserver ce petit espace virtuel qui servira,
petit a petit, à faire comprendre que l'homophobie n'a aucun sens et qu'elle
est un choix contrairement à l'homosexualité. Nous étions submergés par des
messages de soutien venant d'un peu partout en Tunisie et des sympathisants
d'autres pays arabes et occidentaux. Les Droits de l'Homme sont liés aux droits
des gays. L'orientation sexuelle fait l'objet de discrimination comme la
couleur de peau et la religion et nous sommes déterminés à continuer à défendre
nos droits et notre dignité.
Comment est né Gay Day?
Gay Day est un blog dédié aux sujets liés à l'homosexualité. C'est une
plateforme interactive favorisant les échanges aidant la communauté LGBT
(Lesbienne, Gay, Bisexuel et Transgenre) à surpasser les conflits cognitifs et
interpersonnels lié à leur orientation sexuelle. Le blog est né comme une
réponse à un sens d'angoisse et de pression sociale suffocante. Il espère
pouvoir améliorer la situation des personnes gays en s'engageant dans un
dialogue permettant à faire comprendre qu'il ne s'agit pas d'une déficience
mentale mais plutôt d'un état tout à fait naturel et que l'orientation sexuelle
n'est qu'un petit paramètre de différence humaine tout comme la couleur de la
peau, l'ethnie ou la religion, tous inscrits à respecter dans les chartes des
Droits de l'Homme.
Il est noté que Gay Day a été lancé en mars 2011. Cet intérêt pour la
communauté LGBT en Tunisie est-il récent ?
Les activistes et militants de droits de l'homme et des droits des personnes
LGBT ont été toujours actifs en Tunisie en s'entraidant et en partageant les
news qui les intéressent. Peut-être les efforts les plus visibles, aujourd'hui,
sont celles des pages Facebook appelant à la dépénalisation de l'homosexualité
et autres qui ont comme mission de parler de la culture gay et sensibiliser la
communauté de ses droits et des problèmes de santé. Il y a aussi, depuis
quelques années un certain nombre de blogs et une radio web. Mais faute de
pression sociale et d'homophobie, ils n'ont pas beaucoup avancé.
Gay Day est édité par une association, un éditeur de presse ou des bénévoles?
Gay Day est un blog animé par des bénévoles. Les articles publiés sont souvent
la contribution des lecteurs et des activistes. Il essaie de se développer et
de se structurer, petit à petit, pour répondre mieux aux besoins de la
communauté LGBT Tunisienne, maghrébine et arabe. Jusqu'aujourd'hui, le blog
dépends des contributions des lecteurs et activistes qui rédigent en
différentes langues. Il n'y a pas de financement. Il s'agit d'une plateforme
gratuite. Ce qui explique l'irrégularité des publications.
Verra-to-on Day Gay prochainement dans les kiosques ?
Pour le moment on espère se développer en un site de news plus performant avec
une équipe restreinte et active. Mais cela dépend de l'argent. Une version
papier dans les kiosques semble une idée très optimiste. On pense qu'on a
encore un long chemin de plaidoyer à parcourir pour nos droits avant qu'un
magazine pareil soit mis sur le marché.
Comptez-vous travailler sous des pseudos, donc sous couvert d'anonymat ?
En tant qu'activistes et bénévoles, on garde toujours notre anonymat. On
continue à recevoir chacun des menaces de mort presque tous les jours. Peut-
être, un jour, on pourra cesser de jouer la double vie, faire tomber les
masques hétéros et s'afficher ouvertement mais cela ne se produira sauf lorsque
les gens apprennent qu'accepter les individus gays ne changera pas le peuple en
homosexuels. C'est un état naturel, on est né comme ça. On ne le devient pas.
L'article 230 du code pénal tunisien condamne l'homosexualité. Ne-pensez-vous
pas que cela risque de vous créer des problèmes, notamment dans le contexte
actuel que traverse la Tunisie ?
L'article 230 condamne malheureusement les rapports sexuels entre deux adultes
consentants et du même sexe. Nous ne sommes ni en train d'afficher du contenu
pornographique ni en train d'attaquer le sacré religieux de la population. Nous
sommes des musulmans croyants et certains d'entre nous sont pratiquants. On
échange des news qui nous concernent et on essaye de plaider nos droits et ceci
n'est contre aucune loi.
Y'a-t-il des projets d'avenir autour de GayDay ?
Jusqu'à maintenant on essaie de s'organiser un peu plus et répondre mieux aux
feedbacks reçus. On essaye de collaborer plus avec 'Tunisia Gays', un web radio
pour la communauté LGBT.

Propos recueillis par Sarah Ben Hamadi

Fonte: http://www.tekiano.com/medias/11-medias-et-satellite/4785-tunisie-le-
fondateur-de-gay-day-sexprime-interview.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

62 Berlin Film Festival: Call Me Kuchu

Filmed over the course of two years during three visits to Uganda starting
January 2010, Call Me Kuchu is a documentary that focuses on gay rights (to be
precise – the absence of them) in the "Pearl of Africa". Co-directed by video
journalist Malika Zouhali-Worrall and award-winning photographer Katherine
Fairfax Wright, the film premiered yesterday, 11th February in the
62ndinternational Berlin Film Festival Panorama Documentary programme.


Call Me Kuchu exposes the dramatic situation of the absence of gay rights in
Uganda.
This film follows the life of David Katos, Uganda's first openly gay activist,
and his pledge against the Anti-Homosexuality Bill that religious groups in
Uganda were trying to pass in 2011. Devoid of one of the basic human rights –
the right to openly love whoever they wish, and not be afraid of getting killed
on the street or be imprisoned for 7 years because of that, as the Bill would
allow – David and three fellow activists ("kuchus", as homosexuals are called
in Uganda) share their painful life stories and day-to-day encouragements. They
believe the situation can one day be changed, if they only keep fighting and
take pride in who they are. At the same time one of the most popular Uganda's
tabloids, Rolling Stone, keeps printing hateful articles that disclose gays who
did not wish to come out of the closet under the current situation, and openly
encourages violent acts against them.

The tragic death of David Katos – he is found dead in his bed having been
bludgeoned – stirs up the disagreement among LGBT community and Christian-
fanatics, as the parson in the funeral begins to preach a hateful anti-gay
sermon and causes uproar. The pain of Katos' friends having lost their most
inspiring spiritual leader, as well as their strength, unity and support for
each other while facing the inconceivable hatred of society – all is portrayed
so intimately in Call Me Kuchu that there is no way this film can fail to grasp
the hearts of audiences who have been living in a liberated society long enough
to forget what it feels like to be fighting hard for the very basics.

Call Me Kuchu is not only touching – it is extremely important and necessary
for its time, as it documents history in the making and raising of political
awareness. Uganda's LGBT fight is not yet won, – but Malika and Katherine
promise to keep us updated, and consider re-cutting the film as the situation
progresses.


Fonte: http://www.theupcoming.co.uk/2012/02/12/62-berlin-film-festival-call-me-
kuchu/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Tunisie: Quand le ministre des Droits de l'homme assimile les homos à des pervers

Par Habibou Bangré lundi 13 février 2012

Samir Dilou menace d'empêcher les mises en ligne de «Gayday magazine», un
média web tunisien à destination des LGBT.
Le ministre des droits de l'homme de Tunisie tape sur les gays et les
lesbiennes. Samir Dilou a affirmé que «la liberté d'expression a ses limites»
et que «l'homosexualité est une perversion» qu'il faut «traiter médicalement»,
alerte le militant Bilel dans un courriel adressé à TÊTU. «Ils [les LGBT]
vivent comme des citoyens mais doivent respecter les lignes rouges fixées par
notre religion, notre héritage et notre civilisation», a ajouté le ministre le
4 février sur une chaîne de télévision tunisienne.

Egalement porte-parole du gouvernement, il s'en est en plus pris au magazine
en ligne Gayday, lancé en mars dernier, peu après la chute du président Ben
Ali, poussé à fuir après les révoltes populaires du Printemps arabe. Il a entre
autres menacé de faire interdire le média – qui prône les droits des LGBT,
lutte contre les stéréotypes et brise l'isolement de ses membres – en lui
retirant son autorisation de publication, s'il en dispose. D'ores et déjà, l'
éditeur de Gayday a annoncé faire l'objet de menaces.
L'éditeur de Gayday menacé
«Suite à ces propos toute la communauté LGBT été choquée et déçue, surtout que
ces propos viennent d'un ministre des droits de l'homme, a déclaré à TÊTU
Bilel. On s'est mobilisé en publiant des articles et des publications sur
Facebook pour lui faire rappeler la Déclaration universelle des droits de
l'homme. Un logo a été créé stipulant en langue arabe "Je suis un homme,
monsieur le ministre des droits de l'homme", et on a appelé toute la communauté
à le mettre comme photo de profil sur Facebook».

Selon le militant, administrateur de la page Facebook de Gayday, le
gouvernement n'a pas encore pris de position sur les déclarations de Samir
Dilou. Mais il assure que l'Association tunisienne de défense des droits
individuels apporte son soutien aux homosexuels. Des homosexuels qui, selon
lui, sont craintifs: «Il y a plein de messages homophobes hostiles et menaçants
sur la page de Gayday magazine et les autres pages gays et lesbiennes.»

Trois ans de prison
Samir Dilou est membre du parti islamiste Ennahda, qui a remporté les
élections du 23 octobre. La même formation qui avait tenté, pendant la
campagne, de discréditer les ex-présidents Ben Ali et Bourguiba en les accusant
de promouvoir l'homosexualité – difficilement acceptée et souvent assimilée à
la pédophilie. Mais mi-janvier, notamment, un opposant a aussi usé du procédé
de diffamation basé sur l'orientation sexuelle à l'encontre du ministre de
l'Intérieur Ali Larayedh... membre d'Ennahda.

Selon l'article 230 du code pénal tunisien, l'homosexualité est criminalisée.
Il punit d'un maximum de trois ans de prison les relations sexuelles entre
hommes ou entre femmes.

Fonte: http://www.tetu.com/actualites/international/tunisie-quand-le-ministre-
des-droits-de-lhomme-assimile-les-homos-a-des-pervers-21038/10#.TzkvAYvF5yo
.
facebook
Pubblicato da Lorenzo Bernini

Gay: Uganda, ritirata pena morte da controverso progetto di legge che criminalizza omosessualità

(ANSA) - KAMPALA, 10 FEB - David Bahati, il deputato ugandese autore del progetto di legge sulla criminalizzazione dell'omossessualita' ha annunciato di aver eliminato dal testo le disposizioni che prevedevano la pena di morte.
Il testo e' stato criticato dalle associazioni per la difesa dei diritti  umani, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna.
L'omosessualita' e' gia' reato nel Paese, dove e' in corso un ampio dibattito  tra chi vuole inasprire le sanzioni e chi ammorbidirle.

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/02/10/visualizza_new.
html_77328248.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Nuova Tunisia: Libertà Si, ma non per i gay

Nella 'nuova' Tunisia 'democratica': al bando Gayday, la rivista omosessuale Gayday magazine.  

Durante un'intervista alla emittente televisiva "TnMedias", il ministro per i dirtti umani ha sostenuto che "la libertà di espressione ha dei limiti"

Tante le cose cambiate nella nuova Tunisia, quella della "Rivoluzione dei Gelsomini". Ora anche la comunità omosessuale ha il coraggio di uscire allo scoperto con una rivista, "Gayday magazine", "La prima rivista gay dalla Tunisia", come si legge nella home page del blog arabo. Ora tutti hanno il diritto di esprimere il proprio orientamento sessuale, oppure no? 
Libertà repressa. Sulla questione si è esperesso, Samir Dilou, del partito islamico Ennahda, eletto ministro per i diritti umani, dopo le prime libere elezioni nella Tunisia "democratica". Durante un'intervista alla emittente televisiva "TnMedias", il ministro ha sostenuto che «la libertà di espressione ha dei limiti (…) gli omosessuali sono cittadini, ma devono rispettare le linee rosse disegnate dalla nostra religione, dalla nostra tradizione e dalla nostra civiltà». Il ministro ha dichiarato, inoltre, che «le perversioni sessuali non sono certo un diritto umano, gli omosessuali dovrebbero farsi curare» e, di conseguenza, non sono ammissibili riviste come Gayday magazine. Omofobia "moderata". La linea censoria di Samir Dilou va inscritta in una tradizione 
culturale, tipica di molti Paesi arabi e africani, decisamente omofoba, al punto da ricorrere, a seconda degli Stati, a punizioni corporali, carcere, tortura o pena di morte per chi viene riconosciuto come omosessuale. In tale contesto, la posizione del ministro tunisino è decisamente moderata e si spera che gli effetti della "Primavera araba" si facciano sentire sul lungo periodo, portando al pieno riconoscimento del diritto di espressione per tutti, indistintamente. (di Giovanna Fraccalvieri)


Fonte: New Notizie e gaynews
Pubblicato da Centro Milk Verona GLBT Verona

SAN PIETROBURGO: APPROVATA LEGGE CONTRO "PROPAGANDA GAY"

Attivisti gay in cella in Russia
L'assemblea legislativa di San Pietroburgo ha votato a favore, in seconda lettura, una legge che vieta la "propaganda dell'omosessualità e della pedofilia", un testo che sostanzialmente toglie il diritto di parola e di ogni forma di attività alle associazioni lgbt, agli scrittori, ai fumettisti e a chiunque decida di parlare di omosessualità, per non parlare dei Pride.
Il testo, approvato per la seconda volta, ha ricevuto 31 voti favorevoli e 6 contrari (cinque in più rispetto alla votazione della prima lettura). Il testo dovrà ora essere votato per la terza volta, ma questo voto sarà piùù tecnico: "E' praticamente certo - ha scritto l'attivista russo Nikolai Alekseev sul suo profilo Facebook - che il testo diventerà legge".
Durante la discussione in aula, un gruppo di attivisti si era riunito davanti al palazzo per protestare e cinque di loro sono stati arrestati con l'accusa di manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale.

Vitaly Milonov, promotore della legge, durante la discussione ha accusato i suoi colleghi che votavano contro di voler distruggere il paese e di minacciare  il benessere dei giovani.

Coming Out, una organizzazione lgbt della città ha denunciato: "Questa norma legalizza la discriminazione contro i gay e le lesbiche in Russia. La storia d'Europa ci insegna che tutti i totalitarismi sono cominciati con la repressione delle persone lgbt. Se questa legge passerà, potrebbe essere un segnale che la Russia sta scivolando verso un altro totalitarismo".
A nulla sono valse le pressioni internazionali arrivate dal resto d'Europa e dagli Usa.


"Consapevole del rischio per milioni di persone di essere rese invisibili da un tratto di penna - scriveva l'associazione radicale Certi Diritti in una nota diffusa questa mattina - scriviamo al Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata per chiedere di agire in tutti i modi possibili per impedire l'approvazione di una legge volta 

chiaramente a criminalizzare qualunque attività o informazione relativa alle persone lgbti, in palese violazione delle libertà di espressione e associazione nonché degli impegni presi dalla Russia ratificando la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

Fonte: http://www.gay.it/channel/attualita/33098/San-Pietroburgo-approvata-
legge-contro-propaganda-gay.html

Pubblicato da Lorenzo Bernini

KENYAN SCHOOL HITS HEADLINES AFTER GIRLS SUSUPENDED OVER ‘LESBIANISM’

A girl's school in a small town in Kenya is in the spotlight after reports that it had suspended 12 students for alleged lesbianism.
The 12 girls were sent home on Tuesday February 7 from the Moi Kadzodzo Girls Secondary School in the coastal town of Kilifi north of Kenya's port city of Mombasa.
The headmistress of the school, Dorcas Kavuku was shown on Kenyan TV news saying, "According to the school rules we do not expect a girl to kiss another girl."
She was further quoted by the Capital FM news website saying, "I got reports from the general student body that these particular girls were not behaving according to the school rules. They practised lavish touching and kissed each other which is not normal for people of the same gender,"
According to media reports, of the 12 girls sent home to fetch their parents, six "confessed" to lesbian behaviour to a government committee of education ministry officials, while the other six denied being involved in lesbianism.
The head mistress said she had asked the girls to fetch their parents in order to enable them receive joint counselling to prevent the students from becoming psychologically affected [by their lesbian behaviour].Sending students home over allegations of lesbianism or homosexuality appears to be a growing trend in Kenya. In August 2011 news reports indicated that at least 50 Kenyan schoolgirls had been questioned at another school for allegedly practicing "lesbianism and devil worship."


Fonte: http://www.mask.org.za/kenyan-school-hits-headlines-after-girls-susupended-over-lesbianism/

Pubblicato da Lorenzo Bernini

Important judgment in hate speech case by the European Court of Human Rights

The European Court of Human Rights says that criminal conviction for distributing leaflets offensive to homosexuals was not contrary to freedom of expression.
Today the European Court of Human Rights (the Court) delivered its unanimous judgement in a case of Vejdeland and Others v. Sweden and said that the criminal conviction of individuals who distributed leaflets offensive to homosexuals as a group under the Swedish law does not constitute a breach of the European Convention of Human Rights and their activities are not protected by the freedom of expression guaranteed by Article 10 of the Convention.
ILGA-Europe welcomes this important judgment which for the first time deals with the hate speech towards homosexual people. In this case, the offensive leaflets distributed by the applicants called homosexuality a "deviant sexual proclivity" and which has "a morally destructive effect on the substance of society". The leaflets also included allegations that homosexuality was responsible for the developments of HIV and AIDS, and that "the homosexual lobby" tried to play down paedophilia.
The Court confirmed that these statements had constituted serious and prejudicial allegations, even in the absence of a direct call to hateful acts. The Court stressed that discrimination based on sexual orientation was as serious as discrimination based on "race, origin or colour". Martin K.I. Christensen, Co-Chair of ILGA-Europe's Executive Board, said:
"This is a truly important and landmark judgement. For decades lesbian, gay, bisexual, trans and intersex people have been subjected to an avalanche of offensive, unfounded, discriminatory and defamatory rhetoric. For far too long those making such statement were claiming their right to freedom of expression and opinion. The Court today clearly recognised that such statements are offensive to the entire community, and stated that individuals and organisations expressing, publishing and disseminating such remarks cannot justify themselves with the right of expression guaranteed by the Convention.
This is a serious signal to a number of organisations and individuals across Europe who continue making defamatory and offensive statements about LGBTI people, that the expression of hatred is unacceptable, and that the Convention's protection of freedom of expression cannot be used as a pretext not to prevent and punish it by law."
Media release by the European Court of Human Rights regarding the judgement in the case of Vejdeland and Others v. Sweden (application no. 1813/07) Judgement of the European Court of Human Rights in the case of Vejdeland and Others v. Sweden (application no. 1813/07) Under Articles 43 and 44 of the Convention, this Chamber judgment is not final. During the three-month period following its delivery, any party may request that the case be referred to the Grand Chamber of the Court. Hate speech factsheet by the European Court of Human Rights
Fonte: http://ilga-europe.org/home/news/for_media/media_releases/important_judgment_in_hate_speech_case_by_the_european_court_of_human_rights
Pubblicato da Lorenzo Bernini