Sportello LGBTI Migranti - Siamo ripartiti!

L'Esperienza dello SPORTELLO MIGRANTI LGBTI di Verona è stata portata avanti con successo nel triennio 2010-2013 da diverse associazioni e gruppi LGBT e non di Verona. Dopo un periodo di alcuni anni d'inattività, il servizio è ripartito mercoledì 22 Febbraio 2017.

Quando e dove: Il secondo e quarto mercoledì del mese dalle ore 20:30 alle 22:30 c/o MILK Verona Lgbt Community Center in via Antonio Nichesola, 9 a Verona (San Michele Extra). <<mappa>>

Il servizio di supporto, assistenza ed accoglienza è garantitito da un gruppo di volontarie e volontari grazie al supporto e alla collaborazione del Comitato territoriale Arcigay Verona - Pianeta Urano dal 
MILK Verona Lgbt Community Center e dall'associazione Lieviti - Bisessuali e Queer (aff. Arcigay).


L'orientamento sessuale e l'identità di genere, nelle varie forme in cui si esprimono, sono causa, in molti paesi, di discriminazioni talvolta sancite dalla legge.

Secondo gli accordi internazionali le persone migranti che dimostrano di poter essere perseguitate nel paese dal quale sono fuggiti a causa della loro omosessualità o transessualità hanno diritto a presentare domanda di asilo internazionale anche in Italia.

Per ottenere il rispetto di questo diritto è però necessario che il/la migrante dichiari la sua condizione, che deve emergere anche nella sua comunità etnica nel nostro paese, con l'effetto di rischiare l'emarginazione fra i/le connazionali portatori/trici di una cultura chiusa alle differenze sessuali.

E poi non può essere trascurato il rischio che la domanda di asilo non sia accolta, e che il/la migrante venga espulso/a, con il risultato di essere riconsegnato/a alla situazione di discriminazione e di pericolo personale.

Al fine di aiutare e assistere le persone migranti gay lesbiche bisessuali e transessuali che volessero presentare domanda di asilo e protezione internazionale non esitate a contattarci.

Contatto e-mail diretto con lo sportello:
•Email: migrantilgbtverona@gmail.com

Indirizzo - Telefoni e orario
•Tel. 045 973003 - (Giulia) 327 1479296 (Arianna) 340 9142987 (Rachele) 349 5361265
•Secondo e quarto mercoledì di ogni mese ore 20:30 - 22:30
•Indirizzo: c/o MILK Verona Lgbt Community Center
 Via Antonio Nichesola, 9 - 37132 Verona (San Michele Extra)

France Noir? E i diritti LGBTI?

L'Europa si tinge di nero, sempre più a destra e populista? E questo uno degli scenari possibili, anzi probabili, almeno in alcuni paesi che nel 2017 andranno ad elezioni politiche come la Francia. Porte chiuse all'immigrazione e diritti LGBTI messi in discussione, sotto la pressione degli agguerriti movimenti omofobi ed anti-gender. Uno stato di caos e paura, dovuto ad una ripresa economica che non si vede, agli attacchi terroristici, che porta anche una consistente parte della comunità LGBTI, soprattutto i gay e dare consenso (secondo alcuni sondaggi) a Marine Le Pen, nonostante le promesse di abolizione o revisione della legge sul matrimonio egualitario (1). Oggi, Come andrà a finire? In molti se lo chiedono preoccupati, con una cosa certa; la Gauche (La sinistra - PS e Front de La Gauche) completamente fuori dai giochi, con una percentuale che potrebbe essere da pura testimonianza. 

Segnaliamo l'interessante articolo de "Il Grande Colibrì" sulle prossime elezioni presidenziali: Le Pen, Macron e i diritti LGBT - 8.2.2017

Aggredito ed arrestato in Turchia lo stilista gay Barbaros Şansal

Comincia bene il 2017 in Turchia, non è bastata la strage di capodanno, che ha colpito la parte più laica e moderna del paese, con 39 morti e una cinquantina di feriti dentro il locale Reina di Istambul. Lo stilista turco Barbaros Şansal è stato prima espulso a Cipro Nord (La parte di Cipro illegalmente occupata dalla Turchia nel 1974) e poi al rientro ad Istambul, aggredito e pestato da sostenitori del presidente Erdogan sotto gli occhi della polizia che ha lasciato fare e poi arrestato. Barbaros Şansal, oltre ad essere un noto stilista turco ed internazionale è anche attivista per i diritti Lgbt.

Fonte: Il Grande Colibrì

Offende la Turchia di Erdogan: arrestato lo stilista gay

Africa: Anche gli intersessuali nel mirino dell'intolleranza

Intersessuale ucciso in Kenya, arresti anti-gay in Africa
1998: in una zona rurale del Kenya meridionale Muhadh Ishmael nasce con al tempo stesso organi genitali maschili e femminili: è intersessuale. La famiglia lo cresce come una donna, ma lui si considera un uomo. Lo scontro, soprattutto dopo che inizierà a sviluppare il seno, è drammatico: i genitori lo chiudono in casa, gli proibiscono di uscire, vogliono che sia del tutto invisibile. 2014: Muhadh rimane orfano ed è affidato a uno zio, che non accetta la sua condizione e lo sottopone a violenze. 2015: con una scusa lo zio affida Muhadh a quattro sconosciuti, che presenta come cugini. I quattro uomini portano il ragazzino nel parco nazionale di Arabico Sokoke, lo denudano, lo drogano, gli tagliano via il pene e lo abbandonano lungo una strada. Un motociclista, per puro caso, trova Muhadh e subito lo porta in ospedale, dove cercheranno di curarlo e dove lui racconterà la propria triste storia.

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La Tunisia LGBT non si arresta

"Mentre i tunisini stavano festeggiando il premio Nobel dato al Quartetto per il dialogo nazionale tunisino durante la Giornata dei diritti umani [il 10 dicembre; ndr], un tribunale tunisino emetteva contro sei studenti una sentenza medievale sulla base di una madornale invasione della loro vita privata e della loro integrità fisica": con queste parole Amna Guellali, direttrice di Human Rights Watch in Tunisia, ha commentato la condanna inflitta contro sei ragazzi omosessuali da un giudice di Qayrawan, una grande città nel centro del paese [hrw.org]. Ai sei studenti universitari, tutti tra i 18 e i 19 anni, è stata inflitta la pena massima prevista per il reato di sodomia dall'articolo 230 del codice penale tunisino, cioè sei anni di carcere, ai quali si aggiungeranno altri sei mesi di prigionia per uno dei ragazzi che era in possesso di video pornografici gay sul proprio computer [gay.it].

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Kiev Pride, qualcosa di diverso ad est

Ad est qualcosa si muove. Il Kiev Pride riesce a farsi, nonostante un paese in guerra ed un'opinione pubblica non ancora pronta. L'Ucraina non è la Russia, e la differenza sta anche in questo.

Quattro chiacchiere con Stas Mishchenko sulla Marcia dell'Eguaglianza 

 Si è tenuto, il 6 giugno, il secondo gay pride della storia dell'Ucraina. Il primo si era tenuto nel 2013 dopo che nel 2012 era stato cancellato poiché le minacce e le opposizioni violente erano state troppo forti. Lo stesso destino toccò al pride del 2014 e ha rischiato di toccare anche alla Marcia dell'Eguaglianza di quest'anno, se il presidente Ukraino, Petro Poroshenko, non avesse dichiarato venerdì: "Non vi parteciperò, ma non vedo alcuna ragione per impedire questa marcia che rappresenta un diritto costituzionale per ogni cittadino ucraino"

Non era mai accaduto prima che un presidente dell'Ucraina - un paese post-sovietico e fortemente influenzato dal conservatorismo cristiano ortodosso - sostenesse apertamente la comunità LGBTI. La dichiarazione di Poroshenko è arrivata il giorno dopo che il sindaco di Kiev aveva invece invitato gli organizzatori a cancellare la marcia dopo le minacce dei gruppi di estrema destra e ricorrendo all'argomento patriottico che la marcia avrebbe rischiato di dividere ulteriormente il paese già provato dalla guerra. Come se lo scontro con la Russia non fosse anche sull'appartenenza dell'Ucraina all'Europa e non implicasse quindi anche la necessità di rispettare un diritto umano fondamentale come quello della libertà di manifestare.

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Fonte: lista Massimo Consoli.
Post di Zeno Menegazzi


Il presidente del Gambia: "Taglierò la gola ai gay

Il presidente del Gambia: "Taglierò la gola ai gay, i bianchi non mi fermeranno" 
Il Paese africano è in fondo alle classifiche per il rispetto dei diritti umani, ma continua a ricevere finanziamenti dagli Stati musulmani 

 In Gambia le persone omosessuali rischiano la vita, per esplicita ammissione del presidente Yahya Jammeh, che in un recente discorso pubblico ha minacciato di "tagliare la gola" ai gay, considerati alla stregua di un'epidemia da debellare. Il piccolo Stato dell'Africa occidentale è guidato da Jammeh da oltre vent'anni, dal colpo di Stato che nel 1994 portò al potere l'attuale presidente. Il Gambia è da tempo noto per essere uno dei Paesi più repressivi del globo per quanto riguarda i diritti dei gay: nel febbraio 2014 il presidente paragonò gli omosessuali ad una "pestilenza", impegnandosi a "debellarli come si fa con le zanzare che diffondono la malaria". Pochi giorni fa, secondo quanto riporta Vice News, Jammeh ha minacciato uno sterminio senza precedenti: "Agli omosessuali verrà tagliata la gola - nessuno vedrà più un uomo che voglia sposare un altro uomo, in questo Paese: e non c'è nessun uomo bianco che possa farci nulla." Da tempo i Paesi occidentali hanno aspramente criticato il mancato rispetto dei diritti umani nel Paese africano e tanto gli Usa quanto la Ue hanno diminuito gli aiuti umanitari al Gambia. Per contro, molti aiuti arrivano invece dai Paesi musulmani, ben disposti ad aiutare uno Stato in cui il 95% della popolazione è islamica.