Filippica Omofoba durante la celebrazione del funerale di David Kato



David Kato è stato sepolto ieri, Venerdì 28 Gennaio.
Presenti alla cerimonia funebre la sua famiglia gli amici e almeno 100 membri delle comunità LGBT Ugandese.
Nonostante il rischio che comporti l’esporsi in questo modo in un clima sempre più carico di odio e intolleranza tale da aver provocato l’ orrendo omicidio di David, la comunità gay lesbica e transessuale era presente. Questo però non è bastato a risparmiargli l’ulteriore umiliazione e profonda offesa da parte del pastore anglicano Thomas Musoke che, durante la celebrazione ha lanciato una filippica omofoba e irrispettosa.

“Il mondo è impazzito”, ha detto Musoke. ”Le persone si allontanano dalle Sacre Scritture. Dovrebbero tornare indietro, dovrebbero abbandonare quello che stanno facendo”.
Il sacerdote è stato immediatamente zittito dalle urla di dissenso degli amici e colleghi di Kanto che assieme a lui lavoravano in difesa dei diritti delle persone LGBT, e quando una donna dalla folla ha urlato “non siamo qui per farci giudicare da te, chi sei tu per farlo?” il pastore anglicano furioso ha ripreso il microfono per rispondere ma è stato fermato e portato via dalla polizia.
L’incidente ha evidenziato la responsabilità della religione anglicana nella nuova ondata omofoba che da due anni ormai attizza l’odio verso questa comunità. Un odio che nasce nel momento in cui la religione anglicana si è insidiata in Uganda (prima della colonizzazione l’omosessualità non era affatto condannata) e cresce a dismisura da quando, nel Marzo 2009, tre cristiani evangelici americani con la pretesa di curare ed estirpare l’omosessualità dall’ Uganda, diedero il via ad una serie di eventi che hanno portato a quello che vediamo oggi in Uganda.
Dopo la partenza del parroco, gli amici di Kato hanno completato la sepoltura in fretta a causa delle minacce da parte di alcuni abitanti dei villaggi vicini a Kampala.
Mentre le indagini sull’uccisione continua, il governo continua ad insistere che si tratta di un crimine normale estraneo al suo lavoro o alla sessualità.
In un comunicato dell Ugandan Media Center viene dichiarato che ”la ragione dell’omicidio è da attribuirsi ad una rapina finita male ” e che il principale sospettato è ancora in libertà e sarebbe nient’altro che un uomo che lavorava con Kato.

alcune fonti: http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/28/gay-activist-david-kato-funeral
http://www.africanactivist.org/2011/01/deep-disrespect-at-ugandan-activist.html

Iran. Ahmadinejad, l’omosessualità è contro lo spirito umano.


L’omosessualita’ “e’ contro lo spirito umano”. Lo ha detto Mahmoud Ahmadinejad, che nel 2007, parlando alla New York’s Columbia University, disse che “in Iran non ci sono omosessuali come negli Stati Uniti”. Il presidente iraniano ha ricordato quel discorso durante una visita a Yazd, nel centro dell’Iran. Alla Columbia, ha detto ilcapo del regime di Teheran, “mi chiesero perche’ gli omosessuali sono vittima di repressioni nel nostro Paese. Ho risposto che in Iran non ce ne sono molti perche’ crediamo che sia contro lo spirito umano e l’umanita”. In Iran l’omosessualita’ e’ reato ed e’ punita anche con la morte.
Fonte: GayNews24

David Kato, attivista GLBT in Uganda, ucciso a martellate



Il suo volto e il suo indirizzo erano apparsi nella prima pagina del “Rolling Stone”, giornale Ugandese che nulla ha a che fare con l’omonimo giornale Inglese. In quell’articolo intitolato “HANG THEM” (impiccateli) comparivano centinaia di foto e relativi indirizzi di persone gay, lesbiche e transessuali. Alcune attive nella difesa dei diritti GLBT altre semplicemente segnalate in quanto “sessualmente deviate”.
Ieri, 26 Gennaio 2011, alle ore 13.00 un uomo ha fatto irruzione nel suo appartamento e lo ha ammazzato con due colpi di martello.
David era uno degli avvocati che avevano preso parte attiva alla battaglia legale contro il giornale e che in seguito è stata vinta.
Il motivo per cui il suo volto era in prima pagina in quel giornale è da attribuirsi al suo impegno totale nella causa della difesa dei diritti delle persone gay lesbiche e trans, sopratutto contro la famigerata “Antihomosexuality Bill” il disegno di legge, attualmente sotto commissione di revisione parlamentare, che imporrebbe la pena di morte per le persone LGBT in determinate circostanze mentre criminalizza tutte le persone gay lesbiche e trans e chiunque, venendone a conoscenza, non segnali alle forze dell’ordine entro 24 ore di conoscere “simili persone”.

L’ esame parlamentare di questa legge è prevista per il 18 febbraio e il disegno di legge dovrebbe essere esaminato per l’inzio di Maggio. Era a questo che stava lavorando, fra le altre cose, David.
Questo orrendo omicidio si aggiunge al timore che gli ugandesi LGBT regolarmente devono affrontare temendo per la propria sicurezza in un paese che li bracca come fossero animali.
Brenda Namigadde, una richiedente asilo nel Regno Unito perseguitata nel suo paese in quanto lesbica, proprio ieri ha ricevuto un messaggio minaccioso da MP DAVID BAHATI, l’autore della famigerata legge contro l’omosessualità, in cui la ammoniva di “pentirsi”, di tornare in Uganda.
” Brenda è la benvenuta in Uganda, se abbandona e si pente per il proprio comportamento. Qui in Uganda l’omosessualità non è un diritto umano. E ‘un comportamento che può essere ignorato però. Non vogliamo che Brenda abbia dipinto un’immagine sbagliata dell’ Uganda, noi non molestiamo gli omosessuali”.
No. Non li molestano.
Li uccidono.
Firma la petizione contro la legge AntiGay.
http://www.avaaz.org/it/uganda_rights/?cl=476989032&v=5386

Transistanbul: come vivono i trans e le trans in Turchia


Da SKYTG24

Sono soprattutto i transgender le vittime di una nuova ondata di crimini frutto dell’odio e dell’intolleranza. Da novembre 2008 a febbraio 2010 sono 10 quelli uccisi nel Paese.
Clicca QUI per vedere il video del servizio (22 min.)

Violenze sempre più frequenti contro i gay e i transgender, dieci omicidi di donne trans in 16 mesi. Dilaga in Turchia la violenza omofoba, che prende di mira soprattutto i transessuali. Il viaggio di Jelag, nella condizione di una categoria sempre più discriminata nel Paese.

Fermate lo “stupro correttivo”


Lo “stupro correttivo”, l’orrenda pratica di stupro delle lesbiche nel tentativo di curare la loro omosessualità, sta diventando una vera e propria emergenza in Sud Africa. Ma alcuni attivisti coraggiosi stanno agendo e chiedendo al mondo intero di rivolgersi al Presidente Jacob Zuma e al Ministro della giustizia, che potrebbero condannare e penalizzare questi atroci crimini. Sosteniamoli!
Millicent Gaika è stata legata, strangolata, torturata e stuprata ripetutamente per cinque ore di seguito da un uomo che sosteneva di “curarla” dalla sua omosessualità.
E’ sopravvissuta per miracolo, ma non è l’unica: questo crimine immondo è comune in tutto il Sud Africa, dove le lesbiche vivono nel terrore di essere attaccate. Ma nessuno è mai stato condannato per “stupro correttivo”.
Incredibilmente, da un piccolo rifugio a Città del Capo, una manica di coraggiosi attivisti rischiano la loro vita per far sì che il caso di Millicent sia la miccia per il cambiamento. Il loro appello al Ministro della giustizia è esploso fino a raggiungere le 130.000 firme, costringendolo a difendersi in tv. Ma il Ministro non ha ancora risposto alla loro richiesta di azione.
Accendiamo una luce su questo orrore da tutti gli angoli del mondo: se saremo in tanti ad amplificare questa campagna, potremo non solo raggiungere il Ministro della giustizia, ma anche il Presidente Zuma, che ha la responsabilità di difendere i diritti costituzionali. Chiediamo a Zuma e al Ministro della giustizia di condannare pubblicamente lo “stupro correttivo”, penalizzare i crimini d’odio e garantirne l’esecuzione immediata, l’educazione pubblica e la protezione delle vittime. Firma la petizione ora e condividila con tutti – la consegneremo al governo del Sud Africa insieme ai nostri alleati a Città del Capo:
https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?vl <https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?cl=921459247&amp;v=8242>
Il Sud Africa, chiamato spesso la nazione dell’arcobaleno, è rispettato in tutto il mondo per il suo impegno nel periodo successivo all’apartheid contro le discriminazioni. E’ stato il primo paese ad aver dichiarato fuorilegge nella sua Costituzione la discriminazione su base sessuale.Ma solo a Città del Capo l’organizzazione locale Luleki Sizwe ha registrato più di uno “stupro correttivo” al giorno, e l’impunità regna sovrana.
Lo “stupro correttivo” si basa su un’opinione falsa e oltraggiosa per cui una donna lesbica se stuprata può diventare eterosessuale; tuttavia questo crimine efferato non è neppure classificato come crimine d’odio in Sud Africa. Le vittime sono spesso di colore, povere, lesbiche ed emarginate. Ma neppure lo stupro di gruppo più l’omicidio di Eudy Simelane, l’eroina nazionale e campionessa della squadra di calcio femminile del Sud Africa, ha potuto ribaltare la situazione. E proprio la scorsa settimana il Ministro Radebe ha insistito che il motivo è irrilevante in crimini come lo “stupro correttivo”.
Il Sud Africa è la capitale dello stupro nel mondo. Una ragazza che nasce in Sud Africa oggi ha più possibilità di essere stuprata che d’imparare a leggere. E’ stupefacente: un quarto delle ragazze in Sud Africa è stuprato ancor prima di compiere 16 anni. Molti fattori possono spiegare questo abominio: il maschilismo (il 62% dei maschi sopra gli 11 anni ritiene che costringere qualcuno a fare sesso non sia un atto di violenza), la povertà, abitazioni stipate, uomini disoccupati e privati del diritto di voto, l’accettazione da parte della comunità; inoltre, per i pochi casi che vengono denunciati con coraggio alle forze dell’ordine, una riposta penosa della polizia e sentenze lascive.
Questa è una catastrofe umana colossale. Ma Luleki Sizwe e gli alleati di Change.org hanno aperto una piccola finestra di speranza in questa battaglia. Se tutto il mondo decidesse d’intervenire ora, potremmo ottenere giustizia per Millicent e un’azione nazionale per mettere fine allo “stupro correttivo”:
https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?vl <https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?cl=921459247&amp;v=8242>
Questa è una battaglia contro la povertà, il patriarcato e l’omofobia. Per mettere fine a questa ondata di stupri occorreranno azioni decise e concertate per un processo di cambiamento d’avanguardia in Sud Africa e in tutto il continente. ll Presidente Zuma è un tradizionalista Zulu, e lui stesso è stato processato per stupro. Ma lo scorso anno ha condannato l’arresto di una coppia gay in Malawi e dopo una pressione a livello nazionale e internazionale enorme, il Sud Africa ha finalmente approvato la risoluzione ONU contro l’omicidio extra-giudiziale delle persone in base al loro orientamento sessuale.
Se saremo in tanti a partecipare a questa chiamata globale all’azione, potremo costringere Zuma a pronunciarsi, guidando così un programma governativo e cominciare una conversione nazionale che potrebbe spostare i comportamenti pubblici nei confronti dello stupro e dell’omofobia in Sud Africa. Firma ora e fai il passaparola:
https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?vl <https://secure.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?cl=921459247&amp;v=8242>
Un caso come quello di Millicent tende a far perdere la speranza. Ma quando i cittadini si uniscono sotto un’unica voce, possono vincere nel cambiare pratiche e norme profondamente radicate e sbagliate. Lo scorso anno in Uganda siamo riusciti a costruire un’ondata enorme di pressione pubblica, tanto che il governo è stato costretto ad accantonare una legge che avrebbe condannato a morte i gay ugandesi. Ed è stata la pressione globale in favore di alcuni attivisti audaci che ha costretto i leader del Sud Africa a rispondere alla crisi dell’AIDS che stava divorando il paese. Uniamoci e mettiamoci dalla parte di un mondo dove ogni essere umano può vivere senza la paura di abusi.
Con speranza e determinazione,
Alice, Ricken, Maria Paz, David e il resto del team di Avaaz
FONTI:
Il blog di Luleki Sizwe, l’organizzazione del Sud Africa che sta chiedendo al governo di fermare lo “stupro correttivo” e di difendere le vittime (in inglese)
L’intervista al Ministro della giustizia Radebe alla tv di stato (South African Broadcasting Corporation – in inglese)
“Protesta contro lo stupro correttivo” (The Sowetan – in inglese)
La petizione lanciata da Change.org grazie agli attivisti di Luleki Sizwe (in inglese)
“Sud Africa, stupri correttivi. Così si redimono le lesbiche” (La Repubblica)
“Esplorando i reati omofobici in Gauteng, Sud Africa: questioni, impatto e risposte” (Centro per la psicologia applicata, Università del Sud Africa – in inglese)
“Sud Africa, emergenza stupri” (Corriere della Sera)
“Sud Africa, terrore dopo lo stupro della giocatrice lesbica” (Sky sport)
“Cercando di capire la salute degli uomini e la violenza: connessione fra lo stupro e l’HIV in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
“Prevenire lo stupro e la violenza in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
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IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA LA NUOVA RISOLUZIONE SUI DIRITTI LGBT IN LITUANIA


…E CHIEDE UNA ROADMAP PER I DIRITTI LGBT IN EUROPA

Il PE ha approvato oggi a larghissima maggioranza – anche grazie all’appoggio di molte delegazioni moderate del PPE – la risoluzione dei gruppi ALDE, Socialista, Verde e Comunista sulla “violazione della libertà di espressione e sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale in Lituania”.
Il PE chiede al Parlamento lituano di bocciare i progetti di emendamento al codice amministrativo che puniscono la “pubblica promozione delle relazioni omosessuali” con una multa compresa tra i 2 000 e i 10 000 LTL (580 – 2 900 euro); di consentire ai minori di avere libero accesso alle informazioni sull’orientamento sessuale e di tutelarli contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, modificando la legge sulla “difesa dei minori rispetto alle informazioni pubbliche” ed il progetto di legge sull’istruzione; di chiarire il significato del divieto previsto dalla legge sulla pubblicità, che proibisce la “manifestazione o promozione dell’orientamento sessuale”. Nella risoluzione il PE congratula anche la Presidente della Lituania Dalia Grybauskaite e la Commissiaria per i diritti fondamentali Viviane Reding per la loro azione in difesa dei diritti fondamentali delle persone LGBT e chiede alla Presidente di opporre il veto agli emendamenti se fossero approvati ed alla Commissaria di lanciare una “Tabella di marcia (Roadmap) dell’UE contenente misure concrete contro l’omofobia e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale”.
Certi Diritti si felicita con il PE per l’ennesimo appoggio per i diritti delle persone LGBT in Lituania ed in Europa e chiede alla Commissione di lanciare la Roadmap per i diritti LGBT al fine di assicurare che leggi come quelle discusse e votate in Lituania non si ripetano nuovamente.

APPELLO PER DUE RAGAZZI GAY IRANIANI CONDANNATI ALLA LAPIDAZIONE


Appello al Governo italiano e alla Commissione Europea
Roma, 20 gennaio 2011
In Iran nei giorni scorsi, due ragazzi di 20 e 21 anni, sono stati condannati alla lapidazione per aver registrato un video nel quale sarebbero protagonisti di un loro rapporto sessuale. Il video è stato scoperto sul cellulare di Ayub e Mosleh dagli agenti nella regione del Kurdistan in Iran.
Secondo diverse fonti pare che la lapidazione dei giovani ragazzi sia stata ordinata per venerdì 21 gennaio 2011.
La notizia è stata pubblicata da un giornale curdo e successivamente sarebbe stata comunicata dal comitato internazionale contro la lapidazione, che già ha lanciato una campagna mondiale contro la lapidazione di Sakineh Ashtiani condannata alla lapidazione per adulterio.
Gli attivisti lgbt(e) iraniani e le organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato diversi casi di sentenze di condanne a morte per l’omosessualità negli ultimi due anni.
Secondo quanto dichiarato da Soheila Vahdati, difensore dei diritti umani per la Human Rights Watch (HRW), Amnesty International e l’Iranian Queer Organisation di San Francisco, in Iran non si fa distinzione tra stupro e rapporti omosessuali, i familiari di queste persone non si preoccupano di difendere i loro cari da queste brutali punizioni, preferendo continuare a vivere nella cultura della vergogna.
La situazione è piuttosto delicata ed è davvero difficile riuscire a salvare la vita dei due ragazzi. Il comitato internazionale contro la lapidazione ha esortato i giovani a difendere e sostenere la coppia gay al fine di non permettere questa tragedia.
I giudici ordinano condanne alla lapidazione grazie ad un decreto legge del 1983 che elenca i reati prescritti da Dio, e quindi del codice penale islamico che riflette i precetti del corano.
Diversi esponenti religiosi sciiti si sono opposti alla lapidazione.
La situazione degli iraniani omosessuali è davvero delicata e in gran parte dei casi le persone accusate di reato omosessuali hanno poche possibilità di ricevere un processo equo e giusto.
Sebbene la lapidazione sia molto frequente in Iran, è difficile quantificarne il numero dato che molti non vengono dichiarati pubblicamente. Diversi membri del parlamento iraniano si stanno battendo affinché sia approvata una legge contro la lapidazione.
Da ormai molti anni siamo a conoscenza dell’azione repressiva del regime iraniano contro i dissidenti, le minoranze etniche, le persone lesbiche e gay.
Questo grave atto rappresenta l’ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell’Uomo, peraltro sottoscritte anche dall’Iran ed è in palese contrasto con la Moratoria Onu contro la pena di morte e la richiesta di molti paesi di depenalizzazione dell’omosessualità.
Il rapporto 2009 di Iran Human Rights denuncia il sistema di “esecuzioni arbitrarie effettuate per procurare terrore”. Nel 2009 le esecuzioni capitali in Iran sono state 402, il 20% in più rispetto all’anno precedente. Le esecuzioni infatti hanno avuto un picco a ridosso delle elezioni iraniane del giugno scorso (50 esecuzioni a maggio, 94 a luglio, delle quali 50 nella sola Teheran). Inoltre, nonostante una ordinanza governativa del 31 gennaio 2008 sostanzialmente le vietasse, le impiccagioni in pubblico l’anno scorso sono state nove.
L’atteggiamento antidemocratico e repressivo di qualunque forma di espressione contraria al regime pervasivo dei Mullah affonda le proprie radici nel modello del terrore, affinché l’uomo ridotto a pura materia priva di contenuti vi si adatti incondizionatamente.
Per questi motivi chiediamo un intervento immediato del Governo italiano, da sempre impegnato per l’adozione di una Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali che incontra un crescente sostegno in ambito ONU, e della Commissione Europea, nei confronti delle autorità iraniane affinché venga scongiurata questa azione di violenza inaudita contro i due ragazzi.

Nessuno Tocchi Caino
Arcigay
Associazione Radicale Certi Diritti
Radicali Italiani
Associazione Luca Coscioni
Non c’è Pace Senza Giustizia

UGANDA: vittoria della comunità LGBT sul caso “ROLLING Stone”


Un tribunale dell’Uganda ha stabilito che nessuna testata potrà più pubblicare sulle proprie pagine i nomi di persone omosessuali. La sentenza ha chiuso il caso contro il quotidiano Rolling Stone – niente a che vedere con la rivista americana – che era stato denunciato da tre attivisti omosessuali per avere pubblicato cento foto di persone gay e lesbiche con accanto la scritta “Hang them”, impiccateli. «È una sentenza storica», hanno commentato i tre attivisti «che crea un precedente in questo paese e in tutta l’Africa. Gran parte dei rischi a cui siamo sottoposti qui è proprio legato alle campagne omofobe condotte dai media».
In Uganda l’omosessualità è ancora considerata un reato. L’anno scorso il governo aveva presentato una nuova proposta di legge che prevedeva di punire gli omosessuali anche con la condanna a morte. La proposta fu poi accantonata grazie alle pressioni esercitate dalla comunità internazionale, ma da allora le campagne di odio contro gli omosessuali sono aumentate sempre di più. All’inizio di ottobre un altro giornale ugandese, Red Pepper, aveva pubblicato un elenco con i nomi delle persone gay e lesbiche più influenti del paese. Le organizzazioni che si battono per i diritti dei gay in Uganda hanno detto che sull’onda di questa campagna si sono già verificati molti casi di violenza e che molte persone sono state costrette a lasciare il proprio lavoro e la propria casa.

FONTE: http://www.gaynews.it/view.php?ID=86020