Marocco: anche il movimento omosessuale partecipa alle manifestazioni per la democrazia


Alla fine anche in Marocco, “il paese più stabile del Nord Africa” secondo gli analisti, arriva l’ondata di rivolte anti-regime. Il neonato Movimento 20 Febbraio è sceso in piazza per reclamare riforme radicali verso la democrazia. In un solo giorno, le principali città marocchine sono state messe a ferro e fuoco e si sono registrati 130 feriti, oltre alla scoperta, nel nord del paese, di 5 morti carbonizzati forse collegati alle tensioni di questi giorni.
Al Movimento 20 Febbraio aderisce anche l’associazione KifKif (“uguale” in lingua araba marocchina), una organizzazione non governativa nata nel 2004, illegale in Marocco, che si batte per il rispetto dei diritti umani, soprattutto a favore della popolazione omo- e transessuale, in un paese dove i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti fino a 3 anni di carcere. KifKif pubblica anche una rivista clandestina (Mithly), in lingua araba a e francese.
“Facciamo diversi incontri con i ragazzi gay per offrire loro aiuto di tutti i tipi, organizziamo incontri e feste per socializzare fra ragazzi, abbiamo un numero di ascolto sempre attivo e facciamo sempre più pressione sui politici per far sì che le nostre richieste vengano ascoltate” ci racconta Rachid, il rappresentante di KifKif in Italia: “Il nostro obiettivo è quello di costruire un centro gay in Marocco che offra un supporto alle persone e crei impatto sociale”.
Dopo la caduta di Ben Ali, gli analisti sui principali quotidiani italiani escludevano il “contagio” all’Egitto, grazie alla presunta fedeltà dell’esercito al rais: dopo due, tre giorni da queste previsioni milioni di persone invadevano piazza Tahrir, poi sappiamo tutti cos’è successo. Caduto Mubarak, assicuravano che il Marocco era l’unico paese stabile del Nord Africa, perché i marocchini, amando il loro re, non si sarebbero rivoltati. Ed ecco nascere il Movimento 20 Febbraio….
Però è vero che la maggioranza dei marocchini ama il proprio re e gli chiede di marciare con loro contro la corruzione ed i ladri.
Quali sono le vostre richieste?
Noi chiediamo una monarchia parlamentare, la separazione dei poteri, una costituzione democratica secondo i principi universali dei diritti umani, il rispetto delle libertà pubbliche ed individuali, il rispetto della libertà d’espressione e di fermare l’uso dei mezzi di comunicazione pubblica come strumento di propaganda del sistema, il diritto all’istruzione ed una sanità di qualità, una giustizia indipendente e la fine dell’impunità.

FONTE: http://www.kifkifgroup.org/communiques-de-presse/6-entretien-avec-rachid-president-du-kifkif-italie

PARLAMENTO EUROPEO VOTA RISOLUZIONE SU DAVID KATO E UGANDA


A Strasburgo, ieri, durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo, è stata votata all’unanimità una Risoluzione, co-firmata da tutti i principali gruppi politici, sull’assassinio di David Kato.
Si è giunti a questo risultato grazie all’impegno dell’intergruppo Lgbt(e) al Parlamento Europeo e Ottavio Marzocchi, rappresentante di Certi Diritti a Bruxelles, funzionario della Commissione Libertà Pubbliche, che ha redatto il testo base.
La risoluzione, dopo avere ripercorso le battaglie di David Kato Kisule ed il ricorso, vinto davanti all’Alta Corte ugandese, contro la rivista locale Rolling Stone, condanna l’uccisione di David; chiede alle autorità ugandesi di compiere indagini approfondite ed imparziali anche in relazione ai possibili mandanti, di proteggere le persone LGBT, di non approvare la legge Bahati; chiede ad autorità politiche, religiose ed ai media di interrompere la stigmatizzazione delle persone LGBT; solleva la necessità di tenere conto della situazione delle persone LGBT nel quadro della politica estera e di sviluppo, ed invita gli Stati membri e la UE a riconoscere l’asilo politico alle persone perseguitate in Uganda.
La risoluzione contiene quanto David aveva richiesto nel corso del suo intervento al Congresso di Certi Diritti, durante i lavori della commissione su quanto si poteva fare in Europa. E’ un tributo del Parlamento europeo alla sua memoria e un appello all’interruzione delle persecuzioni, violenze ed assassinii delle persone LGBT in Uganda.
Qui di seguito il testo integrale (italiano e inglese) della Risoluzione approvata a Strasburgo il 17 febbraio 2011
P7_TA-PROV(2011)0074
Uganda: assassinio di David Kato
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sull’Uganda: l’uccisione di David Kato
Il Parlamento europeo,
– visti gli obblighi e gli strumenti internazionali in materia di diritti umani, compresi quelli che figurano nelle convenzioni dell’ONU sui diritti umani e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, le quali garantiscono i diritti umani e le libertà fondamentali e vietano la discriminazione,
– visto l’accordo di partenariato firmato il 23 giugno 2000 a Cotonou tra i membri del gruppo di Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall’altro (accordo di Cotonou), riesaminato a Ouagadougou il 23 giugno 2010, nonché la clausola sui diritti umani in esso contenuta, segnatamente all’articolo 8,
– visti gli articoli 6, 7 e 21 del trattato sull’Unione europea (TUE) che impegnano l’Unione e i suoi Stati membri a sostenere i diritti umani e la libertà fondamentali e a predisporre strumenti per lottare contro la discriminazione e le violazioni dei diritti umani a livello dell’UE,
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare l’articolo 21, il quale vieta la discriminazione basata sulle tendenze sessuali,
– viste tutte le attività dell’UE collegate alla lotta contro l’omofobia e la discriminazione basata sulle tendenze sessuali,
– viste le sue precedenti risoluzioni sull’omofobia, la protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione,
– viste le sue risoluzioni del 17 dicembre 2009 sulla proposta di legge contro l’omosessualità in Uganda e del 16 dicembre 2010 sulla cosiddetta «legge Bahati» e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) in Uganda,
– vista la dichiarazione resa il 17 maggio 2010 dal vicepresidente/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton e dal Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek alla Giornata internazionale contro l’omofobia,
– vista la dichiarazione del 28 settembre 2010 dell’Assemblea parlamentare ACP sulla coesistenza pacifica delle religioni e l’importanza attribuita al fenomeno dell’omosessualità nel partenariato ACP-UE,
– vista la dichiarazione resa il 6 dicembre 2010 in risposta della dichiarazione ACP da membri dell’UE all’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE su iniziativa dei gruppi PPE, S&D, ALDE, Verde/ALE e GUE/NGL nel Parlamento europeo,
– vista la risoluzione dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 3 dicembre 2009 sull’integrazione culturale e la partecipazione dei giovani,
– visto l’articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che il 26 gennaio 2011 David Kato Kisule, difensore dei diritti umani e personalità rilevante del gruppo Sexual Minorities Uganda per i diritti di gay e lesbiche e della comunità LGBT in generale, è stato brutalmente ucciso in Uganda,
B. considerando che David Kato era stato in precedenza citato in giudizio e aveva vinto il processo contro il giornale locale Rolling Stone, che il 9 ottobre e il 15 novembre 2010 aveva pubblicato un elenco di nominativi, con dati personali e fotografie, di oltre cento presunti omosessuali, tra cui David Kato, con l’incitazione ad aggredirli e impiccarli,
C. considerando che il 3 gennaio 2011 la corte suprema dell’Uganda ha sentenziato che il giornale Rolling Stone aveva violato il diritto costituzionale di tutti i cittadini alla dignità e alla riservatezza privata, specificando che neppure la legislazione vigente in Uganda contro l’omosessualità poteva essere intesa come circostanza attenuante per aggressioni o uccisioni di omosessuali, considerando che dopo la sentenza della corte suprema David Kato Kisule ha denunciato un’intensificazione delle minacce e delle intimidazioni,
D. considerando che il copresidente dell’Assemblea paritetica UE-ACP, il presidente della sottocommissione per i diritti dell’uomo, il Presidente del Parlamento europeo, i responsabili della missione UE a Kampala, il Presidente e il Segretario di Stato degli Stati Uniti, l’Alto commissario per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite e altre personalità della comunità internazionale hanno reso omaggio a David Kato in quanto difensore dei diritti umani e sollecitato le autorità dell’Uganda a portare dinanzi alla giustizia i responsabili,
E. considerando che il Parlamento europeo, organizzazioni non governative internazionali e rappresentanti di governo dell’UE e degli USA hanno ripetutamente espresso preoccupazione per la situazione delle persone LGBT in Uganda, esposte a discriminazioni e persecuzioni, nonché per l’incitamento all’odio contro persone LGBT da parte di esponenti e organizzazioni della sfera pubblica e privata in Uganda,
F. considerando che il gruppo di cui faceva parte David Kato si è pubblicamente opposto al disegno di legge contro l’omosessualità (Anti Homosexuality Bill), presentato al parlamento ugandese dal deputato David Bahati il 25 settembre 2009, il quale prevede la reclusione da sette anni all’ergastolo nonché la pena di morte per gli atti omosessuali; considerando altresì che, a norma del citato disegno di legge, chi omette di dichiarare l’omosessualità di un figlio o di un paziente è punito con la reclusione fino a tre anni; considerando che la proposta è tuttora all’esame,
G. considerando che le persone LGBT in Uganda, nonché le persone di cui il Rolling Stone ha pubblicato fotografia e dati personali, che successivamente sono stati diffusi alla radio e alla televisione, si trovano ora in pericolo effettivo di essere perseguitati e in gran parte sono ora senzatetto, disoccupati, costretti a evitare luoghi pubblici e a nascondersi,
H. considerando che in Africa l’omosessualità è legale soltanto in 13 paesi ed è reato in 38 paesi; considerando che in Mauritania, Somalia, Sudan e Nigeria del nord l’omosessualità è punita con la pena di morte; considerando che dirigenti politici e religiosi estremisti, tra gli altri, incitano alla violenza contro le persone LGBT, mentre le autorità tollerano e lasciano impuniti i crimini commessi sulla base delle tendenze sessuali, considerando altresì l’aumento costante delle discriminazioni, degli arresti arbitrari o dei maltrattamenti basati sulle tendenze sessuali,
1. condanna fermamente la brutale uccisione di David Kato Kisule, difensore dei diritti umani in Uganda;
2. invita la autorità ugandesi a precedere a un’indagine approfondita e imparziale sull’omicidio e a portare dinanzi alla giustizia i responsabili, procedendo in tal modo anche per ogni altro atto di persecuzione, discriminazione e violenza contro persone LGBT e tutti gli altri gruppi minoritari; sollecita le autorità ugandesi a effettuare indagini sugli individui che hanno pubblicamente incitato all’uccisione di David Kato, nonché sulle loro organizzazioni, ruoli e fonti di finanziamento;
3. deplora il silenzio delle autorità ugandesi in merito ai discorsi discriminatori nei confronti di omosessuali e mette in risalto i loro obblighi a norma del diritto internazionale e dell’accordo di Cotonou, segnatamente il dovere di proteggere tutte le persone da minacce e violenze contro di loro, indipendentemente dalle tendenze sessuali o dall’identità di genere;
4. ribadisce, in occasione delle elezioni generali e presidenziali previste il 18 febbraio 2011, la necessità di impegnarsi contro la repressione dell’omosessualità e di adottare misure appropriate per far cessare le campagne di stampa omofobe e ogni discorso di incitazione all’odio contro una comunità minoritaria o di giustificazione generica di simili atti compiuti sulla base del genere o delle tendenze sessuali;
5. invita il governo ugandese ad assicurare alle persone LGBT e a tutti gli altri gruppi minoritari in Uganda una adeguata protezione dalla violenza e ad adottare azioni tempestive contro tutti i discorsi di minaccia o odio atti a incitare alla violenza, alla discriminazione o all’ostilità contro le persone LGBT;
6. rinnova in detto contesto la sua condanna del disegno di legge Bahati contro l’omosessualità e invita il parlamento dell’Uganda a depenalizzare l’omosessualità e a respingere in ogni circostanza l’applicazione della pena capitale; si associa all’appello del 10 dicembre 2010 del Segretario generale dell’ONU Ban Ki per la depenalizzazione universale dell’omosessualità;
7. denuncia ogni tentativo volto a istigare all’odio e sostenere la violenza contro i gruppi minoritari, compresi quelli sulla base del genere o delle tendenze sessuali; si associa all’appello che l’organizzazione di David Kato (SMUG) e altre organizzazioni hanno rivolto alle autorità e ai dirigenti politici e religiosi, nonché ai mezzi di informazione, affinché pongano fine alla stigmatizzazione delle minoranze sessuali e alle spinte verso un clima di violenza contro le persone LGBT;
8. sollecita la Commissione e gli Stati membri a inserire i militanti LGBT nei rispettivi programmi a sostegno dei difensori dei diritti umani; invita le organizzazioni non governative in Uganda a cooperare con la coalizione ugandese per i diritti umani e con le organizzazioni LGBT;
9. invita l’UE e gli Stati membri a far sì che la rispettiva politica estera, compresa la loro politica di cooperazione e di sviluppo, nei confronti dei paesi terzi, in relazione tanto alle autorità che alle ONG, tenga in debita considerazione la situazione di diritti umani di tutti i gruppi minoritari, comprese la persone LGBT, al fine di assicurare che in tale ambito siano compiuti progressi concreti; invita la Commissione, il Consiglio e il servizio europeo per l’azione esterna a fare pieno uso dello strumentario per la promozione e la tutela dell’esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) nell’ambito delle relazioni con l’Uganda, fornendo piena protezione ai militanti LGBT in Uganda e sostenendone le attività; invita la Commissione a inserire tali problematiche nella tabella di marcia contro l’omofobia la cui l’elaborazione è stato sollecitata dal Parlamento europeo ;
10. esprime profonda preoccupazione perché donatori internazionali, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, organizzazioni umanitarie e mediche dovrebbero riconsiderare o cessare le proprie attività in taluni settori ove il progetto di legge fosse approvato e rileva che la Germania ha deciso di bloccare la metà dei 33 milioni di dollari di aiuto esterno destinati al Malawi a causa della criminalizzazione dell’omosessualità e delle restrizioni alla libertà di stampa, con successivo rifiuto degli Stati Uniti di erogare oltre 350 milioni di dollari di aiuto estero al Malawi in assenza di ulteriori colloqui sulla legge che limita le libertà individuali;
11. ribadisce la sua adesione ai diritti umani universali e rammenta che le tendenze sessuali sono un ambito che rientra nella sfera del diritto individuale alla riservatezza nei termini in cui essa è garantita del diritto internazionale sui diritti umani, secondo cui occorre tutelare l’uguaglianza e la non discriminazione e va garantita la libertà di espressione e ricorda alle autorità ugandesi i loro obblighi a norma del diritto internazionale e dell’accordo di Cotonou, il quale stipula che devono essere rispettati i diritti umani universali;
12. invita gli Stati membri e le istituzioni dell’UE a ribadire il principio che per le persone esposte a rischio di persecuzione tale aspetto va considerato ai fini dello statuto di rifugiato;
13. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Presidente della Repubblica dell’Uganda, al presidente del parlamento ugandese, all’Assemblea legislativa dell’Africa orientale, nonché all’Unione africana e alle sue istituzioni.

FONTE: http://www.certidiritti.it/tutte-le-notizie/1044-parlamento-europeo-vota-risoluzione-su-david-kato-e-uganda.html

La realtà dei LGBT Africani. Ricatti ed estorsioni su base regolare Le leggi omofobe per colpa dello stigma sociale


(Johannesburg, 15 febbraio 2011)
Le leggi antiquate contro le relazioni omosessuali, così come lo stigma sociale profondamente radicato, hanno come conseguenza fin troppo frequente in Africa la persecuzione di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), fatti oggetto di ricatto ed estorsione; lo ha dichiarato il Gay and Lesbian International Human Rights Commission (IGLHRC) in un rapporto presentato oggi.

Il rapporto, Nowhere to Turn: Blackmail and Extortion of LGBT People in Sub-Saharan Africa,( Nessuna difesa: i ricatti e le estorsioni contro le persone LGBT in Africa sub-sahariana), mostra come i LGBT africani sono resi doppiamente vulnerabili dalla criminalizzazione dell’omosessualità e dalla stigmatizzazione spesso violenta che devono affrontare se la loro sessualità viene palesata. Basato su una ricerca dal 2007 ad oggi, il volume presenta articoli di ricercatori e dei principali attivisti africani e di accademici sulla gravità dell’impatto che queste violazioni dei diritti umani hanno in prevalenza sulle persone GLBT in Camerun, Ghana, Malawi, Nigeria e Zimbabwe.


“La tragica realtà è che il ricatto e l’estorsione sono parte della vita quotidiana di molti africani LGBT che sono isolati e resi vulnerabili da leggi omofobe e stigma sociale”, afferma direttore esecutivo di IGLHRC, Cary Alan Johnson. “La responsabilità è chiaramente dei governi nel non affrontare questi crimini e la vulnerabilità sociale e giuridica delle persone LGBT.”

Gli autori del rapporto raffigurano vividamente l’umiliazione dell’isolamento e la manipolazione che le persone LGBT subiscono da parte di ricattatori e estorsori nel descrivere le minacce di pubblicizzazione, furto, aggressione e stupro, che possono danneggiare e persino distruggere le vite delle vittime. La vulnerabilità di fronte a questi crimini perpetrati regolarmente è evidente e le famiglie e le comunità non sono rifugi sicuri. Ad esempio, secondo una ricerca condotta nel Camerun e messa in evidenza nella relazione, “la maggior parte dei ricatti e tentativi di estorsione sono stati commessi da altri membri della comunità – 33,9% da vicini di casa, 11,8% da parte di familiari, 11,5% da compagni di classe, e 14,1 .% da amici omosessuali delle forze di polizia che sono stati spesso complici di ciò – o ignorandoli o rifiutando di occuparsene o, nel 11,5% dei casi,perpetrandoli direttamente “.

Non c’è nessuno a cui rivolgersi per scoprire e denunciare il ruolo che lo Stato svolge in questi crimini ignorando ricatti ed estorsioni effettuate dalla polizia e da altri funzionari, omettendo di perseguire i ricattatori, e facendo condannare le vittime LGBT secondo la legge contro la sodomia quando trovano il coraggio di denunciare il ricatto alle autorità .

IGLHRC esorta gli Stati ad adottare misure concrete per ridurre l’incidenza di tali reati, depenalizzare l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso, educando i funzionari e le comunità riguardo alle leggi sul ricatto, e garantire che tutte le persone possano accedere ai meccanismi giudiziari, senza pregiudizi.

http://www.iglhrc.org/binary-data/ATTACHMENT/file/000/000/484-1.pdf

Lotta all’omofobia. Sei un rifugiato e vuoi venire in Norvegia? Guardati un documentario sui gay.

Per poter venire accolti in Norvegia tutti i rifugiati che chiedono asilo dovranno assistere alla proiezione di un filmato sull’omosessualità.
Lo scopo, secondo quanto sostiene la direzione Centrale per l’Immigrazione che lo ha fatto realizzare, è quello di far capire, e accettare, ai rifugiati uno degli aspetti della società norvegese che nel Paese è comunemente accettato. Il documentario si sofferma sull’esperienza vissuta ad esempio da un immigrato gay e da una coppia lesbica con bambini.
“Se si vuole vivere in Norvegia – ha detto all’agenzia NTB la regista del filmato, Mari Finnested – lo si deve accettare”. E poiché molti provengono da Paesi estremamente omofobi l’obiettivo, ha aggiunto, è anche di far sapere ai rifugiati con un’omosessualità nascosta che esiste un’organizzazione in grado di aiutarli. Adv

200 arresti nel Bahrein per ‘attività immorali’, partecipavano ad una festa gay.

Il Bahrein ha arrestato circa 200 uomini perché avevano partecipato a una festa gay. Lo ha reso noto un giornale locale. Il quotidiano Al-Ayam ha riferito che nella piccola e conservatrice città di Muharraq la polizia ha fatto un’irruzione in una sala gremita di uomini vestiti da donne, che bevevano vino e fumavano narghilè‚. “Dopo essere entrato nel locale – ha scritto il giornale – una fonte segreta ha detto di aver visto un grande numero di persone del terzo sesso che indossavano scandalosi vestiti da donna… e ha immediatamente chiamato la polizia, che ha circondato l’edificio e ha arrestato i sospetti”. Gli uomini erano per lo più fra i 18 e i 30 anni e venivano soprattutto da paesi del Golfo. Si ritiene che fossero arrivatI nell’emirato apposta per partecipare al party. Un funzionario del ministero dell’Interno dell’emirato ha confermato che gli uomini sono stati arrestati “per attività immorali”. I paesi del Golfo proibiscono per legge l’omosessualità, considerata una violazione dei valori islamici. I gay vengono regolarmente arrestati e condannati a pene detentive. Il Bahrein è considerato uno degli stati dell’area più tolleranti e la sua vita notturna attira molte persone dai paesi confinanti.Adv
Fonte: gaynews24.it

Il primo ministro del Botswana, sud Africa, dichiara il suo odio per gay e lesbiche.


A Botswana politician says he agrees with Zimbabwean president Robert Mugabe’s views on homosexuality.
Pono Moatlhodi, who is the deputy speaker of the Botswana National Assembly, told a January meeting on HIV prevention that he would “never tolerate” gays and lesbians.
The meeting, held by the Botswana Network on Ethics Law and AIDS and the Parliament AIDS Committee, was discussing how to prevent HIV transmission in prisons.
According to the Botswana Gazette, Mr Moatlhodi said: “On this point I would agree with Zimbabwean President Robert Mugabe who once described that behaviour as that of western dogs; I don’t like those gay people and will never tolerate them. They are demonic and evil.
“When there are so many women in this country, why would anyone choose to have sex with another man? The Bible does not agree with such a thing and therefore it is evil; if we give prisoners condoms, are we are now saying they are free?”
The newspaper reported that he said that if he had the power, he would have gay people killed.
President Mugabe once stated that gay people were “worse than pigs and dogs” and has resisted efforts to include gay rights protections in Zimbabwe’s new constitution.
Speaking to Associated Press this week, Mr Moatlhodi defended his remarks and said homosexuality was “a culture away from our culture”.
The meeting also heard from a prison inmate who said that while some prisoners turn to same-sex relationships for comfort and intimacy, others were gay.
The unnamed inmate said: “The gay lifestyle is not ‘sick’, ‘nasty’, ‘perverted’, or ‘gross’ as some people say disparagingly; it is simply two people showing love for one another, and it shouldn’t be confused with horny men in prison who are looking for the first thing that comes along.
“While we all have different views and opinions, please remember that we should not offend those who are different from us.”
Fonte: http://www.pinknews.co.uk/2011/02/11/botswana-mp-says-he-hates-gays-and-lesbians/

Concesso dalla Farnesina lo status di rifugiato politico ad un gay iraniano.


Oggi e’ stato concesso lo status di rifugiato politico a Vahid, gay iraniano, per motivi legati alla discriminazione subita come omosessuale nel suo paese di origine, l’Iran. Nel giugno 2009 Vahid era stato trattenuto in un centro per clandestini in Francia mentre si recava in Belgio insieme al suo compagno Patrick, per richiedere tutte le autorizzazioni per il loro matrimonio. Vahid aveva quindi rischiato il rimpatrio in Iran, evitato grazie alla mobilitazione della comunita’ lesbica, gay e trans romana e al supporto legale di Gay Help Line.
“La drammatica vicenda di Vahid e’ purtroppo comune a tante persone – afferma il presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line, Fabrizio Marrazzo – l’omosessualita’, infatti, viene punita come reato in 80 Paesi nel mondo e in cinque di questi, tra cui l’Iran, addirittura con la pena di morte. E’ necessario che la comunita’ internazionale tenga alta l’attenzione su questo tema portando avanti la battaglia per la depenalizzazione del’omosessualita’ nel mondo”.
“E’ una vittoria importante – dichiara l’avvocato Daniele Stoppello, responsabile dell’Ufficio Legale di Gay Help Line – anche per la difficolta’ di dimostrare alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale la propria omosessualita’ in quanto l’orientamento sessuale puo’ essere travisato, supposto ma difficile da dimostrare non essendo un dato tangibile. La vicenda di Vahid e Patrick e’ comune a tante coppie che vivono in modo drammatico le legislazioni dei propri paesi d’origine”.
“Vogliamo ringraziare – affermano Vahid e Patrick – le tante persone che in questi anni ci sono state accanto in un percorso molto complesso e in particolare il servizio Gay Help Line che ci ha aiutato a conseguire questo importante risultato”.
fonte: Gaynews24

Inghilterra: blocco deportazione per una lesbica ugandese.


Una lesbica ugandese ha ottenuto in extremis il blocco dell’espulsione dalla Gran Bretagna, dopo la decisione di un giudice della High Court lunedì 31 gennaio 2011 , di ansa Londra – Una lesbica ugandese ha ottenuto in extremis il blocco dell’espulsione dalla Gran Bretagna, dopo la decisione di un giudice della High Court che ha accolto i timori dei suoi avvocati, in seguito all’uccisione la scorsa settimana dell’attivista gay David Kato. In Uganda gli atti omosessuali sono puniti con la prigione fino a 14 anni. La decisione del giudice e’ arrivata mentre Brenda Namigadde, in Gran Bretagna come studente dal 2003, era gia’ stata imbarcata su un volo per Kampala.