Immigrati illegali, ora si può fare ricorso La nuova sentenza del Consiglio di Stato


Anche gli immigrati irregolari condannati per non aver rispettato l’ordine d’espulsione dall’Italia possono chiedere la regolarizzazione. La sanatoria varata nel 2009 dal governo consentiva la regolarizzazione di colf e badanti, attraverso una dichiarazione d’emersione, accompagnata al pagamento di 500 euro
di VLADIMIRO POLCHI
ROMA – Si allargano le maglie della sanatoria 2009: anche gli immigrati irregolari condannati per non aver rispettato l’ordine d’espulsione dall’Italia possono ricorrere alla regolarizzazione. L’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha accolto, infatti, il ricorso di un lavoratore straniero escluso dalla sanatoria per colf e badanti. E’ l’ennesima falla, che si apre nella linea dura imposta dal Viminale.

Un passo indietro. La sanatoria varata nel 2009 dal governo consentiva la regolarizzazione di colf e badanti, attraverso una dichiarazione d’emersione, accompagnata al pagamento di 500 euro. Quante domande sono arrivate? 294mila, dal primo al 30 settembre 2009. La procedura però non è filata liscia. Come denunciato da Repubblica 1, infatti, ogni questura ha interpretato a modo sua la sanatoria. Nessun problema per tutti quegli immigrati con un semplice decreto d’espulsione alle spalle. Le cose cambiano, invece, per quei lavoratori extracomunitari espulsi, trovati di nuovo sul territorio italiano e condannati per non aver appunto rispettato l’ordine d’allontanamento impartito dal questore. Questi ultimi possono o no essere regolarizzati? Dipende da dove si è presentata la domanda. Alcune questure hanno negato la sanatoria (come quelle di Trieste, Rimini e Perugia), altre invece l’hanno consentita.
La circolare del Viminale. Una situazione a macchia di leopardo, che ha indotto il ministero dell’Interno a chiarire ciò che prima chiaro non era. Con la circolare spedita il 17 marzo 2010 a tutti i questori, il capo della polizia Antonio Manganelli ha sposato la linea dura già adottata da alcune questure: chi ha avuto una condanna per inottemperanza al provvedimento d’espulsione non può perfezionare la procedura di regolarizzazione. La fattispecie prevista nell’articolo 14, comma 5 ter, della Bossi-Fini infatti prevede la reclusione da uno a quattro anni e quindi rientra tra quei reati per i quali è proibita la regolarizzazione. La circolare di Manganelli contempla anche delle eccezioni a questo divieto di sanatoria. Ma il giro di vite rimane e chi – in buona fede – ha presentato domanda di regolarizzazione di un immigrato espulso e condannato si vede così beffato.
Il Consiglio di Stato. A quasi un anno dalla circolare del Viminale e dopo decine di ricorsi ai Tar, il 25 febbraio 2011 l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha accolto un appello cautelare di Cheikh Iba Seck, la “cui domanda di emersione dal lavoro irregolare era stata dichiarata inammissibile in ragione della condanna riportata da quest’ultimo per essersi trattenuto illegalmente nel territorio dello Stato, in violazione dell’ordine impartito dal questore”.
Una questione complessa. L’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha “preso atto della complessità della questione sottopostale e della connesse difficoltà interpretative” e “ritiene che, tenuto anche conto della natura cautelare del provvedimento appellato, sia necessario attendere che l’esame dei profili di diritto sia affrontato nella rituale sede di merito dinanzi al giudice di primo grado, cui la questione viene rimessa”. Tradotto: l’appello di Cheikh Iba Seck viene accolto, viene sospesa la decisione di escluderlo dalla sanatoria e il caso viene rinviato al Tar per l’esame di merito. Una vittoria, seppure parziale, per i chi si considera “truffato” dalla sanatoria, che rimanda però ai vari Tar per la risoluzione dei singoli casi.

Egitto: i Gay Nel cuore della rivolta


Non e una, sorpresa scoprire che gli omosessuali sono parte della rivolta egiziana contro il governo. Le loro storie vivono nel movimento della rivolta ……
Sono diversi blogger e utenti di Twitter, attivi sul web, molto prima degli avvenimenti, anche come oppositori del regime di Hosni Mubarak. i gay, non sempre sono apertamente nella loro vita quotidiana, ma nessuno di loro manifesta il suo orientamento sessuale o identità di genere nelle rivendicazioni, nella rivoltà contro il governo egiziano .
E Bahaa Saber (cons nella foto). Apertamente gay, è stato arrestato, torturato e violentato dalla polizia lo scorso anno, (le forze di sicurezza egiziane sono spesso oggetto di accuse di abusi sessuali dei sospetti).”Dopo un po ‘si smette di prestare attenzione alle accuse contro di lui”, ha lasciato intrvista coraggiosamente a Los Angeles Times .

Il sito inglese LGBT Asilo News, che cita molti altri attivisti gay, dice anche un blogger noto come il Sandmonkey , arrestato, torturato dalla polizia egiziana e rilasciato dopo alcune ore.
La storia di “IceQueer”
Il sito GayMiddleEast intervistato ampiamente “ IceQueer , un blogger gay del Cairo, uno studente di Medicina Interna, 22 anni . Racconta di non aver subito violenza, e si compiace invece di vedere “come le proteste siano pacifiche e gioiose”.”Prendo atto con gioia come l’Egitto si sia diversificata e unificato! Ho tenuto un cartello con la scritta “laicità” e le mie amiche (dritto, gay, ragazze, cristiani e musulmani) e urlando che abbiamo avuto la manifestazione del popolo, e non è stato manipolato da un partito o una religione . Tutto è stato veramente bello e sembrava un carnevale europeo “, ha raccontato, ha detto, che nonostante i suoi amici sono stati leggermente feriti. Con una connessione a Internet, si nutre il suo account Twitter, regolarmente e con entusiasmo per vedere il tremendo impatto delle nuove tecnologie che sfida.
Ci sono delle rivendicazioni del movimento omosessuale? ”Non possiamo chiedere tutto in una volta, dice. Già cercare “libertà” e “la caduta del regime” ha scosso l’intero paese, quindi immaginate cosa accadrebbe se abbiamo chiesto per i diritti LGBT Egiziano . La comunità LGBT non avrà diritti prima che l’Egitto è diventato un paese laico “. “La piazza Tahrir e diventato l’epicentro anchè del movimento gay, è divertente quando incontro i miei amici per protestare , se avessi proposto una settimana fa ,un appuntamento nella piazza per una passegiata fino a Ponte kasr el-nil, mi avresti visto come un coniglio caldo !”
Nel 2005, un rapporto di Human Rights Watch ha rilevato casi di arresti e torture da parte del governo egiziano contro gli uomini accusati di omosessualità. Si ricorda anche il caso della “Queen Boat “nel 2001, durante il quale sono stati arrestati 52 uomini a bordo della nave utilizzata come una discoteca gay ormeggiato sul Nilo. Nessuna legge in Egitto condanna in particolare gli atti omosessuali, ma le persone LGBT possono essere accusato di “comportamento immorale e indecente”, “diffusione di idee perverse” o “depravazione morale”.